| MOVIOLA SÌ MOVIOLA NO PIÙ TECNOLOGIA ANCHE NEL CALCIO –Braille News 3.7.10 | |
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Impossibile farne a meno ormai. Così come è impossibile continuare a pensare al calcio come a uno sport scollegato con il resto del mondo e con una società iper-tecnologica che non lesina innovazioni in tutti i campi: sport compreso. Un processo, quello tecnologico, inarrestabile a prescindere da quanto pensino Blatter & Co., perché non è più possibile far finta di niente. Tutti si sono adeguati, anche quelle discipline che hanno radici storiche più profonde e fatto nel corso degli anni della tradizione una sorta di «diversità» elitaria. Così, se a Wimbledon viene applicato il Falco (l’occhio tecnologico che permette di proiettare sul computer l’esatto punto di impatto della palla sul campo da gioco), non si spiega perché il calcio, probabilmente lo sport più televisivo del momento (oltre cento telecamere per la finale di Champions League tanto per fare un esempio), deve restare legato alle decisioni e quindi agli errori, di un solo uomo: l’arbitro. Magari bravo, leale e volenteroso, ma pur sempre soggetto a errori che in alcuni casi possono costare cari: e non solo in fatto di emozioni. Il mondiale sudafricano sta lì a confermarlo con tutti i suoi scempi. L’«apertura» di Blatter fa ben sperare (anche se è molto simile ad altre avvenute in passato e poi regolarmente eluse), ma adesso dalle parole bisogna passare rapidamente ai fatti. È essenziale, per la credibilità e la correttezza di questo sport aggiornarlo alla tecnologia e ai tempi della cultura moderna. Sul «come» basta solo mettersi attorno a un tavolo e ragionare: pensare a un processo di ammodernamento tecnologico basilare. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 3.7.10 in edicola CON LA MOVIOLA È UN VIDEOGIOCO–Braille News 3.7.10 Ormai le partite di calcio viste in televisione sono un continuo parlare, spiegare, giudicare e poi arriva inevitabile la moviola, a spezzettare, analizzare. E cosa resta dello sport, dell’emozione della gara? Nulla. A volte ci sono trasmissioni in cui ex arbitri, ex calciatori, allenatori, giornalisti discutono a lungo senza arrivare a una conclusione unanime. È rigore o no? Ripassano le immagini per decine di volte. Niente, alla fine si fa un referendum tra i presenti. Allora che facciamo portiamo tutto questo in campo? Moviola, moviolone, magari formiamo anche una giuria popolare. Tanto ci sarà sempre chi contesterà quella moviole, quei giudici e quel verdetto. Con tutte quelle discussioni infinite in campo le partite diventeranno come le sedute di Montecitorio. Tante chiacchiere. Il paragone con altri sport regge fino a un certo punto. Nella scherma è necessario avvalersi di strumenti tecnici se non vogliamo trasformare le sfide in veri duelli, dove i punti siano assegnati con l’uscita del sangue. E anche il paragone con il tennis regge poco. Una palla di pochi centimetri di diametro viaggia a velocità pazzesca. Una domanda vorrei fare ai tanti estimatori della moviola in campo: ma se c’è un sospetto fuorigioco l’arbitro che fa? Ferma tutto e va a guardare la moviola. E poi se non c’era rimette i giocatori in campo nelle posizioni dove stavano come soldatini? Impensabile. Oppure lascia correre e poi controlla. Minuti di gioco inutili. Diciamo la verità, si è talmente esasperata l’attenzione che vorremmo la perfezione, fino al punto di snaturare il gioco stesso. Alcune innovazioni ci sono già. Prima fra tutte la prova tv per sanzionare atteggiamenti scorretti. Potremmo utilizzarla ancora meglio e di più. Per esempio perché non punire severamente quei calciatori che hanno fatto rete con la mano non visti dall’arbitro. Potremmo anche annullare la gara, e la Francia, per esempio, al mondiale nemmeno ci sarebbe andata Leggi tutto l’articolo su Braille News del 3.7.10 in edicola | |
| C’È SOLO DE ROSSI IL CITTÌ CONFUSO DIMENTICA GLI ALTRI ROMANISTI- Braille News 15.5.10 | |
Un onore, per il calcio capitolino, poter vantare un Daniele De Rossi tra i privilegiati che, dopo l’ultima scrematura, voleranno in Africa per il primo, storico Campionato del Mondo ospitato dal Continente Nero. Doveroso il grazie per Marcello Lippi: che, non va dimenticato, quattro anni fa aveva scippato un titolo iridato a un\'altro romanista, Christian Panucci, avendogli preferito, per rancori personali, Oddo e Zaccardo, assai più scarsi. Non soltanto il nostro cittì sdegnosamente elude le domande scomode dei giornalisti su esclusioni impopolari, ma forse non legge neanche la classifica, fino a fondare le sorti azzurre sulla squadra che balbetta al settimo posto, ventidue punti di ritardo sulla seconda. Dunque su quella Roma che ancora sta giocandosi uno scudetto e che si è guadagnata il gradino più alto del podio tra le squadre italiane, fuori concorso la multinazionale in nerazzurro ora al comando. Tra gli interpreti di questo splendido campionato romanista figurano quattro campioni di Berlino 2006: si salva Capitan Futuro, restano a casa Totti, Toni e Perrotta. Si può anche concordare sulla rinuncia a Francesco, tanti infortuni a ritardarne l\'avvicinamento alla migliore condizione, si può discutere su Toni a lungo praticamente inattivo per i problemi con Van Gaal, l\'esclusione di Simone Perrotta è invece francamente incomprensibile considerando che, a parte il Cossu scoperto a trent’anni e il Gattuso reduce da una stagione disastrosa, è ancora presente Camoranesi, che ha giocato poco e non benissimo. Si è tornati al ’98, quando il solo Gigi Di Biagio era stato incluso nella pattuglia azzurra di Cesarone Maldini, poi cinque in Asia con il Trap (Panucci, Tommasi, Delvecchio, Totti e Montella) e tre campioni del Mondo a Berlino. Per Ranieri… Leggi tutto l’articolo su Braille News del 15.5.10 in edicola CARTA BIANCA A REJA- Braille News 15.5.10
Garanzia Reja. Lotito ha lottato per far arrivare il tecnico friulano alla Lazio e ora se lo tiene stretto almeno per un altro anno. Avanti con lui per tanti motivi: inanzitutto per l’ottimo lavoro svolto con una salvezza arrivata con un turno d’anticipo, poi per essere riuscito a rilanciare giocatori che sembravano ormai in crisi (Lichtsteiner e Rocchi ad esempio), infine per la serietà mostrata in questi tre mesi nei quali si è fatto volere bene da tutti. Toccherà a Reja presentare la lista della spesa ma anche quella dei giocatori che non ritiene più funzionali al progetto. Oltre 45 elementi, dei quali molti torneranno alla base dopo una stagione in prestito e un allenatore che ha chiesto anche dopo la vittoria di Livorno una rosa di 22-23 giocatori più qualche giovane considerando che la Lazio non sarà impegnata nelle coppe internazionali. Intanto Tare è al lavoro per provare a piazzare qualche esubero ma non sarà facile perché molti di questi calciatori possono essere considerati a ragione dei pensionati d’oro. In attesa di adeguati rinforzi societari (Peruzzi più un direttore sportivo) Reja non intende rinunciare al nucleo di calciatori che hanno salvato la Lazio nella fase finale di questo girone di ritorno. Il tecnico vuole la conferma di Ledesma e Floccari: con l’argentino la trattativa per il rinnovo non è ancora cominciata ma c’è la disponibilità del regista a continuare con la Lazio mentre per il centravanti la situazione è da definire anche se Preziosi pare intenzionato ad accordare a Lotito il pagamento triennale degli 8,5 milioni dovuti per il riscatto ….Leggi tutto l’articolo su Braille News del 15.5.10 in edicola L’UOMO DEI SOGNI- Braille News 15.5.10
