| VOGLIONO AFFOSSARE LA LAZIO PER UMILIARE TUTTA LA CITTÀ- Braille News 27.2.10 | |
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La Lazio non si tocca se lo mettano bene in testa tutti. Dagli arbitri troppo distratti negli ultimi tempi, ai politici nordisti pronti a colpire tutto quello che rappresenta la Capitale d’Italia. I rosiconi oltre il Po, ipercritici fino al ridicolo, si sono scagliati in ordine sparso contro il Gran Premio all’Eur temendo il pensionamento del circuito di Monza. Ora, con tutto il rispetto, e meglio far correre la Formula Uno in mezzo alle rovine di Roma oppure tra le fabbriche della Brianza? Leggi tutto l’articolo su Braille News del 27.2.10 in edicola! | |
| LO STELLONE INFINITO DI ROSSELLA- Braille News 13.2.10 | |
A Roma si discute da tempo sullo «stellone» (del quale l’equivalente romano non è garbato) di Ranieri, sul fatto che il vento, indiscutibilmente, sembra soffiare alle spalle del nuovo condottiero giallorosso. E si è ricorso fin troppo alla filosofia della fortuna che aiuta gli audaci: tutto vero, tutto giusto. Ma in realtà il vero «stellone» è quello che accompagna una delle due donne alla guida di un club di serie A: Rosella Sensi presidente della Roma dopo la scomparsa di papà Franco. E forse proprio il capostipite da lassù ha teso più volte la mano alla figlia assediata dai debiti societari e da un mondo, quello del calcio, che tutto fagocita e nel quale è difficile navigare a vista. Così, proprio nel momento più basso della sua gestione, quando cioè tutto e tutti sembravano remargli contro, qualcosa è cambiato. La situazione in poco più di due mesi si è rimessa «dritta», complice anche al ritrovata sintonia della squadra, i successi in campionato e una classifica impensabile a inizio stagione, al punto che tutti i problemi economici della Roma sembrano d’un tratto scomparsi. Possibile che tutto ciò sia accaduto solo grazie all’arrivo di Ranieri e a una condizione tecnica più attenta e oculata? Cos’è, fortuna riflessa? Forse, ma l’idea più plausibile è invece quella che vede i problemi societari giallorossi solo rinviati... una sorta di limbo temporale ottenuto grazie alle pressione della politica. Come sul fronte stadio... già, ma che fine ha fatto? Sepolto e sotterrato sotto tonnellate di scartoffie. (Il Tempo) SPORT PRESENTATA IN CAMPIDOGLIO LA MAPPATURA DEGLI IMPIANTI SPORTIVI ROMANI - Braille News 13.2.10
Prende forma il Piano regolatore comunale dello sport, la cui prima parte è stata presentata in Campidoglio dal delegato allo Sport, Alessandro Cochi, e dal presidente della commissione Cultura e sport, Federico Mollicone. Dallo "Studio sull\'impatto economico dello sport nella città di Roma", effettuato dalle università La Sapienza e Foro Italico, emerge un quadro dai numeri importanti: nella Capitale esistono oltre 2.500 strutture dove fare sport, i praticanti sono 1,5 milioni, i tesserati 170.000 e gli occupati 45.900, di cui oltre 27.000 volontari. La spesa sportiva annua è di oltre 3,2 miliardi, di cui 454 milioni sono le spese pubbliche e private mentre 2,7 miliardi quelle delle famiglie. Aumentano fra i praticanti gli anziani, ma anche i giovani fanno la loro parte, sempre più numerosi nei parchi, nelle palestre e anche a casa. L' indagine fa parte delle prime due fasi del progetto per la realizzazione del Piano regolatore per gli impianti sportivi di Roma, approvato il 4 febbraio scorso dalla Giunta comunale; le successive due fasi consisteranno nella costruzione di un sistema informativo territoriale e nella programmazione dello sviluppo dell'impiantistica. (Il Tempo) | |
| IL FATTO - CORSA OLIMPICA, LA LEGA FRENA ROMA- Braille News 13.2.10 | 2010-02-18 8:29:52 PM |
Olimpiadi 2020. Il tempo stringe, la politica tentenna. Entro il 5 marzo Roma e Venezia devono presentare al Coni i dossier delle candidature, che saranno valutati dal Cio (Comitato olimpico internazionale). Le Amministrazioni devono anche rispondere correttamente alla seconda delle 7 domande del quiz preparato del Comitato: «Quali enti appoggiano la vostra candidatura?». Provincia e Regione, naturalmente. E la politica nazionale, da che parte sta? Se l’Italia, come dice Franco Carraro, che del Cio è membro, «ha il 20% di probabilità di spuntarla», che non è tanto, è necessario che almeno sulla città da candidare si abbiano le idee chiare. Il governo ce l’ha così poco chiare che è costretto, almeno per ora, a guardare come andrà a finire questa sfida a due tra la Capitale e la città lagunare. Una gara che diventa ogni giorno che passa più politica, rischiando di perdere di vista le reali potenzialità delle concorrenti. Lo stesso Pdl, giorni fa, ha dovuto addirittura fare i conti con le dichiarazioni al pepe di cayenna delle frange venete che hanno presentato in Parlamento un’interrogazione al Governo. Non hanno digerito, per niente, la presa di posizione di Trenitalia, Lottomatica, Rai e Alitalia, i cui loghi ufficiali sono apparsi nella sottoscrizione della formazione del Comitato di sostegno alla candidatura di Roma. Una deriva nordista in pectore, insomma, che non ha nulla da invidiare al veemente sostegno leghista alla candidata lagunare. L’uscita del ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, che ha ridotto con snobbismo la candidatura di Roma a mera chiacchiera da solotto - pur ammettendo l’utilità dei salotti romani - rende l’idea di che aria tiri dalle parti di Palazzo Chigi quando s’inizia a parlare di Olimpiadi. E a rincarare la dose, in questo tutto contro tutti, chiamando in causa proprio il Coni, è stato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari: «Farei un torto all’intelligenza e al senso dell’ironia del mio amico Gianni Petrucci - presidente del Coni - se dicessi che non parteggia per Roma. È talmente evidente». «Sarà comunque una candidatura seria», taglia invece corto Franco Carraro a proposito di "senso dell’ironia". «E serve che - continua - una volta decisa la candidata il Paese sia compatto». Unito, soprattutto, quando si tratterà di mettere mano al portafogli. Il Campidoglio, due conti se li è già fatti. Solo per le infrastrutture viarie avrà bisogno di circa 300 milioni di euro. Strade, ponti, ferrovie, questo il vero tallone d’Achille della Capitale. La candidatura alle Olimpiadi è l’occasione buona per fare tutto quello che i romani aspettano ormai da decenni, soprattutto sul piano della mobilità. L’attuale Amministrazione ha già presentato un piano "antitraffico" che prevede vecchi e nuovi progetti. Oggi quel Piano, con lievi modifiche "ad hoc" per la Formula 1 e le Olimpiadi, potrebbe far breccia nel cuore del Cio, meno, forse, in quello della Lega. Di certo, del resto, non c’è ancora niente. Per sapere chi la spunterà, alla fine, tra Roma e Venezia, bisogna aspettare il mese di maggio. Ma se, incrociamo le dita, Roma dovesse perdere il treno olimpico, dovrebbe portare avanti i grandi progetti sulla mobilità, come se questa sfida l’avesse vinta. MATTEO VINCENZONI(Il Tempo) | |
| L’INTERVISTA - MEXES GIALLOROSSO A VITA- Braille News 6.2.10 | Sei anni in giallorosso, integrazione totale nella città e voglia di restare a vita a Roma... nella Roma. Philippe Mexes, un metro e ottantasette di difensore dal passaporto francese, ma già da tempo adottato dal popolo romanista, non può pensare a un futuro lontano dalla capitale. E il fatto di non avere più il posto da titolare scontato, invece di bloccarlo non fa che aumentare la sua voglia di rivalsa. E partiamo proprio da qui con un contratto in scadenza nel 2011 che il francese è pronto a rinnovare «a vita» con la sua Roma. «Mi manca questo e un altro anno, quindi abbiamo tempo per valutare la situazione. Io sto bene qua, l’ho sempre detto e vediamo cosa succede: voglio restare. Ovvio che non dipenderà solo da me». Anche se non è più un titolare inamovibile? «Certo, questo può incidere nella scelta, ma fa parte del gioco. Ho 27 anni e bisogno di giocare. Adesso va tutto bene, ho avuto diversi infortuni e la squadra ha reagito bene, sta girando tutto a meraviglia: ovvio che se potessi giocare di più sarebbe perfetto». Quanto ha influito il cambiamento di allenatore per la sua esclusione? «Sì, c’è anche questo, ma è capitato anche ad altri: vedi Doni. Ci vuole un po’ di pazienza. Stare in panchina non fa piacere anche se tutto gira bene, però ci sono tanti fronti aperti: campionato, coppa Italia, Europa League, ci sarà spazio per tutti. Arriverà anche il mio momento e mi farò trovare pronto». Da Siena al Siena il primo girone di Ranieri: bilancio? «È successa la stessa cosa quando arrivò Spalletti: allora era la fine di un ciclo e serviva ricominciare. Ma non da zero, perché se giochiamo questo calcio adesso è anche per