Esperto in sorpassi. Mirko Vucinic come Fernando Alonso, solo che lui non guida una Ferrari. Il bolide, semmai, lo deve inseguire e ha la scocca nerazzurra. Quest’anno si è tolto lo sfizio di superarlo tre volte e c’era già riuscito nel 2008, regalando a Spalletti l’illusione-scudetto per un’ora. Nei sogni giallorossi Vucinic è una costante. Quel gol meraviglioso a Catania, altri tre quest’anno valsi altrettanti sorpassi. A Bari, il 3 aprile, il suo gol ha fatto salire per la prima volta in stagione la Roma in vetta. Un’altra illusione, lunga appena 11 minuti e spezzata dalla goleada di Milito & Co. contro il Bologna. Poi i giallorossi in testa ci sono tornati e ci sono rimasti grazie al successo sull’Atalanta, il giorno dopo il pari dell’Inter a Firenze. Ed è stato ancora Mirko (con il prezioso contributo di Consigli... ) a far esplodere per primo l’Olimpico. Niente a che vedere con i due boati della Sud e della sponda giallorossa della città, mentre la Lazio affondava sotto i suo colpi… Leggi tutto l’articolo su Braille News del 15.5.10 in edicola | |
| CARI LAZIALI NON CREDIAMO AI VOSTRI REGALI Braille News 1.5.10 | |
Cari amici laziali, le previsioni per domenica ci immalinconiscono un po’. No, non fraintendete: intendevamo quelle meteorologiche. A dar retta alle rilevazioni dei satelliti, il cielo sopra la Capitale sarà coperto di nuvole, mentre il desiderio di molti, vista anche l’opzione del ponte del Primo Maggio, sarebbe di restarsene al mare. Un pomeriggio in spiaggia, a godersi l’aria fina di questa primavera spesso dispettosa, e poi una buona cena al ristorante: fritto misto, pesce e vino bianco, sorbettino e ammazzacaffé. A notte fonda, quando il traffico del rientro sarà smaltito, tutti a casa. Perché al romanista vero il posticipo dell’Olimpico non interessa granché. I giallorossi devono concentrarsi su Parma: non sul culatello, ma su una partita da giocare con la virile determinazione con cui è stata affrontata questa miracolosa stagione. "Se" e solo "se", il giorno dopo sarà relax. Pioverà? Allora un cinemino, un teatro, un buon libro, la playstation: si porterà a spasso il cane, si giocherà con i bambini, qualcuno ne approfitterà per segare finalmente in due la suocera, come nel vecchio numero circense dove la soubrettina, però, si salva sempre. La megera, con qualche trucchetto, potrà restarci secca, in un tripudio di evviva parentali. Ora non offendetevi: non si insinua che la vostra squadra giocherà contro sé stessa e contro lo scudetto romanista. Hanno ragione Lotito e Reja a rivendicare l’onore degli aquilotti, e saranno certamente maligni quei bookmakers che pagano mezza unghia il "2" fisso, costringendo gli ispettori federali a accendere mille inutili fari sulla regolarità della partita. E se la Curva Nord segretamente invocasse il sacrifizio dei tre punti contro il truppone di Mou, ci sarebbe solo da comprenderla, dopo il pollice verso di Totti, la rissa da osteria post-derby, l’orgasmica pulsione della Sud di volervi spedire nei più remoti cerchi infernali della B. Ci sta, come ci sta che il tifoso romanista non vorrebbe mai un’eventuale affermazione in campionato con dentro un debituccio di riconoscenza da pagare ai biancocelesti. Per carità: visto che come "cugini" ci si disconosce vicendevolmente, ognuno badi al proprio bilancio familiare. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 1.5.10 in edicola | |
| ROMA PRIMA IN CLASSIFICA DOPO LA VITTORIA DEL DERBY – BRAILLE NEWS 24.4.10 | |
L’incubo laziale e il sogno romanista, il terrore di una doppia tragedia sportiva, retrocessione e scudetto ai rivali, la speranza sempre più grande di un trionfo inaspettato. La Capitale è un frullatore di sentimenti. dopo il «derby della vita». La partita è continuata nelle strade, negli uffici, nei bar, con le radio private a fare da megafono di infinite discussioni e i forum su internet usati come arene virtuali. In città non si è parlato d’altro per una settimana e si continuerà a farlo fino a domenica. Il tema dominante è il gesto di Totti. Il doppio pollice verso come sfottò per la Lazio, ripetuto dopo l’andata, ha colpito nel segno. In campo i giocatori hanno dato in escandescenze, Reja ci ha messo il carico in conferenza stampa e anche la gran parte di tifosi e osservatori neutrali non l’hanno mandata giù. Per il mondo giallorosso, invece, il gesto di Totti è già un cult. Paragonabile al «quattro, zitti e acasa» rivolto a Tudor in una celebre sfida vinta 4-0 con la Juventus. La presa in giro del capitano divide, fa discutere. Anche all’interno della stessa tifoseria Chi è stato incudine protesta, chi ha fatto il martello giustifica e controreplica: «I brutti esempi, semmai, li hanno dati Radu e i suoi compagni invasati». E mentre gli sconfitti condannano Totti, uno dei più noti rappresentanti del popolo laziale, Paolo Di Canio, si dissocia. È un gesto normalissimo antipatica- ha detto l’ex attaccante biancoceleste ma ci può stare: chi vive il derby di Roma può riconoscere in queste cose qualcosa di giusto. Un parere «illustre». Perché a parlare è uno che ha vissuto di derby e di provocazioni. Fu lui ad emulare nel gennaio 1989 l’esultanza di Chinaglia verso la curva romanista. «Long John» in una sfida del 1973 irrise i tifosi rivali con il gesto dell’ombrello e un dito puntato in curva dopo un suo gol, Di Canio andò oltre correndo ad esultare verso il settore dei giallorossi. Non pago, nell’anno del ritorno in biancoceleste, il 2005, segnò ed esultò ancora sotto la Sud e al momento della sostituzione pensò bene di ricordare al popolo romanista i tre gol segnati dalla Lazio con un gesto eloquente, scatenando una mezza rissa in campo. Quando l’allievo supera il maestro. Il derby di Roma è stato e sarà questo. Bello, intenso, combattuto e avvelenato. Anche Totti è un «veterano» delle provocazioni. La celebre maglia del 1999 con la scritta «Vi ho purgato ancora» fece discutere quanto oggi. Quattordici anni prima un’esultanza di Giordano in stile Chinaglia piacque poco ai romanisti. Gli stessi che adesso osannano il loro capitano, lo difendono. Totti come Nerone. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 24.4.10 in edicolaOCCHIO ALLE CASSANATE– BRAILLE NEWS 24.4.10 Il «non succede, ma se succede...» che ha alimentato questo fine di stagione, vigilia del derby compresa, sta lasciando lentamente il posto al «occhio alle cassanate eh...!!!». Nel cuore e nella testa dei tifosi romanisti è partito un altro tomentone ora che l’obiettivo scudetto si inizia davvero a intravedere. Trecentosessanta minuti di sofferenza separano la Roma dalla conquista del quarto tricolore della sua storia e già i caroselli post-derby hanno fatto intravedere cosa può succedere in città qualora il sogno diventasse realtà. Ma tra le insidie che si nascondono in queste quattro gare che la Roma dovrà giocare per centrare l’obiettivo finale, è innegabile che quella più corposa è la Samp che domenica sera arriverà all’Olimpico. Una squadra in grande ripresa che ha a sua volta in grande obiettivo nel mirino: la Champions League che significa tanti soldi e un prestigio ormai dimenticato per i doriani che restano aggrappati con i ricordi all’epoca d’oro di Vialli e Mancini. Ma l’immaginazione dei tifosi è fervida e se i romanisti sognano sulle prodezze di un Vucinic in condizione stellare e di un gruppo affiatato come mai, quelli blucerchiati hanno un signore che si chiama Cassano ad alimentare le loro fantasie. E a Roma Cassano lo si conosce bene. Talento assoluto che ha lasciato un segno, nel bene e nel male, all’interno delle mura capitoline. Uomo capace di infiammare la piazza con una giocata, di mettere a sedere qualsiasi difesa e di cambiare da solo una gara. Sarà una sfida difficile anche per lui che aveva lasciato la capitale malissimo, in rottura con colui che lo aveva adottato in città come un fratello minore: Francesco Totti. Cassano ha cercato, voluto e infine ottenuto la pace con il capitano giallorosso e tra i due, che insieme ne hanno combinate molte ai tempi della Roma di Capello, è tornato a scorrere buon sangue. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 24.4.10 in edicola | |
| 134° DERBY DELLA CAPITALE GEMELLI DIVERSI– BRAILLE NEWS 17.4.2010 | |
Tanti punti in comune, il vizietto del gol e la città vista da due prospettive opposte. Sergio Floccari e Luca Toni sono i grandi debuttanti al ballo di domenica, smaniosi di vivere il primo derby della Capitale dopo aver «svoltato» le stagioni di Lazio e Roma. Arrivati sulle rispettive sponde a gennaio, costo totale 500 mila euro, quelli versati da Lotito al Genoa per il prestito, Floccari e Toni hanno avuto da subito un impatto devastante. Centravanti dal fisico diverso - il romanista ha 14 centimetri e 22 chili in più del laziale - ma caratteristiche simili: entrambi bravi nel gioco aereo, a procurarsi punizioni e far salire la squadra. Li accomuna il senso del gol. I numeri di questa stagione parlano di 7 gol segnati da Floccari in biancoceleste tra campionato e coppa Italia (dopo i 4 realizzati in avvio con la maglia del Genoa) e 5 centri per Toni. Per il laziale è la prima vera grande occasione della carriera. Classe 1981, dopo un avvio promettente e l’approdo al Genoa in serie B nel 2002, è dovuto ripartire dal basso, il Rimini, e aspettare il 2005 per l’esordio in serie A con il Messina. Due stagioni in Sicilia, poi l’Atalanta dove ha segnato 20 gol in due stagioni ed è cresciuto in maniera esponenziale fino a catturarsi l’attenzione dei grandi club. Lo voleva la Roma, se lo è ripreso il Genoa l’estate scorsa pagandolo 12 milioni di euro, ma anche la sua seconda «vita» storia in Liguria è stata un’agonia, lunga soltanto tre mesi. Lotito ha avuto il merito e l’intuizione di dargli un’altra chance e finora è stato ripagato in pieno. Floccari è l’unico punto fermo nell’attacco laziale e il derby lo vedrà sicuramente tra i protagonisti. Semmai sono Rocchi e Zarate a doversi sfidare per fargli da spalla domenica. Probabile ma meno scontata la presenza di Toni dal primo minuto. Ranieri non ha ancora deciso se affidarsi al tridente «pesante» e se dovesse optare per una soluzione più prudente il sacrificato potrebbe essere proprio il bomber modenese. Che non la prenderebbe benissimo, dopo aver iniziato in panchina la gara del sorpasso con l’Atalanta. Toni ha quattro giorni di allenamenti per convincere Ranieri e una dote importante di gol segnati e lavoro per la squadra. Dai tempi di Batistuta la Roma non aveva un attaccante così Leggi tutto l’articolo su Braille News del 17.4.10 in edicola
SIAMO MOLTO PIÙ FORTI DI LORO MA DOBBIAMO RESTARE CALMI– BRAILLE NEWS 17.4.2010 E adesso viene il bello. Dopo una rincorsa che ha dell’incredibile la Roma è lì a giocarsela contro la corazzata nerazzurra che sembrava inarrivabile. Ma la costanza, la carica agonistica e il cuore di questa squadra così ben diretta da Ranieri, hanno dimostrato come i miracoli possano accadere. E quello della Roma di quest’anno potrebbe diventare tale tra cinque giornate, e arrivare a quel risultato finale che adesso non oso nemmeno nominare. Sì, sarà la scaramanzia del pilota, o meglio del tifoso, ma quella parola non la voglio ancora sentir pronunciare e ogni volta che accade faccio gli scongiuri e toccco ferro... Già, perché l’euforia contagiosa di noi tifosi romanisti, spesso ci porta fuori strada o ci proietta oltre l’ostacolo con troppo anticipo. Ora c’è da pensare alla Lazio e a un derby che sarà tutt’altro che semplice.... anzi. Loro hanno tutto da guadagnare da questa partita, noi tutto da perdere. Quindi calma e gesso, andiamo a giocarcela da Roma, senza temerli e con la consapevolezza che siamo più forti: è la classifica a dirlo. Il problema è che nel derby le classifiche non contano perché non è una partita come tutte le altre e spesso il fattore emozionale conta più degli effettivi valori in campo. La Lazio con questa partita può salvare una stagione... la Roma invece può buttarla via. Ma Totti & Co. se vogliono arrivare in fondo ancora avanti, per una volta, dovranno dimostrare di essere più forti anche della scaramanzia. Forza Roma e in bocca al Lupo!!!! MAX BIAGGI MI ASPETTO L’ACUTO DI MAURITO E DEL GRANDE PUBBLICO LAZIALE– BRAILLE NEWS 17.4.2010 Non me la sento di fare un pronostico, anzi a rigor di logica vedo favorita la Roma sia per il derby che per lo scudetto. La mia scaramanzia è proprio quella di non parlare prima. Secondo me la Lazio giocherà per vincere, e dovrà fare una gara intelligente, deve fare gioco, ma in modo equilibrato senza sbilanciarsi. Reja, comunque, è molto bravo a plasmare l’assetto della squadra sulle caratteristiche dell’avversario, anche in corsa. Il pubblico sarà fondamentale, ci vuole quello delle grandi occasioni, mi sembra che i biglietti siano stati venduti quasi tutti. Ci si appresta ad un derby sentito da morire. L’uomo decisivo per la Lazio potrebbe essere Zarate, dato che non è al top e i romanisti potrebbero sottovalutarlo. L’idea di anticipare il ritiro a venerdì mi sembra buona. Sarebbe un aspetto negativo se nella squadra ci fossero elementi che ti portano a pensare in negativo, ma Reja è uno molto equilibrato, e poi i giocatori è giusto che sentano la pressione della grande sfida, per me sarebbe una cosa bella. Tante volte mi capita di stare in ritiro settimane prima, un giorno in più per i giocatori non può essere pesante. Ricordo con grande piacere il derby del 6 gennaio 2005 Leggi tutto l’articolo su Braille News del 17.4.10 in edicola | |
| ROMA, MI RITORNI IN MENTE– Braille News 3.4.10 | |
Impossibile fare paragoni. Impossibile provare ad accostare la Roma dell’ultimo scudetto con quella attuale, non fosse altro perché quella il tricolore se lo cucì sul petto quel 17 giugno del 2001: fu il terzo della storia giallorossa. Questa invece, almeno per il momento, non ha ancora vinto nulla pur facendo registrare numeri record e una rimonta che ha dell’incredibile. Ma le assonanze ci sono, con Totti filo conduttore, un tridente che all’epoca segnò la svolta giallorossa e che adesso inizia a dare i suoi frutti anche alla gestione Ranieri. Capello lo usò a intermittenza fedele alla sua linea editoriale «primo non prenderle» e la cosa all’epoca fu anche focolaio di qualche polemica. Ranieri ci è arrivato per piccoli passi, aspettando anche di dare corpo a una forma fisica che tardava ad arrivare. La mossa Menez è scelta recente e da quando il francesino ha iniziato a girare il tecnico giallorosso non è tornato più indietro. «Squadra che vince non si cambia» sembra essere il suo leit motive e adesso che ha Totti a disposizione è difficile immaginare una Roma diversa. Molto simile il mix di classe, potenza e abilità sotto porta a disposizione del testaccino rispetto a quello che fu di Capello. Nel complesso forse quel Totti, con quel Batistuta e quel Montella avevano qualcosa in più dell’attuale Totti-Toni-Vucinic ma anche qui le caratteristiche sono molto simili e anzi, probabilmente, quello attuale è un tridente che anche qualcosa in più in fatto di potenza: sicuramente ha più esperienza forte di due campioni del mondo. Ma quell’anno i tre attaccanti della Roma fecero registrare dei numeri da record: 20 gol Batistuta, 13 a testa Totti e Montella. In questa stagione, complici anche i tanti infortuni, l’attacco giallorosso è livellato con la pochezza del massimo torneo: con le 10 reti di Totti, le 9 di Vucinic e le 5 di Toni la Roma ha il secondo attacco del campionato dietro all’Inter con due sole marcature in più. Vero, mancano ancora sette giornate da giocare, ma i numeri pantografano alla perfezione la potenza di fuoco dell’attacco giallorosso dell’ultimo scudetto. Quel fil rouge che attraversa le due avventure sui piedi di Totti, ha anche tante altre assonanze: a partire dal cambio di medico (fu il primo anno di Brozzi come quest’anno lo è per Spataro), per continuare con lo sponsor tecnico, che era ed è Kappa. Così come i gesti d’esultanza dove un «orecchio» Made in Italy ha preso il posto della mitica «mitraglia» argentina quando ancora Totti non aveva adottato quel «ciuccio» divenuto ormai il simbolo di questa nuova Roma. E le braccia allargate di Vucinic che ricordano, seppur lontanamente, l’aeroplanino di Montella che fece volare Leggi tutto l’articolo su Braille News del 3.4.10 in edicola! | |