merito suo che ha saputo assemblare questo gruppo. Sono stati cinque anni di lavoro. Ranieri ha portato la sua carica, questa forza interiore che ti fa stare bene sul campo. Alla fine con Spalletti non eravamo più una squarda unita, andavamo tutti avanti lasciando molto scoperta la difesa: e infatti incassavamo molti gol in contropiede». Quanto c’è di Ranieri in tutto questo? «Molto, eppoi quando ti gira tutto bene ti puoi permettere anche di lavorare più sereno: cosa che sei mesi fa non era possibile tanto per fare un esempio». Ranieri è un tecnico che non rischia mai un giocatore non al top fisicamente. «Vero, lui ti fa stare sempre al top: altrimenti non giochi. Non c’è differenza tra chi gioca e chi sta fuori e la dimostrazione è la partita contro il Siena risolta da due giocatori che si erano visti in campo pochissimo fino allora. È la nostra forza quest’anno, una cosa che ci fa essere più squadra». Ai mondiali pensa mai? «Ci penso eccome, sarebbe un sogno, ma sono realista. Ovvio che giocare di più qui mi aiuterebbe un po’». Lunedì alle 19 si è chiuso il mercato di riparazione: chi si è rafforzato di più? «Guardo solo la Roma. Abbiamo preso Toni ed era il punto più importante dove ci dovevamo rafforzare. È stata la scelta giusta, è importante averlo in questa squadra speriamo torni presto». Mancini al Milan? «Non cambia un granché che sia all’Inter o al Milan è uno che ti può far male». Cosa pensa della querelle Lotito-Ledesma? «Per noi è difficile la gestione di una situazione del genere. A volte ci considerano come giocattoli, se hanno bisogno non ti fanno andare via, nemmeno se vuoi andare a crescere professionalmente. La cosa più importante è rispettare la volontà di un giocatore se non vuole rimanere: è inutile trattenerlo contro voglia, perché poi non ha più la testa per dare il massimo». A proposito di testa, parliamo del suo amico Menez? «È un fuoriclasse, lo diciamo tutti e lo confermano anche tutti gli allenatori che ha avuto...». Ma...? «Ma poi quando va in campo probabilmente non ha fiducia in se stesso e si perde. Eppoi è dura sopportare la pressione che una piazza come Roma ti impone. Lui ha fatto bene per un periodo quando Spalletti lo faceva giocare molto di più. Poi è arrivato Ranieri e tutto è stato rimesso in discussione: anche il nuovo tecnico gli ha dato fiducia però non è più riuscito ad esprimersi al meglio. È molto giovane, ma per me era e resta un fuoriclasse». Obiettivo stagionale di questa Roma targata Ranieri? «Restare umili e andare avanti giornata per giornata. Stiamo attraversando un grande momento, ma non abbiamo lo stress di dover arrivare da qualche parte. Diciamo che viviamo alla giornata guardando soprattutto quelli che stanno dietro». A conti fatti meglio la Roma in Champions o la Lazio in serie B? «Tutte e due no eh!? (ride...) No, scherzo, mi prendo tutta la vita la Roma in Champions. Il derby è una cosa bella per la città. O no!? Poi se fanno un’altra stagione come quest’anno è ancora meglio». TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) |
| CAOS LEDESMA, VINCE LOTITO- Braille News 30.1.10 | |
| Sul filo del rasoio, proprio come piace a Lotito. Il destino di Ledesma si conoscerà negli ultimi giorni, forse nelle ultime ore di questa finestra di mercato. Un colpo di scena ha rimesso in gioco il presidente biancoceleste dopo la clamorosa sconfitta nel lodo Pandev. Verso le 13.30, dopo solo un paio d’ore di udienza, il presidente del Collegio Arbitrale della Lega, Giacchetti, ha dichiarato inammissibile la richiesta dell’argentino di svincolarsi e ha consegnato la vittoria di questo primo round a Lotito. Tutte le previsioni facevano pensare a un Pandev-bis anche perché le condizioni generali, seppure con qualche differenza, erano quasi uguali a quelle del talento macedone scappato gratis alla corte di Moratti. Invece ora Lotito ha la possibilità di vendere Ledesma ma se non si vorrà trasformare il successo in una vittoria di Pirro, devono materializzarsi due condizioni. O si vende bene il regista all’Inter o a un’altra squadra, oppure si deve reintegrarlo nella rosa. La terza via, quello dello scontro prolungato non porta a nulla se non alla perdita inesorabile del giocatore o con un’altra sentenza (l’avvocato di Ledesma ha già annunciato altri ricorsi) oppure con l’articolo 17 a giugno. Quindi, il presidente Lotito dovrebbe usare il buonsenso e cercare di risolvere il caso entro il primo febbraio naturalmente al prezzo giusto.
Tant’è, l’inatteso esito del lodo ha scatenato la legittima reazione di Ledesma che si era presentato in Lega a Milano con il suo avvocato Mazzilli e il procuratore D’Ippolito. A rappresentare la Lazio, l’avvocato Gentile oltre al presidente Lotito. Come detto il verdetto negativo ha toccato molto il giocatore. Dalla voce al telefonino traspare tutta la sua amarezza: «Giacchetti ha spiegato che il lodo era inammissibile perché il giorno dopo in cui ho presentato il ricorso, il 24 novembre, mi sono regolarmente allenato. Quindi l’inadempimento della società era cessato. Ma, tre giorni dopo, il 28, sono stato messo fuori rosa e questo non è stato preso in considerazione, così come tutte le altre volte in cui è successo: è una vergogna. Sono deluso, volevo solo giustizia. Tutto il mondo, l’Italia, Roma sa che non sono mai stato reintegrato». Poi una provocazione ma non troppo: «Visto che il lodo non è stato accettato perché hanno stabilito che faccio parte della rosa, mi aspetto la convocazione per domenica dal momento che nel reparto di centrocampo ci sono molti problemi». Cristian passa e chiude. Aspetta la telefonata che allungherebbe la sua vita calcistica perché ormai non ce la fa più a stare fermo. Sull’altro fronte l’avvocato Gentile gongola: «Ci hanno dato ragione nel merito, riconoscendo che la società si è comportata correttamente». Pochi minuti dopo la sentenza riparte la trattativa. Lotito incassa la vittoria e vola a Roma senza incontrare Moratti o Branca. Si tratta al telefono con l’Inter che sarebbe ferma all’offerta di 6.5 milioni di euro cash più la comproprietà dello sloveno Khrin. Lotito ne chiede un paio in più ma il nuovo colpo di scena è dietro l’angolo. Moratti esce allo scoperto: «Ne riparliamo a giugno, avevamo fatto un’offerta per Ledesma ma non è stata accettata. Ora ci siamo indirizzati su un nuovo obiettivo». Strategia oppure realtà? Le prossime ore saranno decisive con la Juve che può tornare in lizza.
LUIGI SALOMONE(Il Tempo)
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| COPPA ITALIA ALLA ROMA BASTA DE ROSSI- Braille News 30.1.10 | |
| Settantatre minuti per avere la meglio di un Catania modesto, rassegnato e rimasto addirittura in nove per la doppia espulsione inflitta da Pierpaoli. Alla fine ci pensa capitan De Rossi a trascinare la Roma in semifinale di coppa Italia contro la vincente di Milan-Udinese in programma stasera a S. Siro. E va bene che Ranieri lasci la porta aperta per far uscire chi in questa Roma si sente un po’ stretto (Motta e Baptista su tutti, ma perché no anche Menez), ma poi quando mancano i titolari, e in una stagione da sessanta partite è cosa alquanto possibile, avere una rosa corta può costar caro. Impalpabile o quasi la differenza quando giochi contro Catania & Co., ma andando avanti le avversarie saranno sempre più toste su tutti i fronti. Senza attacco è dura, la buona Roma vista dalla cintola in giù lo ha dimostrato sul prato amico dell’Olimpico: settantatre minuti per avere la meglio di questo Catania. Troppi.
E comunque è stata la riprova che Menez e Okaka (il meglio dei due e finalmente con dei capelli umani) non fanno in due nemmeno un quarto di uno tra Totti, Vucinic o Toni. Il francese imbarazzante a tratti irritante, ha perso l’ennesima occasione per ritagliarsi un ruolo e dare un senso alla sua permanenza nella capitale: resta un sogno inespresso, un giocatore incompleto che non sa dare concretezza al dono naturale ricevuto per grazia divina. Fa bene Ranieri a cambiarlo nella ripresa e metter dentro Cerci che almeno in quanto ha voglia può essere un esempio. Il giovane «colored» giallorosso invece fa tutto quasi bene, tranne tirare in porta: ci mette il fisico, prova a incidere ma gli manca sempre qualcosa per diventare l’uomo partita. Sbaglia l’impossibile prima di fare una delle poche cose giuste della serata: passarla a De Rossi per il gol che spedisce la Roma in semifinale. Finisce come una sfida tra scapoli e ammogliati con i giallorossi che non infieriscono su un Catania già stramazzato dalle scelte suicide di un Mihajlovic al quale interessa solo il campionato. Alla fine, comunque, ha di nuovo ragione Ranieri: avanti con il «minimo» sforzo (De Rossi e Pizarro non saranno d’accordo).
TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo)
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| BUON VIAGGIO ALL’ITALIA TRA AUGURI E POLEMICHE– Braille News 23.1.10 | |
Ventitrè giorni esatti all’accensione del braciere olimpico di Vancouver che darà il via ufficiale ai XXI Giochi Olimpici invernali. Ma a Roma i fuochi, anzi le scintille, sono già partite (e da tempo) tra il numero uno dello sport Gianni Petrucci e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Rocco Crimi. Al Quirinale, nel giorno degli «in bocca al lupo» in vista dell’avventura canadese, con consegna di bandiera al seguito, è andato in scena, e pubblicamente, l’ennesimo round: con conseguente faccia a faccia chiarificatore (?). Nel Salone delle Feste si è svolta la cerimonia ufficiale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha consegnato il tricolore nelle mani dei portabandiera Giorgio Di Centa e Gianmaria Dal Maistro (ipovedente rappresentante degli atleti paralimpici). Con lui, oltre a Petrucci e Crimi, il presidente dello sport paralimpico Pancalli e il segretario del Coni Pagnozzi. «I vostri successi sono un motivo di fiducia per tutto il Paese - ha esordito Napolitano - lo sport è una componente dello sforzo collettivo della nazione, tenete alto il morale di tutta l\'Italia. Possiamo dire che lo sport italiano nella sua dimensione agonistica sta andando molto forte, dobbiamo fare in modo che cresca ancora di più lo sport come educazione di massa, come pratica diffusa e costume sociale, per i valori che rappresenta. Se intensifichiamo gli incontri al Quirinale è perché i vostri successi danno fiducia e contribuiscono a tenere alto il morale del paese». Augurio condiviso e rafforzato dal ministro degli esteri Frattini che nel primo pomeriggio ha ricevuto a sua volta la delegazione azzurra a Palazzo Madama. «Dopo il saluto del Capo dello Stato - ha detto Frattini - che vi ha consegnato la bandiera, non abbiamo molto da aggiungere se non dire che il Governo italiano tutto fa il tifo per voi. Avete un'eredità un po' pesante perché a Torino furono 11 le medaglie, spero che possiate eguagliare e superare questo numero. Quello che potremo fare con un sostegno lo faremo, tutta l'Italia sarà accanto a voi». Ma al buonismo di circostanza, che avrebbe dovuto condire la giornata degli azzurri in vista del difficilissimo impegno in Canada, ha fatto da contraltare la bordata rifilata a freddo da Crimi. Terreno della diatriba già innescata in passato ai tempi dell’ultima rielezione di Petrucci, l’annosa questione sul finanziamento automatico allo sport. La frase letta in pubblico da Crimi non ha lasciato dubbi sull’atteggiamento del sottosegretario, uscito fuori pista a spazzaneve (tanto per restare in tema): «Il governo vuole continuare a valorizzare e supportare lo sport italiano e pensa a forme di finanziamento automatiche, ma stabilendo regole certe e chiare di trasparenza sull\'utilizzo di denaro pubblico». Petrucci ha cambiato faccia e risposto altrettanto duramente alle accuse del rappresentante del Governo definendo la sua uscita «pleonastica». «La trasparenza c\'è sempre stata - la replica del numero uno dello sport italiano - non credo che questa sia una stoccata, quanto piuttosto una frase inopportuna e anche banale. Noi ci auguriamo il finanziamento certo, pur sapendo che il Paese ha altre urgenze, per non dover trattare ogni volta la questione in Finanziaria, compromettendo la preparazione degli atleti. Noi siamo grati al governo, non chiediamo niente di più. Quanto alla necessità di trasparenza, perdonate è un'ovvietà». E allo scambio di vedute «ufficiale», con Napolitano che da buon padrone di casa ha fatto finta di non sentire e si è limitato ad offrire agli atleti il giusto augurio, è seguito un faccia a faccia piuttosto duro. Petrucci ha cercato Crimi durante l’aperitivo post-consegna e i due si sono appartati (neanche tanto) in un angolo del Salone dove hanno parlato a lungo molto animosamente. Quindici minuti fitti fitti, conditi da gesti inequivocabili, al termine dei quali le due parti sono sembrate lontane anni luce dall’aver trovato un punto d’incontro: nonostante le «pose» di routine improvvisate più tardi davanti alle tv. Alla faccia della festa degli azzurri e dello spirito nazionale in vista di una Olimpiade. E la «guerra» non sembra affatto terminata. TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) | |
| SE L’ALLENATORE È INTEGRALISTA– Braille News 23.1.10 | |
Ratzinger, per celebrare nel ricordo dell’Olocausto la pacificazione definitiva tra le due religioni, arriva invece una notizia allarmante dalla Coppa d’Africa in tema di intolleranza religiosa. L’allenatore della nazionale egiziana Hassan Shehata - che su quella panchina ha sostituito ormai da sei anni Marco Tardelli - non solo è, come ha pieno diritto di essere, un fervente musulmano, ma condiziona le sue scelte tecniche al filtro della religione del Profeta. La sua convinzione profonda è che oltre alla bravura calcistica, i nazionali egiziani, per essere inclusi nella formazione, devono professare anche «la devozione assoluta» per l’Islam. «Io convoco - ha dichiarato seriamente El Me’alem, cioè il Gran Capo, come lo chiamano i giornalisti del suo Paese - solo chi ha un buon rapporto con Dio» e, a riprova della sua coerenza ha insegnato ai ragazzi della squadra ad inginocchiarsi in cerchio, ogni volta che segnano un gol, per ringraziare Allah. La devozione religiosa è piuttosto diffusa, in realtà, dovunque tra i calciatori, anche tra i più famosi e ricchi, come Paul Victor Barreto, il giovane brasiliano del Bari che nell’anticipo di sabato scorso ha segnato due «rigori» al portiere dell’Inter, costringendo la capolista ad un altro dei suoi prodigiosi recuperi. Assicura il collega Antonio Guido che «la fede è il pane quotidiano» di Barreto, che ha l’abitudine di leggere ogni giorno un passo della Bibbia per ispirarsi al verbo divino. E tra i suoi colleghi non è certo il solo a professare così assiduamente la sua vicinanza al Signore. Ma naturalmente c’è una bella differenza tra chi prega assiduamente e chi obbliga gli altri a pregare, esercitando a sproposito la sua autorità. L’allenatore della Nazionale egiziana la esercita spietatamente, come sanno due dei suoi migliori giocatori: Mohamed Zidan, militante del Borussia di Dortmund e Mido, un attaccante del Middlesbrough che è passato anche per il nostro campionato. Zidan, che era in crisi, sta molto meglio da quando il tecnico gli ha suggerito di recitare le sue preghiere tutti i giorni, mentre Mido è uno scavezzacollo che ama divertirsi ed è attaccato alla bottiglia, tanto che il Gran Capo, dopo aver tentato invano di richiamarlo alla ragione, ha finito per rispedirlo a casa. Scherzi a parte, dopo l’aggressione alla squadra del Togo questa prova di intolleranza accettata nell’ambito della rappresentativa di uno dei paesi più grandi e gloriosi del continente africano non solo suscita qualche perplessità sull’andamento dei «mondiali» della prossima estate, ma richiama la nostra attenzione sui pericoli di un’intolleranza religiosa che è anche all’origine del terrorismo talebano. Personalmente, sono molto vicino alle posizioni della sinistra liberale europea ma non ho mai condiviso l’indifferenza così diffusa nell’Occidente democratico nei confronti del fanatismo musulmano nelle sue forme più aggressive, indifferenza che troppo spesso nasconde un sentimento anti-americano, spinto fino al punto di indossare ai servizi segreti di Washington la responsabilità dell’atroce attentato dell’11 settembre che sconvolse New York e fece tremila vittime nel giro di una sola notte. L’intolleranza religiosa non si distingue in nulla da quella politica. La speranza è che né l’una né l’altra turbino, come è avvenuto qualche volta nelle Olimpiadi, la grande novità dei «mondiali» africani. ANTONIO GHIRELLI(Il Tempo) | |
| LO STADIO DEL FUTURO RIMASE UN SOGNO Braille News 16.1.2010 | |