| INTERVISTA A FISICHELLA L’ULTIMA SFIDA- Braille News 27.3.2010 | |
Giancarlo, ad aprile si comincia. Che sensazioni ha provato nei test? «Sto trovando il giusto feeling con la 430 GTC e con un modo di lavorare nuovo. C’è una bella atmosfera nella AF Corse: accanto a piloti con grande esperienza nelle gare Granturismo ci siamo Alesi e io che veniamo dalla F1. La macchina di base è competitiva e affidabile: non a caso ha appena vinto la 12 Ore di Sebring». Com’è stato il passaggio alle ruote «coperte»? «Bisogna cambiare completamente mentalità. Nelle competizioni di durata si deve trovare il compromesso fra le tue esigenze e quelle dei compagni di squadra. In gara l’importante è essere costanti e allungare il più possibile la vita delle gomme per diminuire i pit-stop. Anche lo stile di guida cambia: si deve gestire una macchina pesante, con un impianto frenante diverso così come il carico aerodinamico. Però la 430 è una macchina che deriva dalla produzione di serie, abbastanza semplice da condurre». Raikkonen nel rally sta soffrendo. «Il rally è una disciplina totalmente diversa - si corre su strada, ci si deve affidare alle note del copilota - mentre io continuo a correre in pista. E poi Kimi, passato l’adattamento, si toglierà belle soddisfazioni». Quali obiettivi ha per questa esperienza? CARLANTONIO SOLIMENE Leggi tutto l’articolo su Braille News del 20.3.10 in edicola! | |
| CHAMPIONS, IL SALVADANAIO– Braille News 20.03.2010 | |
Mentre Ranieri e i suoi continuano la rincorsa impossibile all’Inter capolista, nelle sale dei comandi di Trigoria iniziano a fare i conti per il futuro. L’ingresso diretto in Champions League, per certi versi scontato tranne clamorosi harakiri, dovrebbe portare nelle casse della Roma un notevole flusso di euro decisivo per lo sviluppo della prossima stagione. Nel complesso si tratterebbe di una cifra che può variare tra i venti e i venticinque milioni di euro: ovviamente variabili a seconda dei mille fattori che costituiranno il possibile cammino della Roma in Champions League. Con ordine. Il solo ingresso nella prossima edizione della massima competizione calcistica europea (dati inevitabilmente basati sulle cifre dell’attuale stagione) varrebbe poco più di sette milioni di euro: più il bonus al quale ogni squadra ha diritto per ogni match disputato (800 mila euro in caso di vittoria, 400 in caso di pareggio). Il passaggio alla seconda fase vale altre due milioni e così a salire: l’ingresso agli ottavi di finale vale circa tre milioni, 3.3 per i quarti, 4 la semifinale fino al successo che può portare 9 milioni nelle casse del club che alzerà la coppa. Solo numeri, perché i conti vanno fatti, al netto dell’attuale, mantenendo un low profile e restando con i piedi ben piantati in terra. Fin qui i soldi che arriverebbero dalla Uefa, perché ci saranno poi tutti gli introiti legati ai diritti tv: al «complesso» chiamato Market Pool. Prendendo ad esempio gli anni del recente passato alla Roma sono andati da 16,1 a 16,8 milioni di euro a stagione: perché anche in questo caso la quota di euro che entra nelle casse del club è legata al cammino della squadra nella competizione. Altro dettaglio non trascurabile è il numero di squadre della stessa federazione che andranno avanti, perché le cifre relative ai diritti tv per i turni successivi della competizione, andranno divisi per i club che vi approderanno. TIZIANO CARMELLINI Leggi tutto l’articolo su Braille News del 13.3.10 in edicola! | |
| LE RIVELAZIONI DI CAPITAN TOTTI AVEVO DETTO Sì AL REAL– Braille News 13.3.10 | |
Più forte delle tentazioni. Una volta, però, Francesco Totti è stato sul punto di capitolare. La tentazione si chiamava Real Madrid, il «peccato» consisteva nel lasciare la Roma, ma alla fine non se ne fece più nulla. Il rischio, dopo lo scudetto giallorosso del 2001, c’è stato davvero. Più precisamente, anche se il capitano giallorosso non ha specificato il periodo esatto, tra il 2004 e il 2005. Ogni anno, a Natale, Florentino Perez spediva a casa Totti una «camiseta blanca», con tanto di numero 10 e di nome Totti, accompagnata da un bigliettino. «Quando vuoi», recitava il testo del messaggio. Francesco, per fortuna della Roma, non ha mai voluto, ma una volta il rischio che volesse e decidesse di diventare un «galactico» c’è stato eccome. Lo ha ammesso il diretto interessato in un’intervista concessa alla pay tv spagnola Canal Plus: «C’è stata un’occasione importante in cui potevo andare al Real Madrid. Non dissi di no, anzi all’inizio avevo detto di sì. In quel momento avevo dei problemi con la società, però poi si sono risolti e le cose sono cambiate». A confermare che la versione della storia fornita da Totti è tutto tranne che distante dalla verità, ci ha pensato Raúl González Blanco, meglio noto come Raúl, uno che ha scritto tante pagine della storia delle merengues e ha anche un peso specifico enorme nello spogliatoio e nelle decisioni della Casa Blanca. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 13.3.10 in edicola! | |
| SPORT– Braille News 13.3.10 | |
Edy Reja racconta il suo primo mese in panchina È sicuro della salvezza, lancia il modulo 3-5-2 punta sull’aiuto del pubblico per uscire dai guai Tre dita della mano annerite da una chiusura sbagliata. Non di Stendardo su Pazzini, ma della portiera della sua macchina. È un momentaccio ma Reja allontana le ombre, non si lascia prendere dallo sconforto per arbitraggi discutibili e la sfortuna che sembra accompagnare la sua Lazio. Tempra friulana che si esalta quando la lotta diventa più dura. Si presenta a Formello per resettare la Lazio in tuta da lavoro pronto a preparare una settimana decisiva. La voglia di dimenticare la sconfitta di Genova è tanta così come la volontà di affrontare il crocevia della stagione con la grinta necessaria per tirare la sua truppa fuori dai guai. Come sta la Lazio? «Siamo in crescita, ho visto dei miglioramenti. Dopo un mese di lavoro dobbiamo cogliere al volo le prossime opportunità». Quali? «Il calendario. Giochiamo contro Bari e Siena in casa, in mezzo la trasferta di Cagliari. Sono tre gare decisive. Dobbiamo raccogliere i frutti del lavoro svolto nell’ultimo mese». Perché domenica scorsa è rimasto in silenzio? «Basta vittimismi, non ci piangiamo addosso anche se gli arbitri stando sbagliando tanto». Due espulsioni contro Fiorentina e Samp. C’è tensione? Leggi tutto l’articolo su Braille News del 13.3.10 in edicola! | |
| L’ALLENATORE GIALLOROSSO OSPITE DE IL TEMPO DOPO LA ROMA LA NAZIONALE- Braille News 6.3.10 | |
Ranieri, che squadra ha trovato a Trigoria? «Mi aspettavo uno spogliatoio molto problematico e invece dopo una settimana mi sono reso conto che c’erano dei bravissimi ragazzi. Dovevo soltanto aiutarli a ritrovare serenità. Sapevo che la Roma era una grossa squadra, bisognava solo capire se era finito un ciclo o si poteva ancora provare a raggiungere cose importanti con questo gruppo. Si può fare ancora tanto, cercando anche di migliorare la rosa». Qual è il suo obiettivo? «Mi auguro di poter inaugurare un nuovo ciclo». Il curvone di cui ha parlato quando si chiude? «Dopo la partita con l’Inter del 28 marzo. Poi c’è il rettilineo finale in cui dovremo andare a "manetta"». L’obiettivo resta un posto in Champions? «Sono abituato a lavorare sulle cose che sento, che posso raggiungere. Non posso illudere la gente perché poi illuderei me stesso. L’Inter è di un altro pianeta. In nove contro undici con la Sampdoria meritavano loro di vincere, non scherziamo!». Le squadre che si sono alternate nella rincorsa all’Inter hanno avuto tutte problemi. «Alt! La Roma mai, non fate i furbi. Avete provato a metterci lì ma io non l’ho mai detto. Anche perché: chi tocca i fili muore...». Quanti anni ci vorranno per colmare il gap? «Semmai quanti soldi! Guardate Abramovich, è arrivato, ha messo fior di milioni e ha vinto. Il Manchester City lo stesso: ha cambiato tecnico, ora dategli tempo. Ormai i soldi la fanno da padrone. Il bello del calcio è che il più forte non sempre vince ma a gioco lungo una squadra come l’Inter vince di più». De Rossi non sta giocando ai suoi livelli. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 6.3.10 in edicola! | |
| VOGLIONO AFFOSSARE LA LAZIO PER UMILIARE TUTTA LA CITTÀ- Braille News 27.2.10 | |
La Lazio non si tocca se lo mettano bene in testa tutti. Dagli arbitri troppo distratti negli ultimi tempi, ai politici nordisti pronti a colpire tutto quello che rappresenta la Capitale d’Italia. I rosiconi oltre il Po, ipercritici fino al ridicolo, si sono scagliati in ordine sparso contro il Gran Premio all’Eur temendo il pensionamento del circuito di Monza. Ora, con tutto il rispetto, e meglio far correre la Formula Uno in mezzo alle rovine di Roma oppure tra le fabbriche della Brianza? Leggi tutto l’articolo su Braille News del 27.2.10 in edicola! | |
| LO STELLONE INFINITO DI ROSSELLA- Braille News 13.2.10 | |
A Roma si discute da tempo sullo «stellone» (del quale l’equivalente romano non è garbato) di Ranieri, sul fatto che il vento, indiscutibilmente, sembra soffiare alle spalle del nuovo condottiero giallorosso. E si è ricorso fin troppo alla filosofia della fortuna che aiuta gli audaci: tutto vero, tutto giusto. Ma in realtà il vero «stellone» è quello che accompagna una delle due donne alla guida di un club di serie A: Rosella Sensi presidente della Roma dopo la scomparsa di papà Franco. E forse proprio il capostipite da lassù ha teso più volte la mano alla figlia assediata dai debiti societari e da un mondo, quello del calcio, che tutto fagocita e nel quale è difficile navigare a vista. Così, proprio nel momento più basso della sua gestione, quando cioè tutto e tutti sembravano remargli contro, qualcosa è cambiato. La situazione in poco più di due mesi si è rimessa «dritta», complice anche al ritrovata sintonia della squadra, i successi in campionato e una classifica impensabile a inizio stagione, al punto che tutti i problemi economici della Roma sembrano d’un tratto scomparsi. Possibile che tutto ciò sia accaduto solo grazie all’arrivo di Ranieri e a una condizione tecnica più attenta e oculata? Cos’è, fortuna riflessa? Forse, ma l’idea più plausibile è invece quella che vede i problemi societari giallorossi solo rinviati... una sorta di limbo temporale ottenuto grazie alle pressione della politica. Come sul fronte stadio... già, ma che fine ha fatto? Sepolto e sotterrato sotto tonnellate di scartoffie. (Il Tempo) SPORT PRESENTATA IN CAMPIDOGLIO LA MAPPATURA DEGLI IMPIANTI SPORTIVI ROMANI - Braille News 13.2.10
Prende forma il Piano regolatore comunale dello sport, la cui prima parte è stata presentata in Campidoglio dal delegato allo Sport, Alessandro Cochi, e dal presidente della commissione Cultura e sport, Federico Mollicone. Dallo "Studio sull\'impatto economico dello sport nella città di Roma", effettuato dalle università La Sapienza e Foro Italico, emerge un quadro dai numeri importanti: nella Capitale esistono oltre 2.500 strutture dove fare sport, i praticanti sono 1,5 milioni, i tesserati 170.000 e gli occupati 45.900, di cui oltre 27.000 volontari. La spesa sportiva annua è di oltre 3,2 miliardi, di cui 454 milioni sono le spese pubbliche e private mentre 2,7 miliardi quelle delle famiglie. Aumentano fra i praticanti gli anziani, ma anche i giovani fanno la loro parte, sempre più numerosi nei parchi, nelle palestre e anche a casa. L' indagine fa parte delle prime due fasi del progetto per la realizzazione del Piano regolatore per gli impianti sportivi di Roma, approvato il 4 febbraio scorso dalla Giunta comunale; le successive due fasi consisteranno nella costruzione di un sistema informativo territoriale e nella programmazione dello sviluppo dell'impiantistica. (Il Tempo) | |
| IL FATTO - CORSA OLIMPICA, LA LEGA FRENA ROMA- Braille News 13.2.10 | 2010-02-18 8:29:52 PM |
Olimpiadi 2020. Il tempo stringe, la politica tentenna. Entro il 5 marzo Roma e Venezia devono presentare al Coni i dossier delle candidature, che saranno valutati dal Cio (Comitato olimpico internazionale). Le Amministrazioni devono anche rispondere correttamente alla seconda delle 7 domande del quiz preparato del Comitato: «Quali enti appoggiano la vostra candidatura?». Provincia e Regione, naturalmente. E la politica nazionale, da che parte sta? Se l’Italia, come dice Franco Carraro, che del Cio è membro, «ha il 20% di probabilità di spuntarla», che non è tanto, è necessario che almeno sulla città da candidare si abbiano le idee chiare. Il governo ce l’ha così poco chiare che è costretto, almeno per ora, a guardare come andrà a finire questa sfida a due tra la Capitale e la città lagunare. Una gara che diventa ogni giorno che passa più politica, rischiando di perdere di vista le reali potenzialità delle concorrenti. Lo stesso Pdl, giorni fa, ha dovuto addirittura fare i conti con le dichiarazioni al pepe di cayenna delle frange venete che hanno presentato in Parlamento un’interrogazione al Governo. Non hanno digerito, per niente, la presa di posizione di Trenitalia, Lottomatica, Rai e Alitalia, i cui loghi ufficiali sono apparsi nella sottoscrizione della formazione del Comitato di sostegno alla candidatura di Roma. Una deriva nordista in pectore, insomma, che non ha nulla da invidiare al veemente sostegno leghista alla candidata lagunare. L’uscita del ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, che ha ridotto con snobbismo la candidatura di Roma a mera chiacchiera da solotto - pur ammettendo l’utilità dei salotti romani - rende l’idea di che aria tiri dalle parti di Palazzo Chigi quando s’inizia a parlare di Olimpiadi. E a rincarare la dose, in questo tutto contro tutti, chiamando in causa proprio il Coni, è stato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari: «Farei un torto all’intelligenza e al senso dell’ironia del mio amico Gianni Petrucci - presidente del Coni - se dicessi che non parteggia per Roma. È talmente evidente». «Sarà comunque una candidatura seria», taglia invece corto Franco Carraro a proposito di "senso dell’ironia". «E serve che - continua - una volta decisa la candidata il Paese sia compatto». Unito, soprattutto, quando si tratterà di mettere mano al portafogli. Il Campidoglio, due conti se li è già fatti. Solo per le infrastrutture viarie avrà bisogno di circa 300 milioni di euro. Strade, ponti, ferrovie, questo il vero tallone d’Achille della Capitale. La candidatura alle Olimpiadi è l’occasione buona per fare tutto quello che i romani aspettano ormai da decenni, soprattutto sul piano della mobilità. L’attuale Amministrazione ha già presentato un piano "antitraffico" che prevede vecchi e nuovi progetti. Oggi quel Piano, con lievi modifiche "ad hoc" per la Formula 1 e le Olimpiadi, potrebbe far breccia nel cuore del Cio, meno, forse, in quello della Lega. Di certo, del resto, non c’è ancora niente. Per sapere chi la spunterà, alla fine, tra Roma e Venezia, bisogna aspettare il mese di maggio. Ma se, incrociamo le dita, Roma dovesse perdere il treno olimpico, dovrebbe portare avanti i grandi progetti sulla mobilità, come se questa sfida l’avesse vinta. MATTEO VINCENZONI(Il Tempo) | |