Erano da poco terminati i Giochi di Los Angeles quando Bruno Zauli (futuro segretario del CONI) affrontò il problema, non più differibile, della mancanza di un grande stadio per ospitare le Olimpiadi, esprimendo considerazioni interessanti, direi quasi provocatorie: «Orgoglioso di una virtù e di una potenza che hanno scosso l'attenzione del mondo, lo Sport Italiano si è cimentato in due imprese audacissime. I nostri Dirigenti hanno chiesto nei supremi congressi internazionali l'organizzazione del Campionato Calcistico Mondiale e della XII Olimpiade. Ma la realtà di oggi, durissima, è questa: Campionati del Mondo e Olimpiadi, in Italia, sono praticamente impossibili. Non c'è uno stadio dove disputarli» (Il Littoriale, 13 ottobre 1932). Le considerazioni di Zauli furono immediatamente recepite dal potente sottosegretario agli Interni, Leandro Arpinati (1892-1945), cui già si doveva il primo stadio del regime: il Littoriale di Bologna, oggi Renato Dall'Ara. Arpinati, che era anche presidente del CONI e della FIGC, nel gennaio 1933 annunciò l'imminente costruzione nella capitale di un impianto con 150.000 posti a sedere, ove disputare non solo l'Olimpiade del 1940, ma anche alcune gare del campionato mondiale di calcio del 1934. «Essendo parecchie le imprese capaci di condurre a termine la poderosa opera in 300 giorni», la solenne inaugurazione si sarebbe svolta nel Natale di Roma dell'Anno XII, ossia il 21 aprile 1934. Esaminiamo le principali caratteristiche progettuali dell'impianto. Di forma circolare (come lo Stadio del Centenario a Montevideo), aveva un diametro di 370 metri, ossia il doppio dell'asse maggiore del Colosseo, e il coronamento raggiungeva un'altezza di 54 metri dal piano di campagna. Attraverso quattro rampe simmetriche - sfalsate di 45 gradi rispetto agli assi del campo di calcio - le auto salivano agli accessi carrabili, immettendosi in una strada perimetrale larga 14 metri alla base di un gigantesco porticato. I pedoni, invece, entravano da 40 ingressi al livello sottostante. Internamente, il prolungamento ideale degli assi delle rampe delimitava quattro settori (uguali tra loro quelli frontistanti), la cui sommità era coronata da altri porticati, che ricordavano il maenianum summum del Colosseo. Le gradinate avevano uno sviluppo di 70.000 metri lineari e la distanza massima dal bordo del campo all'ultimo gradino era di 138 metri. Per la realizzazione del grandioso stadio in cemento armato dell'ingegnere piacentino Giulio Ulisse Arata (1881-1962) si scelse la vasta area dell'Acqua Acetosa, nell'ansa del Tevere alle pendici di Monte Antenne, più o meno dove oggi sorge il Centro Sportivo "Giulio Onesti". Su incarico di Arpinati, primo podestà di Bologna, nel capoluogo emiliano Arata aveva collaborato con l'ingegner Umberto Costanzini alla costruzione dello stadio, progettando in particolare la torre di Maratona, alla cui base fu collocata la statua equestre in bronzo del duce. Delle novità tecniche che si stavano affermando in quegli anni l'impianto romano teneva poco conto, adottando solo parzialmente le tribune a "crescent", ossia a mezzaluna (secondo gli studi e le applicazioni pratiche dell'ingegnere americano Gavin Hadden), ed escludendo le tribune sovrapposte a sbalzo (come nel progetto Nervi-Valle del 1932 per uno Stadio Massimo a Roma). Lo stadio di Arata disponeva di un campo di calcio di m. 70x115, che qualcuno propose di allargare a 80x120, e di una pista podistica di 500 metri a 6 corsie. Sotto le gradinate trovavano posto - tra l'altro - una sala per il pugilato, la lotta e la scherma, tanto spaziosa da contenere oltre 4000 spettatori, una piscina, una palestra per la ginnastica, un campo per la pallacanestro. Si pensava anche, in un secondo tempo, di realizzare una torre di Maratona alta 100 metri e di rivestire con travertino la facciata e altre parti ornamentali. Arpinati fissò al 1° maggio l'inizio dei lavori, da completare in dieci mesi utilizzando 1500 operai. Proprio il 1° maggio 1933, tuttavia, a causa di un duro contrasto con il segretario del PNF, Achille Starace, e con lo stesso Mussolini, Arpinati rassegnò le dimissioni da ogni incarico e poco dopo venne condannato al confino per condotta antifascista. Anche l'attività di Arata subì una brusca interruzione e del suo progetto nessuno parlò più. Fu, quindi, una sorpresa per il pubblico ammirarne il plastico alla I Mostra Nazionale d\'Arte Sportiva, inaugurata dal re al Palazzo delle Esposizioni di Roma il 2 febbraio 1936. Poi, ancora silenzio. Le partite romane del mondiale di calcio 1934 si disputarono nel ristrutturato Stadio Nazionale in via Flaminia e per ospitare l'Olimpiade del 1940 si mise mano ai lavori di un nuovo, colossale impianto al Foro Italico, in sostituzione del bucolico Stadio dei Cipressi. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo. LIVIO TOSCHI(Il Tempo) | |
| BASKET ORA L’ITALIA PUÒ PENSARE IN GRANDE- Braille News 26.12.09 | |
Giovane e vincente. È il ritratto di Simone Pianigiani, nuovo Ct della Nazionale maschile di basket, presentato a Roma, che dovrà ora dividersi almeno per altri due anni, visto il contratto part time, tra la corazzata Siena e una squadra, l’Azzurra, da rilanciare. «Dobbiamo pensare in grande ma lavorare in piccolo. Non dobbiamo essere presuntuosi, non siamo fenomeni ma nemmeno brocchi», le sue prime parole pronunciate al fianco del presidente Meneghin. Che ci ha tenuto a lanciare messaggi di pace al numero uno dello sport Petrucci, contrario al coach da dividere con un club. «Mi dispiace del contrasto con lui - ha detto Meneghin - che considero un fratello maggiore, ma ogni tanto uno può cambiare idea. Con Petrucci spero che i rapporti si rassereneranno e cercherò di ripagarlo con i risultati». Pronta la replica dal Coni. «La mia filosofia - ha detto Petrucci - è che le nazionali in Italia devono essere a tempo pieno. La Fip deve pensare in grande, un ct deve creare l’immagine ogni giorno, ma può stare tranquilla perché sarò al suo fianco. Voglio bene a Meneghin e lo stimo, ma non mi chiamassero per prendere certe iniziative quando poi devono smentirle. Ora comunque è tutto alle spalle, tifiamo per la Nazionale italiana. Pianigiani è il migliore allenatore che si poteva prendere anche se la mia idea rimane quella». La parola torna allora al nuovo coach. «C’è pressione - dice Pianigiani - e questo mi piace. Sono un uomo di campo e la prima cosa cui devo pensare è a una squadra che fa le cose possibili. In Italia c’è una scuola tecnica di altissimo livello. Spero di ottenere collaborazione anche da Messina». L’auspicio è anche quello di avere in squadra i tre talenti della Nba e di far crescere accanto a loro gli altri «Il nostro è un gruppo atipico in proiezione internazionale, non sono tanti quelli che incidono in Eurolega e nella Nba il modo di giocare è diverso. Mi aspetto delle persone entusiaste e dei giocatori che si passino la palla e giochino di squadra». «È il momento - conclude Pianigiani - di andare verso il meglio della pallacanestro. La Nazionale è di tutti. Niente alibi, non ci sono più scuse». FABRIZIO FABBRI(Il Tempo) | |
| UN ANNO DI SPORT– Braille News 19.12.09 | |
IL RITORNO DI ARMSTRONG HA RIACCESO LA PASSIONE MA IL DOPING CONTINUA A MIETERE VITTIME ECCELLENTI L’ultima cosa che pensavamo di fare era sparare una fotona di Lance Armstrong per presentare un anno di ciclismo; un anno non nel senso del 1999, per dire (quando il texano conquistò il suo primo Tour de France al rientro dopo il cancro che l'aveva colpito due anni prima), ma del 2009. In una vertigine di ritorno al futuro, gli appassionati si sono ritrovati col vincitore di 7 Tour di nuovo davanti agli occhi, in bicicletta e pronto - come un tempo - a spaccare il mondo. Che poi, rispetto alla sua precedente carriera, le distanze tra desideri e realtà si siano ampliate, è un dettaglio che non mina l’imponenza della città viaggiante che si muove al seguito di Lance (città nel senso non solo fisico di persone che lo circondano, ma anche di attenzione alle sue vicende dai quattro angoli del pianeta, il che si traduce in una presenza mediatica sempre massiccia ovunque ci sia lui). Ma il diavoletto ci ha messo lo zampino, e un mese prima della corsa rosa, Lance è caduto alla Vuelta a Castilla y León in Spagna e s’è fratturato una clavicola. Ay qué dolor, tanti tifosi italiani che lo aspettavano all’esordio nel Giro hanno tremato, ma come in ogni storia hollywoodiana che si rispetti, il lieto fine è giunto: Armstrong s’è ripreso in fretta e ha potuto così onorare l'impegno di essere presente al Giro del Centenario, dove ha poi colto un non disprezzabile 12°. Mentre il texano era alle prese col suo percorso d’avvicinamento ai grandi appuntamenti stagionali, si consumava la primavera delle grandi classiche, precedute da una Parigi-Nizza in cui un arrembante Luis León Sánchez aveva mandato fuori fase un Contador prima troppo sicuro di sé, e poi battuto; e una Tirreno-Adriatico in cui Michele Scarponi, dopo un biennio di traversie, aveva apposto la sua firma, preambolo di un Giro corso da protagonista e coronato da due successi di tappa. Alla Milano-Sanremo la palma di finale più eccitante della stagione: tutti i più forti insieme dopo le salitelle degli ultimi 40 km, sul rettilineo conclusivo il volpone Hushovd fa il buco al compagno di squadra Haussler che s’invola verso un successo che pare sicuro. Ma dal gruppo schizza come una scheggia quel Mark Cavendish che in un paio di stagioni si è affermato come il nuovo spauracchio delle volate, e lo fulmina al colpo di reni, dopo aver rosicchiato 20 metri negli ultimi 100. A noi le briciole, anche se sulle prime avevamo esultato per Rebellin, straordinario interprete della Freccia Vallone: ma la gioia per il Veneto s’è smorzata appena sei giorni dopo quella vittoria, quando è giunta la notizia della sua positività (Cera) risalente alle Olimpiadi di Pechino. Mazzata, ritiro dell’argento conquistato ai Giochi, fine della carriera: purtroppo non sarà l’unico caso di doping che funesta il 2009. L'altra vicenda eclatante vede al centro Danilo Di Luca. L’abruzzese aveva dato vita al Giro a un duello palpitante col russo Menchov, vincendo due frazioni (tra cui la Cuneo-Pinerolo, con un entusiasmante attacco finale) e indossando la maglia rosa per diversi giorni. E mentre altri protagonisti attesi (su tutti Ivan Basso, che aveva illuso i suoi fan vincendo in aprile il Giro del Trentino, ma che alla corsa rosa non è mai riuscito a far la differenza) faticavano a far sentire la propria voce, il duello russo-abruzzese è proseguito fino agli ultimissimi metri della crono conclusiva, a Roma, tra le bellezze eterne della Capitale: la caduta di Menchov a un km dal traguardo dei Fori Imperiali ha lasciato tutti col fiato sospeso, visto che la maglia rosa era in gioco per una questione di pochi secondi. E l’urlo con cui il russo ha tirato fuori tutta la tensione e la paura, una volta superato con successo il traguardo all’ombra del Colosseo, è una delle immagini della stagione. Ma, per riallacciarci alla vicenda Di Luca, anche quelle belle giornate maggioline del Giro sono state poi rubricate alla voce «classifiche da riscrivere», visto che in luglio è arrivata la notizia della doppia positività di Danilo, anche stavolta per Cera, relativa a due frazioni del Giro. Per fortuna in quei giorni gli appassionati hanno potuto distrarsi col Tour de France, in cui l’assassino (di nome Lance) tornava sul luogo del delitto: la convivenza in casa Astana con Contador è stato un altro dei temi caldi del 2009: e infatti in terra francese le cose non sono andate per niente bene tra i due capocorrente del team kazako. Fortuna (per lui, ma anche per tutti noi: che ciclismo avremmo raccontato, descrivendo un quasi quarantenne che torna in gara e sbaraglia la concorrenza di rivali di 15 anni più giovani?) che Contador ha fatto vedere sulla strada di cosa è capace, tenendo a bada l’ingombrante compagno e gli insidiosi fratelli Schleck (Andy secondo alla fine, Armstrong terzo, Nibali buon settimo). La stagione, dopo la Vuelta conquistata da Alejandro Valverde (con due vittorie di tappa di Cunego), è scivolata verso il finale, con un bellissimo Mondiale a Mendrisio, vinto dall’eterno piazzato Cadel Evans (in un’impresa preceduta di 24 ore da quella, altrettanto rilevante, della nostra Tatiana Guderzo, iridata tra le donne), con un filotto ottobrino di vittorie pesanti di un Philippe Gilbert che finalmente ha trovato una dimensione da vincente; e con la consapevolezza che, pur tra mille problemi e deficienze, tra mille situazioni fosche che concorrono a minarne la credibilità, il ciclismo qualche emozione sa regalarla ancora. MARCO GRASSI(Il Tempo) | |
| IL TUNNEL - Braille News 12.12.09 | |
Il 2009 del calcio italiano si avvia a chiudere in bellezza. Il campionato, dopo la vittoria della Juventus sull’Inter e del Milan sulla Sampdoria, ripropone una lotta a tre per lo scudetto come un’ipotesi tornata possibile. E sguinzaglia alle loro spalle almeno sette squadre in grado di mirare ad un traguardo europeo, tra le quali figurano Roma e Napoli in fase di pieno recupero. E, finalmente, la Nazionale di Lippi si accinge a partire col piede giusto in un girone preliminare piuttosto benigno e spera che gli altri giovani come lo splendido Marchisio maturino accanto agli smaliziati veterani che difendono il titolo mondiale. La prospettiva sarebbe davvero entusiasmante sotto il profilo dei risultati e dello spettacolo se, nelle ultime settimane e particolarmente nello scorso "week end", non si fossero manifestati episodi di intolleranza, di violenza e addirittura furibonde risse tra giocatori e arbitri, allenatori e dirigenti, che suscitano stupore ed allarme. Si può ancora capire che un allenatore polemico e presuntuoso come Mourinho si faccia espellere nel corso di una gara delicatissima per la sua Inter solo per aver applaudito ironicamente una decisione sgradita del direttore di gara o che Gattuso per non perdere il posto nella Nazionale del Sud Africa, minacci, addirittura di lasciare il Milan se Galliani non gli garantisce il posto in prima squadra. Ma in altre circostanze si avverte un’esasperazione degli animi che non è minimamente giustificata. A Palermo, Cavani e Bertolo sono aggrediti da teppisti in motocicletta proprio il giorno in cui i rosanero tornano alla vittoria sul Cagliari. A Roma, l’arbitro Rizzoli è costretto ad interrompere per due volte e per sette minuti il «derby» per l’idiozia di un gruppo di pseudo-tifosi che si divertono a sparare bombe-carta; e purtroppo sul finire della partita Totti, di solito correttissimo e bonario, urla ai giocatori laziali: «Vi mando in B!». A Siena il bersaglio è Persichetti, per ragioni di mercato; ma è a Genova che si consuma la scena più volgare: i due presidenti Preziosi e Ghirardi si prendono a malparole, dandosi del ladro e minacciando di prendersi a calci, mentre Panucci, l’ex terzino della Roma passato quest’anno al Parma ma in lite col Genoa, aggredisce Preziosi promettendogli di rompergli la testa con i giocattoli che il dirigente ligure produce con grande successo. La verità è che l’avvento del calcio-spettacolo con TV in diretta ha addensato sui nostri club, in cambio di opulenti diritti, un calendario demenziale che impone di giocare ogni tre giorni, in qualunque ora, per campionato, coppe, nazionali nostre o dei nostri ospiti, tornei intercontinentali e mondiali. Si viaggia spesso, ci si chiude in melanconici ritiri, si forzano muscoli e nervi procurandosi infortuni gravi e lunghissimi da curare. Pareva che in tanta follia, un’iniziativa esemplare fosse venuta da Pillon, l’allenatore dell’Ascoli, che aveva favorito gli avversari facendoli segnare un gol per pareggiare una rete segnata dai suoi mentre un giocatore della Reggina era a terra, infortunato. Assediati dai loro tifosi, furibondi piuttosto che ammirati, l’allenatore e i suoi son dovuti rimanere due ore negli spgliatoi prima di tornar liberi. Ha commentato Pillon. «È un mondo profondamente diverso, rispetto a venti, trent’anni fa. Il clima si è deteriorato». ANTONIO GHIRELLI(IL Tempo) | |
| ARRIVA UNA STRACITTADINA DAGLI UMORI CONTRAPPOSTI- Braille News 5.12.09 | |
Avvicinamento al derby con opposti umori, la Roma dilata il gap nei confronti dell'altra sponda del Tevere, i laziali si affidano alla tradizione, chi sta peggio diventa spesso il favorito. Ma la domenica si tinge di giallo e rosso: evviva!, zona Champions a tre punti. Basta poco, di questi tempi per altri versi grami per i labari romanisti, per esaltare il tifo a una settimana dal derby. Prendere nota: acciuffata la Fiorentina, ma il Cagliari è un punto avanti e il Bari è in linea. Conta tanto, una vittoria a Bergamo, su un campo tradizionalmente tutt'altro che prodigo di favori per la Roma, ma per i giudizi sul futuro, immediato o a più lunga scadenza, trovo apprezzabili le considerazioni di Claudio Ranieri a fine partita. Non ci siamo ancora, sostiene il tecnico, molte cose da far quadrare, molti errori da correggere, poco confortante la conferma degli immancabili disagi difensivi: il rientrante Juan pilastro, nel senso della reattività, sul gol di Ceravolo, Motta inguardabile. Vero che la Roma la partita l'aveva dominata a lungo, nonostante la doccia fredda dello svantaggio, grazie soprattutto alla vena felice di Mirko Vucinic, del quale i soliti sapientoni avrebbero voluto un esodo frettoloso. Lavoro umile ma prezioso del capitano, stavolta senza gol, buone copertura in centrocampo e anche felici impostazioni, giusto che la firma sui tre punti l'abbia messa Perrotta, assiduo nei progressi verso la miglior condizione, un fischio di Lippi lo troverebbe pronto. Non facile, per altro, cancellare la negativa impressione di quel finale frenetico, Roma in barricata, stavolta la famosa sudditanza ha mostrato il volto amico, Tiribocchi non è caduto per un malore. La vittoria resta legittima. Per la sfida stracittadina, per ora è la sola tradizione a tenere in alto i cuori laziali, neanche contro il Bologna è arrivata una vittoria che manca ormai da dodici turni. Un'occasione perduta, qualche lampo nel primo tempo, ripresa insignificante nonostante i rivali non fossero degli spauracchi, niente gol a dispetto del potenziale offensivo teoricamente notevole, Zarate e Rocchi con Foggia. Sembra, in questo momento, una squadra senz'anima, nel derby dovrà ritrovare almeno i toni agonistici che erano stati prerogativa dei giorni felici. Unica consolazione, avere guadagnato un punto sulla zona rossa con le sconfitte del Livorno e dell'Atalanta, un pensiero affettuoso ai collaborativi cuginetti. Nell'altro pianeta, che la Capitale guarda da anni-luce di distanza, l'Inter si gode un incantevole panorama dalla vetta del suo Everest, un rigore ddi Milito piega la Fiorentina, Gilardino ha due colto un palo, ma le occasioni erano state tutte dell'Inter, sorprendente la recita di Quaresma, comparsa promossa a protagonista. Tante grazie al Cagliari, che ha rimandato battuta la Juventus: soffrendo alla distanza una reazione più rabbiosa che lucida, ma giocando un primo tempo sontuoso. Vero che, tra gli abbonati a Sky, gli juventini sovrastano per numero i tifosi del Cagliari, ma è scandaloso che si parli per dieci minuti di una spintarella di Pisano ad Amauri e venga ignorato un solare fallo di mani in area di Caceres, la partita si sarebbe chiusa con largo anticipo. Ora la Juve aspetta l'Inter, alla quale gli otto punti di distacco regalano olimpica serenità, anche se a sette arriva il Milan, due gol di Huntelaar a Catania in pieno recupero di una partita orribile. GIANFRANCO GIUBILO(Il Tempo) | |