| L’INTERVISTA - MEXES GIALLOROSSO A VITA- Braille News 6.2.10 | Sei anni in giallorosso, integrazione totale nella città e voglia di restare a vita a Roma... nella Roma. Philippe Mexes, un metro e ottantasette di difensore dal passaporto francese, ma già da tempo adottato dal popolo romanista, non può pensare a un futuro lontano dalla capitale. E il fatto di non avere più il posto da titolare scontato, invece di bloccarlo non fa che aumentare la sua voglia di rivalsa. E partiamo proprio da qui con un contratto in scadenza nel 2011 che il francese è pronto a rinnovare «a vita» con la sua Roma. «Mi manca questo e un altro anno, quindi abbiamo tempo per valutare la situazione. Io sto bene qua, l’ho sempre detto e vediamo cosa succede: voglio restare. Ovvio che non dipenderà solo da me». Anche se non è più un titolare inamovibile? «Certo, questo può incidere nella scelta, ma fa parte del gioco. Ho 27 anni e bisogno di giocare. Adesso va tutto bene, ho avuto diversi infortuni e la squadra ha reagito bene, sta girando tutto a meraviglia: ovvio che se potessi giocare di più sarebbe perfetto». Quanto ha influito il cambiamento di allenatore per la sua esclusione? «Sì, c’è anche questo, ma è capitato anche ad altri: vedi Doni. Ci vuole un po’ di pazienza. Stare in panchina non fa piacere anche se tutto gira bene, però ci sono tanti fronti aperti: campionato, coppa Italia, Europa League, ci sarà spazio per tutti. Arriverà anche il mio momento e mi farò trovare pronto». Da Siena al Siena il primo girone di Ranieri: bilancio? «È successa la stessa cosa quando arrivò Spalletti: allora era la fine di un ciclo e serviva ricominciare. Ma non da zero, perché se giochiamo questo calcio adesso è anche per merito suo che ha saputo assemblare questo gruppo. Sono stati cinque anni di lavoro. Ranieri ha portato la sua carica, questa forza interiore che ti fa stare bene sul campo. Alla fine con Spalletti non eravamo più una squarda unita, andavamo tutti avanti lasciando molto scoperta la difesa: e infatti incassavamo molti gol in contropiede». Quanto c’è di Ranieri in tutto questo? «Molto, eppoi quando ti gira tutto bene ti puoi permettere anche di lavorare più sereno: cosa che sei mesi fa non era possibile tanto per fare un esempio». Ranieri è un tecnico che non rischia mai un giocatore non al top fisicamente. «Vero, lui ti fa stare sempre al top: altrimenti non giochi. Non c’è differenza tra chi gioca e chi sta fuori e la dimostrazione è la partita contro il Siena risolta da due giocatori che si erano visti in campo pochissimo fino allora. È la nostra forza quest’anno, una cosa che ci fa essere più squadra». Ai mondiali pensa mai? «Ci penso eccome, sarebbe un sogno, ma sono realista. Ovvio che giocare di più qui mi aiuterebbe un po’». Lunedì alle 19 si è chiuso il mercato di riparazione: chi si è rafforzato di più? «Guardo solo la Roma. Abbiamo preso Toni ed era il punto più importante dove ci dovevamo rafforzare. È stata la scelta giusta, è importante averlo in questa squadra speriamo torni presto». Mancini al Milan? «Non cambia un granché che sia all’Inter o al Milan è uno che ti può far male». Cosa pensa della querelle Lotito-Ledesma? «Per noi è difficile la gestione di una situazione del genere. A volte ci considerano come giocattoli, se hanno bisogno non ti fanno andare via, nemmeno se vuoi andare a crescere professionalmente. La cosa più importante è rispettare la volontà di un giocatore se non vuole rimanere: è inutile trattenerlo contro voglia, perché poi non ha più la testa per dare il massimo». A proposito di testa, parliamo del suo amico Menez? «È un fuoriclasse, lo diciamo tutti e lo confermano anche tutti gli allenatori che ha avuto...». Ma...? «Ma poi quando va in campo probabilmente non ha fiducia in se stesso e si perde. Eppoi è dura sopportare la pressione che una piazza come Roma ti impone. Lui ha fatto bene per un periodo quando Spalletti lo faceva giocare molto di più. Poi è arrivato Ranieri e tutto è stato rimesso in discussione: anche il nuovo tecnico gli ha dato fiducia però non è più riuscito ad esprimersi al meglio. È molto giovane, ma per me era e resta un fuoriclasse». Obiettivo stagionale di questa Roma targata Ranieri? «Restare umili e andare avanti giornata per giornata. Stiamo attraversando un grande momento, ma non abbiamo lo stress di dover arrivare da qualche parte. Diciamo che viviamo alla giornata guardando soprattutto quelli che stanno dietro». A conti fatti meglio la Roma in Champions o la Lazio in serie B? «Tutte e due no eh!? (ride...) No, scherzo, mi prendo tutta la vita la Roma in Champions. Il derby è una cosa bella per la città. O no!? Poi se fanno un’altra stagione come quest’anno è ancora meglio». TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) |
| CAOS LEDESMA, VINCE LOTITO- Braille News 30.1.10 | |
| Sul filo del rasoio, proprio come piace a Lotito. Il destino di Ledesma si conoscerà negli ultimi giorni, forse nelle ultime ore di questa finestra di mercato. Un colpo di scena ha rimesso in gioco il presidente biancoceleste dopo la clamorosa sconfitta nel lodo Pandev. Verso le 13.30, dopo solo un paio d’ore di udienza, il presidente del Collegio Arbitrale della Lega, Giacchetti, ha dichiarato inammissibile la richiesta dell’argentino di svincolarsi e ha consegnato la vittoria di questo primo round a Lotito. Tutte le previsioni facevano pensare a un Pandev-bis anche perché le condizioni generali, seppure con qualche differenza, erano quasi uguali a quelle del talento macedone scappato gratis alla corte di Moratti. Invece ora Lotito ha la possibilità di vendere Ledesma ma se non si vorrà trasformare il successo in una vittoria di Pirro, devono materializzarsi due condizioni. O si vende bene il regista all’Inter o a un’altra squadra, oppure si deve reintegrarlo nella rosa. La terza via, quello dello scontro prolungato non porta a nulla se non alla perdita inesorabile del giocatore o con un’altra sentenza (l’avvocato di Ledesma ha già annunciato altri ricorsi) oppure con l’articolo 17 a giugno. Quindi, il presidente Lotito dovrebbe usare il buonsenso e cercare di risolvere il caso entro il primo febbraio naturalmente al prezzo giusto.
Tant’è, l’inatteso esito del lodo ha scatenato la legittima reazione di Ledesma che si era presentato in Lega a Milano con il suo avvocato Mazzilli e il procuratore D’Ippolito. A rappresentare la Lazio, l’avvocato Gentile oltre al presidente Lotito. Come detto il verdetto negativo ha toccato molto il giocatore. Dalla voce al telefonino traspare tutta la sua amarezza: «Giacchetti ha spiegato che il lodo era inammissibile perché il giorno dopo in cui ho presentato il ricorso, il 24 novembre, mi sono regolarmente allenato. Quindi l’inadempimento della società era cessato. Ma, tre giorni dopo, il 28, sono stato messo fuori rosa e questo non è stato preso in considerazione, così come tutte le altre volte in cui è successo: è una vergogna. Sono deluso, volevo solo giustizia. Tutto il mondo, l’Italia, Roma sa che non sono mai stato reintegrato». Poi una provocazione ma non troppo: «Visto che il lodo non è stato accettato perché hanno stabilito che faccio parte della rosa, mi aspetto la convocazione per domenica dal momento che nel reparto di centrocampo ci sono molti problemi». Cristian passa e chiude. Aspetta la telefonata che allungherebbe la sua vita calcistica perché ormai non ce la fa più a stare fermo. Sull’altro fronte l’avvocato Gentile gongola: «Ci hanno dato ragione nel merito, riconoscendo che la società si è comportata correttamente». Pochi minuti dopo la sentenza riparte la trattativa. Lotito incassa la vittoria e vola a Roma senza incontrare Moratti o Branca. Si tratta al telefono con l’Inter che sarebbe ferma all’offerta di 6.5 milioni di euro cash più la comproprietà dello sloveno Khrin. Lotito ne chiede un paio in più ma il nuovo colpo di scena è dietro l’angolo. Moratti esce allo scoperto: «Ne riparliamo a giugno, avevamo fatto un’offerta per Ledesma ma non è stata accettata. Ora ci siamo indirizzati su un nuovo obiettivo». Strategia oppure realtà? Le prossime ore saranno decisive con la Juve che può tornare in lizza.