| SCHUMI IDEA MERCEDES– 21.11.09 Braille News | |
Secondo i giornali inglesi, il neocampione del mondo Jenson Button avrebbe firmato un contratto da circa sei milioni di euro, il doppio di quanto ha guadagnato nel 2009, per correre con la McLaren di Ron Dennis nella prossima stagione di Formula Uno. Se la notizia fosse vera - e probabilmente lo è - si tratterebbe di un colpo di scena le cui motivazioni, apparentemente misteriose, potrebbero essere clamorose. L’antefatto è logicamente l’acquisizione della Brawn (la squadra con la quale Button ha vinto il titolo) da parte della Mercedes, che ha contemporaneamente dovuto firmare un oneroso accordo di separazione consensuale dalla McLaren. Ora, è sì vero che la McLaren è sempre stata un po’ xenofoba e che il suo capo Ron Dennis coltivava da tempo il duplice sogno di fare un dispetto al partner tedesco e di creare una formazione tutta inglese. Però è anche vero che a spingere Button a passare da un team che gli avrebbe apparentemente affiancato il tenero Rosberg a uno che lo costringerà a misurarsi con quel tritatutto di Hamilton - col rischio concreto di uscirne umiliato in patria ancor più che agli occhi del mondo - non possono essere stati solo il vil denaro o la condivisone delle pulsioni nazionalistiche di Dennis. Sotto ci deve essere qualcos’altro. Personalmente credo che il vero motivo della decisione del campione in carica non possa essere stato che la paura. Paura derivante dalla certezza, maturata grazie alle confidenze raccolte all’interno della Brawn-Mercedes, dell’imminenza di un evento che avrebbe reso la sua permanenza in squadra un incubo assai più terrificante della coabitazione con Hamilton: l’arrivo di Michael Schumacher. Fantascienza? Può darsi. Ma proviamo a mettere in fila qualche fatto ormai consolidato. 1) Ad agosto, quando Massa è finito all’ospedale, la Ferrari e Schumacher hanno annunciato che sarebbe stato proprio lui, il mitico Schumi, a prenderne il posto. Ma appena qualche giorno dopo lo stesso Schumi ha convocato una conferenza stampa per rinunciare, motivando il clamoroso dietrofront con un malanno al collo. Peccato che quel malanno fosse conseguenza di una caduta dalla moto vecchia di sei mesi e che della sua presunta gravità egli non potesse non essere a conoscenza fin da allora... 2) Subito dopo la rinuncia, la Ferrari ha rinnovato per tre anni il contratto di consulenza di Schumacher. Inquietanti le similitudini con l’annuncio dell’estensione al 2010 del contratto con Raikkonen che un anno e mezzo fa fece seguito alle indiscrezioni sull’ingaggio di Alonso a partire proprio dal 2010. Come sia andata a finire lo sapete tutti... E comunque l’accordo Cavallino-Schumi non parla di F1 ma è valido soltanto per lo sviluppo delle Granturismo stradali. 3) Da una quarantina di giorni sui media tedeschi si moltiplicano le indiscrezioni su un sorprendente miglioramento del collo di Schumi e sulla sua voglia di tornare in pista. 4) Ross Brawn, oggi a capo dell’operazione F1 della Mercedes, è l’uomo a fianco del quale Schumi ha conquistato tutti e 7 i suoi titoli mondiali, due con la Benetton e 5 con la Ferrari. Pare siano persino soci in affari. 5) Norbert Haugh, responsabile di Mercedes Sport, è amico personale di Michael e non ha mai nascosto il desiderio di metterlo prima o poi al volante di una «freccia d’argento». Schumi ha sempre ricambiato, fregandosene delle apparenze al punto da festeggiare in pubblico i titoli che la Casa tedesca conquistava da motorista della McLaren, anche quando gli sconfitti erano lui e la Ferrari. 6) La Mercedes ha bisogno di un «coup de théatre» che giustifichi all’occhio dell’opinione pubblica tedesca e dei sindacati, che l’hanno messa sotto accusa per questo, la decisione di investire altri 100 e passa milioni di euro nell’acquisizione di una squadra inglese in un momento in cui la crisi economico-finanziaria è lungi dall’essere finita. E mettere la stella a tre punte sul casco di Schumacher sarebbe la madre di tutte le giustificazioni, perché coronerebbe un sogno di teutonica supremazia uomo-macchina covato sin dai tempi dell’Auto Union e dello sfortunato Rosemayer, e scatenerebbe l’orgoglio dell’intero Paese. In questo quadro, l’ipotesi «Schumacher alla Mercedes» appare molto meno fantascientifica che a colpo d’occhio, in quanto spiegherebbe sia l’accelerazione improvvisa data dalla Casa di Stoccarda all’acquisizione della Brawn sia, e soprattutto, l’ancor più improvvisa decisione di Button. Meglio maggiordomo, ma inglese fra gli inglesi - si sarà detto - che agnello da sacrificare sull’altare di Schumi al ritmo di «Deutscheland uber alles». PS - In questa F1 che sembra deglobalizzarsi e avviarsi alla riscoperta dei nazionalismi, anche la Ferrari, nel suo piccolo, ha fatto scelte in qualche misura patriottiche puntando su due piloti che, se non altro, sono latini e parlano italiano. Aspettando Valentino... GIANCARLO BACCINI(Il Tempo) | |
| TEMPI SUPPLEMENTARI– 14.11.09 Braille News | |
Se ci riflettete, è uno strano campionato. Intanto, la selvaggia bulimia del calendario televisivo ci sta facendo assistere a strane partite in cui la squadra che domina un tempo, patisce la ripresa e viceversa. Tanto che nemmeno la strapotente Inter fa eccezione se, dopo la romantica cavalcata di Kiev, stenta a pareggiare con una Roma decimata prima dall’assenza dei grandi infortunati e poi, durante la partita, dalla sistematica durezza di Vieira e compagni, tollerata da un arbitraggio a corrente alternata. Strana è anche la classifica: a parte la fuga di Mourinho (superato, in antipatia, soltanto da Balotelli, ma fortissimo e fortunatissimo), le posizioni non sono, poi, così nette come sembrerebbe dai commenti. La Juve insegue a 5 lunghezze ma poi ci sono ben 8 squadre nel giro di 4 punti e in coda altre 6 sono vicinissime alla sponda della salvezza. Strana è anche la situazione delle gemelle (si fa per dire). La Roma, che vive ormai da mesi una crisi dirigenziale e finanziaria senza chiare prospettive di soluzione e che, per giunta, lamenta una sequenza infinita di gravi infortuni (a partire dal ginocchio di Totti per arrivare allo zigomo di De Rossi), quando si tratta di affrontare la corazzata di Moratti, rischia addirittura di affondarla! E in classifica, se resta lontana dall’area europea, naviga a buona distanza dalla zona retrocessione. Al contrario, la Lazio che non ha problemi di gestione sociale e anzi ha piazzato il suo presidente in Consiglio federale, è scivolata sull’orlo del precipizio e, nonostante l’avvento di un giovane e quotato allenatore come Ballardini, ha smesso di vincere dal 30 agosto. Nel suo caso, la stranezza non sta soltanto nella penosa situazione attuale, ma nel fatto che i biancoazzurri avevano esordito nella stagione con due successi sensazionali, uno dei quali colto contro una squadra italiana, l’Inter, ma addirittura allo stadio di Pechino, e quindi ci avevano promesso sontuose soddisfazioni che invece purtroppo, finora, sono mancate. Il presidente Lotito, a onor del vero, ha molti meriti nella ricostruzione del club a cui, con l’aiuto di un tecnico qualificato come Delio Rossi, aveva assicurato una posizione di tutto rispetto, ma disgraziatamente si direbbe l’antitesi vivente di Berlusconi: per quanto facile (non pochi dicono fin troppo facile) al Cavaliere riesce il dialogo con gli elettori e con la stampa anche quando qualcosa non funziona, per tanto Lotito stenta a trovare le parole giuste con i tifosi o addirittura a farseli nemici nei passaggi più delicati del campionato. Ci sono personaggi anche più importanti del presidente biancoazzurro come D’Alema e Tremonti, due politici di non comune calibro, che condividono la stessa idiosincrasia per la semplicità e la cordialità della comunicazione, un difetto irreparabile nell’era della rivoluzione informatica. Ma nel caso di Lotito, all’impaccio mediatico si è aggiunta, almeno nel caso di Pandev e Ledesma, l’impuntatura nella trattativa contrattuale che non si è risolta, nel giro di quattro mesi, né in un’intesa né in una cessione; e la maledizione ha voluto che lo scontro abbia chiamato in causa il reparto più delicato ed importante della formazione, l’attacco, proprio mentre l’acquisto - davvero felice - di Zarate apriva prospettive incoraggianti. ANTONIO GHIRELLI(Il Tempo) | |
| ECCO LA RIVOLUZIONE PER PROVARE A SALVARE LA FORMULA 1– Braille News 7.11.09 | |
Jenson Button li custodirà sotto al materasso del lettone della sua garçonnière. Ross Brawn tenterà di monetizzarli più in fretta possibile, prima si raffreddino. Sebastian Vettel li incornicerà e li metterà sul comodino per imparare a memoria, recitandoli ogni sera prima di andare a dormire, gli imperdonabili errori che non dovrà più commettere. Ma tutti gli altri protagonisti di questo orribile 2009 – fatta salva una nicchia di appagati – vorranno soltanto seppellire sotto due metri di terra i ricordi del Mondiale testé conclusosi nella calda notte di Abu Dhabi. A poche ore di distanza dall’ultima bandiera a scacchi stagionale, per la Formula 1 è già 2010, anche perché si tratterà dell’anno primo di una vera e propria rivoluzione destinata a cambiare totalmente, si spera in meglio, il volto della massima competizione motoristica, da troppo tempo ormai avvitata su se stessa, incapace di rigenerarsi e di ritrovare la radice dei valori umani e sportivi di cui dovrebbe essere permeata. Le novità principali riguardano i regolamenti e le squadre partecipanti. Vediamole per sommi capi. REGOLAMENTI Le macchine saranno molto diverse da quelle del 2009 soprattutto per due motivi: l’abolizione dei rifornimenti e l’adozione di pneumatici più stretti. Dover percorrere 300 e passa chilometri senza aggiungere benzina costringerà i progettisti a mettere fra pilota e motore dei serbatoi molto più grandi di quelli che sinora potevano contenere al massimo il carburante necessario a coprire un po’ più di metà gara. Poiché l’altezza è fissa e in larghezza non c’è spazio disponibile (lì ci vanno gli accessori del motore, in particolare i radiatori) le macchine saranno perciò necessariamente più lunghe, con tutto quel che ne conseguirà in termini di distribuzione dei pesi e dunque di disposizione delle zavorre, ulteriormente modificata da altre due novità: la proibizione di inserire pericolosi pani di tungsteno nelle vulnerabili ali anteriori (è stata una zavorra penetrata nell’abitacolo a ferire gravemente Glock in Giappone) e l’aumento del peso minimo dell’insieme vettura-pilota, portato da 605 a 620 kg. Le gomme di minor sezione diminuiranno l’aderenza in curva e aumenteranno la velocità in rettifilo. Insomma, le monoposto 2010 saranno diverse da guidare e imporranno ai piloti la riscoperta di valori quali l’abilità nello scegliere un assetto che vada bene sia a inizio gara, con la macchina imbolsita da 140 kg di benzina, sia con i serbatoi vuoti; la capacità di amministrare la meccanica finché la vettura è pesante, in particolare i freni, per non ritrovarsela logora nelle fasi conclusive e decisive. In qualifica tutti saranno alla pari, con le macchine leggere, ma poi le strategie di gara saranno limitate alla scelta delle mescole e al momento di passare dalle dure alle morbide o viceversa (i pit-stop per il cambio gomme restano) senza più includere il fattore-carburante. Finita l’era schumacheriana a base di giri-tutti-da-qualifica, l’esperienza, la sensibilità e la visione globale di corsa torneranno a essere fondamentali, e gli ultimi giri saranno prodighi di sorprese. MOTORE Giù da un anno i motori attualmente impiegati (V8 da 2400 cc) non possono essere sviluppati fino al 2012, mentre la "new entry" Cosworth, che tornerà in F1 dopo un ventennio come fornitore su misura per le squadre "piccole", potrà avvalersi di tutti i nuovi materiale e le nuove tecnologie apparse nel frattempo. SQUADRE PARTECIPANTI Qui siamo di fronte a un’altra grossa rivoluzione. La riduzione dei budget (che è volontaria e non coatta, ma comunque notevole) ha consentito a realtà tecnico-sportive finora confinate alle categorie inferiori di fare il grande salto. Tutto ciò proprio mentre si va allargando il fenomeno del disimpegno dei colossi dell\'Auto che avevano da qualche anno fatto la scelta opposta, acquistando in toto i team indipendenti cui davano i motori. Dopo la Honda - che, nata come Bar, l’anno scorso si era tramutata nella Brawn GP - se ne va la Bmw - che, nata come Sauber, ancora non si sa se proprio nella Sauber si reincarnerà - e si parla di possibili metamorfosi anche per Toyota e Renault (quest’ultima potrebbe essere rilevata dalla Prodrive di Dave Richards, lo stesso che prese il posto di Briatore alla Benetton in occasione del suo primo allontanamento dalla guida della squadra). In compenso arrivano tre esordienti: la spagnola Campos Meta 1, l’inglese Manor e l’americana USF1. Se tutti e 13 i teams saranno d’accordo, il tetto di 26 macchine a Gran premio potrà essere superato e anche la Sauber ex Bmw verrà ammessa. La Mercedes uscirà dalla McLaren, pur continuando a fornirle i motori, per acquisire la Brawn GP, di cui sta trattando il 75% con l’obiettivo di farla diventare Mercedes tout court e coronare così il sogno che Ron Dennis le ha negato durante la lunga e litigiosa relazione semiconiugale durata 15 anni. PILOTI I principali trasferimenti sono ormai arcinoti, da quello di Alonso alla Ferrari (sicuro) al ritorno di Raikkonen in McLaren (ammesso che gli lascino fare i rally, altrimenti Kimi potrebbe restare fermo un anno o addirittura ritirarsi). L’idolo degli incompetenti, Kubica, chiuderà la sua mai iniziata parabola alla declinante Renault. Rosberg farà coppia con il campione del mondo Button alla Brawn Mercedes, mentre Barrichello non ne vuol sapere di andare in pensione e si adatterà a fare da chioccia al debuttante Hulkenberg, campione di GP2 in carica, alla Williams. Proprio Hulkenberg, insieme a Kobayashi, sarà il pivello in gamba, mentre dovremo sorbirci almeno un altro ferro da stiro tipo Piquet jr: sfruttando un cognome di cui non è degno e le follìe del marketing arriva infatti Bruno Senna. Mentre altre mezze calzette del presente e del passato sgomitano per conservare un posto qualsiasi, è forte il rischio che dopo tanti anni al via non ci sia neppure un italiano: con Fisichella sulla panchina della Ferrari e Trulli che pensa all’America, quello che ha più chance di correre è Liuzzi, candidato a restare alla Force India. FERRARI Questo il quadro sintetico del Mondiale dal cui inizio ci separano appena 128 giorni. Talmente pochi da farci sperare davvero che la Ferrari abbia già preso un grosso vantaggio sulla concorrenza, essendo stata la prima a rinunciare a ogni sviluppo 2009 per concentrare tutte le risorse, umane e finanziarie, sulla macchina 2010. Ci sarà Alonso, che è vincente, e tornerà Massa, che è veloce e non sarà ingombrante per il compagno di squadra. Siccome anche nelle segrete stanze di Maranello le novità saranno parecchie e sostanziose (magari ne parliamo un’altra volta, ndr) le premesse perché la Scuderia torni in cima al mondo ci sono tutte. Ne ha bisogno la F1 e ne abbiamo bisogno noi appassionati, da troppo tempo ormai in grave crisi di astinenza. GIANCARLO BACCINI(Il Tempo) | |
| GLI ARBITRI DELLA DISCORDIA FERMATELI, ROSETTI E ORSATO FIASCHI EUROPEI- Braille News 24.10.09 | |
Pensa chi sono gli altri! La riflessione viene naturale visto che Rosetti è definito da tutti o quasi il miglior arbitro italiano: soprattutto dopo aver assistito a Milan-Roma. Proprio sotto gli occhi del suo capo, sprofondato nel trench per passare inosservato, il torinese ha dato vita al festival dell’errore. Nemmeno lui, il moderato Collina, se avesse parlato, avrebbe potuto salvare la faccia davanti a uno sfacelo così evidente. E non sono un caso i cinquanta minuti trascorsi a fine gara dal numero uno dei fischietti italiani all’interno dello stanzino di Rosetti nei meandri di San Siro. Rosetti a Milano, così come Orsato (altro fenomeno che dovrebbe diventare internazionale dal prossimo 1 gennaio) all’Olimpico, con vittime d’eccezione le due squadre romane e la Samp: potrebbe non essere un caso visti i precedenti. Intanto, alla faccia del merito e dei tifosi romanisti, Rosetti ha arbitrato in Champions Wolfsburg-Besiktas: aspettando la chance mondiale (vorrebbe la finale qualora l’Italia, cosa probabile, non dovesse giocarla). In campionato la soluzione camuffata all’italiana sarà un turno di stop per Rosetti (magari mandato a dirigere qualche sfida di B) e la pausa «allungata» di Orsato. La Roma dopo quanto visto al Meazza e lo sfogo a caldo della Sensi e del ds Pradè, è rimasta ufficialmente in silenzio. Ma è previsto un colloquio a quattro/sei occhi con Abete e Beretta per far sì che quanto visto a San Siro non si ripeta contro la Roma. E stavolta non hanno potuto nascondersi dietro a un dito nemmeno i vertici del Palazzo. «È evidente che negli arbitraggi così come in tante altre realtà - ha detto il presidente della Lega Beretta - sono più evidenti gli errori del buon funzionamento e quindi si parla molto degli errori che ci stanno, e si parla molto meno quando ci sono arbitraggi che filano alla perfezione». Soluzioni in vista poche, sarà ancora un balletto fatto di parole. «Abbiamo pianificato un incontro che faremo con tutti gli arbitri a Coverciano prima della fine del mese. Nicchi sa come raggiungere