LUIGI SALOMONE(Il Tempo)
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| COPPA ITALIA ALLA ROMA BASTA DE ROSSI- Braille News 30.1.10 | |
| Settantatre minuti per avere la meglio di un Catania modesto, rassegnato e rimasto addirittura in nove per la doppia espulsione inflitta da Pierpaoli. Alla fine ci pensa capitan De Rossi a trascinare la Roma in semifinale di coppa Italia contro la vincente di Milan-Udinese in programma stasera a S. Siro. E va bene che Ranieri lasci la porta aperta per far uscire chi in questa Roma si sente un po’ stretto (Motta e Baptista su tutti, ma perché no anche Menez), ma poi quando mancano i titolari, e in una stagione da sessanta partite è cosa alquanto possibile, avere una rosa corta può costar caro. Impalpabile o quasi la differenza quando giochi contro Catania & Co., ma andando avanti le avversarie saranno sempre più toste su tutti i fronti. Senza attacco è dura, la buona Roma vista dalla cintola in giù lo ha dimostrato sul prato amico dell’Olimpico: settantatre minuti per avere la meglio di questo Catania. Troppi.
E comunque è stata la riprova che Menez e Okaka (il meglio dei due e finalmente con dei capelli umani) non fanno in due nemmeno un quarto di uno tra Totti, Vucinic o Toni. Il francese imbarazzante a tratti irritante, ha perso l’ennesima occasione per ritagliarsi un ruolo e dare un senso alla sua permanenza nella capitale: resta un sogno inespresso, un giocatore incompleto che non sa dare concretezza al dono naturale ricevuto per grazia divina. Fa bene Ranieri a cambiarlo nella ripresa e metter dentro Cerci che almeno in quanto ha voglia può essere un esempio. Il giovane «colored» giallorosso invece fa tutto quasi bene, tranne tirare in porta: ci mette il fisico, prova a incidere ma gli manca sempre qualcosa per diventare l’uomo partita. Sbaglia l’impossibile prima di fare una delle poche cose giuste della serata: passarla a De Rossi per il gol che spedisce la Roma in semifinale. Finisce come una sfida tra scapoli e ammogliati con i giallorossi che non infieriscono su un Catania già stramazzato dalle scelte suicide di un Mihajlovic al quale interessa solo il campionato. Alla fine, comunque, ha di nuovo ragione Ranieri: avanti con il «minimo» sforzo (De Rossi e Pizarro non saranno d’accordo).
TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo)
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| BUON VIAGGIO ALL’ITALIA TRA AUGURI E POLEMICHE– Braille News 23.1.10 | |
Ventitrè giorni esatti all’accensione del braciere olimpico di Vancouver che darà il via ufficiale ai XXI Giochi Olimpici invernali. Ma a Roma i fuochi, anzi le scintille, sono già partite (e da tempo) tra il numero uno dello sport Gianni Petrucci e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Rocco Crimi. Al Quirinale, nel giorno degli «in bocca al lupo» in vista dell’avventura canadese, con consegna di bandiera al seguito, è andato in scena, e pubblicamente, l’ennesimo round: con conseguente faccia a faccia chiarificatore (?). Nel Salone delle Feste si è svolta la cerimonia ufficiale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha consegnato il tricolore nelle mani dei portabandiera Giorgio Di Centa e Gianmaria Dal Maistro (ipovedente rappresentante degli atleti paralimpici). Con lui, oltre a Petrucci e Crimi, il presidente dello sport paralimpico Pancalli e il segretario del Coni Pagnozzi. «I vostri successi sono un motivo di fiducia per tutto il Paese - ha esordito Napolitano - lo sport è una componente dello sforzo collettivo della nazione, tenete alto il morale di tutta l\'Italia. Possiamo dire che lo sport italiano nella sua dimensione agonistica sta andando molto forte, dobbiamo fare in modo che cresca ancora di più lo sport come educazione di massa, come pratica diffusa e costume sociale, per i valori che rappresenta. Se intensifichiamo gli incontri al Quirinale è perché i vostri successi danno fiducia e contribuiscono a tenere alto il morale del paese». Augurio condiviso e rafforzato dal ministro degli esteri Frattini che nel primo pomeriggio ha ricevuto a sua volta la delegazione azzurra a Palazzo Madama. «Dopo il saluto del Capo dello Stato - ha detto Frattini - che vi ha consegnato la bandiera, non abbiamo molto da aggiungere se non dire che il Governo italiano tutto fa il tifo per voi. Avete un'eredità un po' pesante perché a Torino furono 11 le medaglie, spero che possiate eguagliare e superare questo numero. Quello che potremo fare con un sostegno lo faremo, tutta l'Italia sarà accanto a voi». Ma al buonismo di circostanza, che avrebbe dovuto condire la giornata degli azzurri in vista del difficilissimo impegno in Canada, ha fatto da contraltare la bordata rifilata a freddo da Crimi. Terreno della diatriba già innescata in passato ai tempi dell’ultima rielezione di Petrucci, l’annosa questione sul finanziamento automatico allo sport. La frase letta in pubblico da Crimi non ha lasciato dubbi sull’atteggiamento del sottosegretario, uscito fuori pista a spazzaneve (tanto per restare in tema): «Il governo vuole continuare a valorizzare e supportare lo sport italiano e pensa a forme di finanziamento automatiche, ma stabilendo regole certe e chiare di trasparenza sull\'utilizzo di denaro pubblico». Petrucci ha cambiato faccia e risposto altrettanto duramente alle accuse del rappresentante del Governo definendo la sua uscita «pleonastica». «La trasparenza c\'è sempre stata - la replica del numero uno dello sport italiano - non credo che questa sia una stoccata, quanto piuttosto una frase inopportuna e anche banale. Noi ci auguriamo il finanziamento certo, pur sapendo che il Paese ha altre urgenze, per non dover trattare ogni volta la questione in Finanziaria, compromettendo la preparazione degli atleti. Noi siamo grati al governo, non chiediamo niente di più. Quanto alla necessità di trasparenza, perdonate è un'ovvietà». E allo scambio di vedute «ufficiale», con Napolitano che da buon padrone di casa ha fatto finta di non sentire e si è limitato ad offrire agli atleti il giusto augurio, è seguito un faccia a faccia piuttosto duro. Petrucci ha cercato Crimi durante l’aperitivo post-consegna e i due si sono appartati (neanche tanto) in un angolo del Salone dove hanno parlato a lungo molto animosamente. Quindici minuti fitti fitti, conditi da gesti inequivocabili, al termine dei quali le due parti sono sembrate lontane anni luce dall’aver trovato un punto d’incontro: nonostante le «pose» di routine improvvisate più tardi davanti alle tv. Alla faccia della festa degli azzurri e dello spirito nazionale in vista di una Olimpiade. E la «guerra» non sembra affatto terminata. TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) | |
| SE L’ALLENATORE È INTEGRALISTA– Braille News 23.1.10 | |
Ratzinger, per celebrare nel ricordo dell’Olocausto la pacificazione definitiva tra le due religioni, arriva invece una notizia allarmante dalla Coppa d’Africa in tema di intolleranza religiosa. L’allenatore della nazionale egiziana Hassan Shehata - che su quella panchina ha sostituito ormai da sei anni Marco Tardelli - non solo è, come ha pieno diritto di essere, un fervente musulmano, ma condiziona le sue scelte tecniche al filtro della religione del Profeta. La sua convinzione profonda è che oltre alla bravura calcistica, i nazionali egiziani, per essere inclusi nella formazione, devono professare anche «la devozione assoluta» per l’Islam. «Io convoco - ha dichiarato seriamente El Me’alem, cioè il Gran Capo, come lo chiamano i giornalisti del suo Paese - solo chi ha un buon rapporto con Dio» e, a riprova della sua coerenza ha insegnato ai ragazzi della squadra ad inginocchiarsi in cerchio, ogni volta che segnano un gol, per ringraziare Allah. La devozione religiosa è piuttosto diffusa, in realtà, dovunque tra i calciatori, anche tra i più famosi e ricchi, come Paul Victor Barreto, il giovane brasiliano del Bari che nell’anticipo di sabato scorso ha segnato due «rigori» al portiere dell’Inter, costringendo la capolista ad un altro dei suoi prodigiosi recuperi. Assicura il collega Antonio Guido che «la fede è il pane quotidiano» di Barreto, che ha l’abitudine di leggere ogni giorno un passo della Bibbia per ispirarsi al verbo divino. E tra i suoi colleghi non è certo il solo a professare così assiduamente la sua vicinanza al Signore. Ma naturalmente c’è una bella differenza tra chi prega assiduamente e chi obbliga gli altri a pregare, esercitando a sproposito la sua autorità. L’allenatore della Nazionale egiziana la esercita spietatamente, come sanno due dei suoi migliori giocatori: Mohamed Zidan, militante del Borussia di Dortmund e Mido, un attaccante del Middlesbrough che è passato anche per il nostro campionato. Zidan, che era in crisi, sta molto meglio da quando il tecnico gli ha suggerito di recitare le sue preghiere tutti i giorni, mentre Mido è uno scavezzacollo che ama divertirsi ed è attaccato alla bottiglia, tanto che il Gran Capo, dopo aver tentato invano di richiamarlo alla ragione, ha finito per rispedirlo a casa. Scherzi a parte, dopo l’aggressione alla squadra del Togo questa prova di intolleranza accettata nell’ambito della rappresentativa di uno dei paesi più grandi e gloriosi del continente africano non solo suscita qualche perplessità sull’andamento dei «mondiali» della prossima estate, ma richiama la nostra attenzione sui pericoli di un’intolleranza religiosa che è anche all’origine del terrorismo talebano. Personalmente, sono molto vicino alle posizioni della sinistra liberale europea ma non ho mai condiviso l’indifferenza così diffusa nell’Occidente democratico nei confronti del fanatismo musulmano nelle sue forme più aggressive, indifferenza che troppo spesso nasconde un sentimento anti-americano, spinto fino al punto di indossare ai servizi segreti di Washington la responsabilità dell’atroce attentato dell’11 settembre che sconvolse New York e fece tremila vittime nel giro di una sola notte. L’intolleranza religiosa non si distingue in nulla da quella politica. La speranza è che né l’una né l’altra turbino, come è avvenuto qualche volta nelle Olimpiadi, la grande novità dei «mondiali» africani. ANTONIO GHIRELLI(Il Tempo) | |
| LO STADIO DEL FUTURO RIMASE UN SOGNO Braille News 16.1.2010 | |
Erano da poco terminati i Giochi di Los Angeles quando Bruno Zauli (futuro segretario del CONI) affrontò il problema, non più differibile, della mancanza di un grande stadio per ospitare le Olimpiadi, esprimendo considerazioni interessanti, direi quasi provocatorie: «Orgoglioso di una virtù e di una potenza che hanno scosso l'attenzione del mondo, lo Sport Italiano si è cimentato in due imprese audacissime. I nostri Dirigenti hanno chiesto nei supremi congressi internazionali l'organizzazione del Campionato Calcistico Mondiale e della XII Olimpiade. Ma la realtà di oggi, durissima, è questa: Campionati del Mondo e Olimpiadi, in Italia, sono praticamente impossibili. Non c'è uno stadio dove disputarli» (Il Littoriale, 13 ottobre 1932). Le considerazioni di Zauli furono immediatamente recepite dal potente sottosegretario agli Interni, Leandro Arpinati (1892-1945), cui già si doveva il primo stadio del regime: il Littoriale di Bologna, oggi Renato Dall'Ara. Arpinati, che era anche presidente del CONI e della FIGC, nel gennaio 1933 annunciò l'imminente costruzione nella capitale di un impianto con 150.000 posti a sedere, ove disputare non solo l'Olimpiade del 1940, ma anche alcune gare del campionato mondiale di calcio del 1934. «Essendo parecchie le imprese capaci di condurre a termine la poderosa opera in 300 giorni», la solenne inaugurazione si sarebbe svolta nel Natale di Roma dell'Anno XII, ossia il 21 aprile 1934. Esaminiamo le principali caratteristiche progettuali dell'impianto. Di forma circolare (come lo Stadio del Centenario a Montevideo), aveva un diametro di 370 metri, ossia il doppio dell'asse maggiore del Colosseo, e il coronamento raggiungeva un'altezza di 54 metri dal piano di campagna. Attraverso quattro rampe simmetriche - sfalsate di 45 gradi rispetto agli assi del campo di calcio - le auto salivano agli accessi carrabili, immettendosi in una strada perimetrale larga 14 metri alla base di un gigantesco porticato. I pedoni, invece, entravano da 40 ingressi al livello sottostante. Internamente, il prolungamento ideale degli assi delle rampe delimitava quattro settori (uguali tra loro quelli frontistanti), la cui sommità era coronata da altri porticati, che ricordavano il maenianum summum del Colosseo. Le gradinate avevano uno sviluppo di 70.000 metri lineari e la distanza massima dal bordo del campo all'ultimo gradino era di 138 metri. Per la realizzazione del grandioso stadio in cemento armato dell'ingegnere piacentino Giulio Ulisse Arata (1881-1962) si scelse la vasta area dell'Acqua Acetosa, nell'ansa del Tevere alle pendici di Monte Antenne, più o meno dove oggi sorge il Centro Sportivo "Giulio Onesti". Su incarico di Arpinati, primo podestà di Bologna, nel capoluogo emiliano Arata aveva collaborato con l'ingegner Umberto Costanzini alla costruzione dello stadio, progettando in particolare la torre di Maratona, alla cui base fu collocata la statua equestre in bronzo del duce. Delle novità tecniche che si stavano affermando in quegli anni l'impianto romano teneva poco conto, adottando solo parzialmente le tribune a "crescent", ossia a mezzaluna (secondo gli studi e le applicazioni pratiche dell'ingegnere americano Gavin Hadden), ed escludendo le tribune sovrapposte a sbalzo (come nel progetto Nervi-Valle del 1932 per uno Stadio Massimo a Roma). Lo stadio di Arata disponeva di un campo di calcio di m. 70x115, che qualcuno propose di allargare a 80x120, e di una pista podistica di 500 metri a 6 corsie. Sotto le gradinate trovavano posto - tra l'altro - una sala per il pugilato, la lotta e la scherma, tanto spaziosa da contenere oltre 4000 spettatori, una piscina, una palestra per la ginnastica, un campo per la pallacanestro. Si pensava anche, in un secondo tempo, di realizzare una torre di Maratona alta 100 metri e di rivestire con travertino la facciata e altre parti ornamentali. Arpinati fissò al 1° maggio l'inizio dei lavori, da completare in dieci mesi utilizzando 1500 operai. Proprio il 1° maggio 1933, tuttavia, a causa di un duro contrasto con il segretario del PNF, Achille Starace, e con lo stesso Mussolini, Arpinati rassegnò le dimissioni da ogni incarico e poco dopo venne condannato al confino per condotta antifascista. Anche l'attività di Arata subì una brusca interruzione e del suo progetto nessuno parlò più. Fu, quindi, una sorpresa per il pubblico ammirarne il plastico alla I Mostra Nazionale d\'Arte Sportiva, inaugurata dal re al Palazzo delle Esposizioni di Roma il 2 febbraio 1936. Poi, ancora silenzio. Le partite romane del mondiale di calcio 1934 si disputarono nel ristrutturato Stadio Nazionale in via Flaminia e per ospitare l'Olimpiade del 1940 si mise mano ai lavori di un nuovo, colossale impianto al Foro Italico, in sostituzione del bucolico Stadio dei Cipressi. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo. LIVIO TOSCHI(Il Tempo) | |