l\'obiettivo. Si deve lavorare insieme in maniera serena e di squadra». E proprio il presidente dell’associazione arbitri cerca di tenere bassi i toni: ovviamente rispondendo low profile alle accuse del ds doriano Marotta che insiste sulla sudditanza psicologica della classe arbitrale italiana. «Non voglio replicare ad affermazioni di questo tipo» attacca definendo di nuovo Rosetti «affidabilissimo». La prende un po’ più larga il presidente della Figc Abete. «L\'errore ci sta - spiega - anche da parte dell\'arbitro, come ha detto il presidente dell\'Aia Nicchi: bisogna però cercare di evitarlo al massimo». Il numero uno della Figc ammette che nell\'ottava giornata di campionato «non sono mancate le polemiche». Sotto accusa sono finiti gli arbitraggi di Rosetti in Milan-Roma e quello di Orsato in Lazio-Samp, con quest\'ultimo che ha scatenato lo sfogo del presidente dei blucerchiati Garrone che ha detto «diamo fastidio a qualcuno in alto». La replica di Abete è chiara. «Non è un problema di dare fastidio, a noi piace che il campionato sia il può possibile aperto, con tanti protagonisti. Garrone attraverso questo sfogo ha rappresentato una critica su un arbitraggio da lui considerato non idoneo. Eppure Orsato è arbitro di grande qualità». Chiusura sull’ipotesi del sorteggio arbitrale osannato da più parti. «Lo abbiamo avuto per diversi anni e proprio allora sono emerse tante problematiche. L\'attuale sistema esiste in tutta Europa, tornare al sorteggio significa non credere nella professionalità delle persone, è una modalità con cui si dà prevalenza alla cultura del sospetto». TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) | |
| STIRPE: \"LA SERIE A? NOI PENSIAMO UNA DOMENICA ALLA VOLTA- Braille News 10.10.09 | |
Con il distacco tipico dei grandi condottieri, Maurizio Stirpe, timoniere del Frosinone, commenta il «magic moment» dei giallazzurri, solitari in vetta alla classifica della serie B. «Continuiamo a macinare gioco brillante e ottimi risultati» ci ha detto il presidente. «Ma rimaniamo coi piedi per terra. Ora - ha continuato Stirpe - il nostro unico obiettivo è quello di fare bel gioco e di far divertire i tifosi. Il resto, tutto quello che viene in termini di risultati, è ben accetto. Anche perché se giochi bene è più facile vincere. Se giochi male ti può andare bene una, due volte, ma poi i nodi vengono al pettine». Il Frosinone ha ai suoi piedi l’Italia intera. E qualcuno sogna anche la serie A. «Voli pindarici» dice subito Stirpe. «Adesso siamo primi in classifica. Ci godiamo giustamente il bel momento che stiamo vivendo, la legittimità del nostro primato è indiscutibile, ma è pur vero che siamo ancora all’ottava giornata. Bisogna aspettare almeno la fine del girone di andata per avere un quadro delineato dei valori di questo campionato. Adesso è giusto che i tifosi sognino, ma in un frangente come questo la società deve sentirsi ancor più responsabilizzata e pensare ad una cosa per volta. Se il Frosinone a gennaio dovesse trovarsi in zone alte della classifica il club giallazzurro potrebbe pensare anche di intervenire sul mercato per puntellare una rosa che sta ampiamente dimostrando di essere molto competitiva. «Nel calcio non si possono fare programmi a medio-lungo termine. Prima di gennaio ci sono tre mesi densi di sfide e partite difficili. La società non può pensare troppo oltre. In questa fase, poi, ogni discorso sulla rosa è fuori luogo e prematuro. La nostra "mission" è quella di migliorarci sempre. A gennaio, quando sarà il momento, ci riuniremo e, d\'accordo con l\'allenatore e lo staff tecnico e dirigenziale, valuteremo eventuali mosse da compiere». Il Frosinone dimostra, oltre alla solita buona qualità di gioco anche una maturità, una saggezza e una autorevolezza che vengono fuori nei momenti topici della gara. «I ragazzi - continua Stirpe - stanno dimostrando di avere grandi numeri e qualità. Ma noi questo lo sapevamo perché li abbiamo scelti con scientifica certosinità dietro indicazioni del tecnico. I risultati forse stanno andando aldilà delle aspettative, ma la squadra ha evidenziato, partita dopo partita, prestazione dopo prestazione, di meritare ampiamente il primo posto in classifica. I supporter ci stanno dimostrando grande affetto e questo ci inorgoglisce e ci fa immensamente piacere. I risultati, le vittorie e il primato sono tutti dedicati a loro». La cosa che più piace a Stirpe di questo Frosinone qual è? «È sicuramente lo spirito» ci dice il presidente. «È travolgente l\'entusiasmo che sanno trasmettere a tutto l’ambiente, e di ciò va dato merito a Moriero che ha plasmato un gruppo unito, compatto, che fa dello spettacolo il suo indefettibile credo e che vuole divertire e divertirsi». Lunedì posticipo serale con il Crotone. Un amarcord per Francesco Moriero, che in Calabria, lo scorso anno, è stato protagonista di una cavalcata trionfale terminata con la vittoria del campionato ai play off contro il Benevento, ed un\'occasione per il Frosinone di allungare il passo in classifica generale. PIETRO PAGLIARELLA ( IL Tempo) | |
| IL SINDACO BAMBINO DÀ LEZIONI A LOTITO- Braille News 10.10.09 | |
Ve la ricordate mamma Cecchi Gori, le chiome bianche e il tailleur Chanel viola, che lì, nel bel mezzo della tribuna autorità dell\'Artemio Franchi, a Firenze, fa il gesto dell\'ombrello ai tifosi laziali in lacrime per un gol di Batistuta che costa loro lo scudetto? Sono passati un bel po\' di anni e lei, poverina, non c\'è più. Suo figlio non può più mettere piede in quello stadio. La Fiorentina è scomparsa dal calcio che conta ma poi ce l\'hanno riportata per decreto, sotto mentite spoglie. Ci sono un nuovo presidente, sia pur dimissionario, e un sindaco ragazzino. La Lazio non è più una «grande» che suscita sentimenti di rivalità. Insomma, tutto è talmente cambiato che ti aspetteresti un altro clima, un altro stile, un fair play da «terzo tempo». E invece... paf! Arrivano i romani, arriva Lotito e la capitale dell\'arte e della moda - «della civiltà», come ha freudianamente rivendicato il sindaco ragazzino di cui sopra - cede di schianto agli impulsi xenofobi di sempre. Basta un gol-fantasma non concesso per scatenare la tribuna degli ottimati fiorentini. Lotito è subissato di insulti, ma neppure i giornalisti in trasferta, sulla vicina tribuna stampa, vengono risparmiati. «Romani! Ladri! Fascisti!». Dopo mezz\'ora di questa dimostrazione di civiltà si sfolla, sperando che sia finita. Ma a Firenze c\'è chi al famoso «terzo tempo» non intende rinunciare, almeno non quando a portarsi via un pareggio immeritato è una squadra, appunto, di «fascisti» come la Lazio. E così, non avendo potuto fargli il gesto dell\'ombrello durante la partita, il sindaco ragazzino aspetta al varco il presidente-ospite e gli rifila un cazziatone che neppure ai notabili del Pd cittadino. E subito dopo, non contento dell\'ovvia reazione, dirama un comunicato anti-Lotito «in nome della civiltà». Adesso capisco perché Della Valle, che è marchigiano, vuole andarsene. Aridatece mamma Cecchi Gori!... GIANCARLO BACCINI( IL Tempo) | |
| CASSANO, IL FANTASMA DI LIPPI- Braille News 10.10.09 | |
Era stato protagonista di un Campionato d’Europa avvelenato dal biscottone scandinavo. Poi una progressiva discesa, sempre in guerra con se stesso e con un temperamento figlio di un’infanzia non proprio serena. Quando è arrivato il riscatto, non è bastato issarsi in testa alla graduatoria stagionale in Italia, per quella continuità che a lungo aveva rappresentato un hobby. Non è bastato, ad Antonio Cassano, per guadagnarsi non dico la stima, ma almeno la considerazione di un tecnico che degli sbalzi umorali ha fatto la sua nota negativa più allarmante, come Marcello Lippi. Ecco dunque che il disamore per l\'azzurro, accentuato in tempi recenti da qualche prova fonte di rossore, come la Confederations, si accentua per colpa di quel nome che continua a non figurare nelle liste dei convocati. Nel giro di pochi giorni, due appuntamenti fondamentali, sabato a Dublino con i vecchi amici Trap e Tardelli, mercoledì a Parma con i ciprioti. Vero che bastano tre punti per archiviare la pratica Sudafrica 2010, ma insomma non sarebbe gradevole affrontare l\'ultimo impegno con la vittoria come imperativo, meglio chiudere subito con un punticino in Irlanda. Però in questi giorni l\'informazione di casa nostra, specchio fedele degli umori dei tifosi, ha ben differenti casse di risonanza da proporre, dalla rivoluzione societaria della Juve a quella tecnica del Napoli, Mazzarri di ritorno dopo tanti anni, fino alle imprese dei ragazzini di Rocca in Egitto. Della Nazionale si parla poco o niente, se non per il tormentone sulla strana vicenda del genietto di Bari Vecchia, in secondo piano perfino l\'allarme per il blocco juventino trasferito in azzurro nonostante l\'umiliazione di Palermo. Tutte le attenzioni per l\'ormai certificata rinuncia al giocatore italiano più in forma, il cui nome provoca puntuale orticaria al già irritabile cittì, che raramente era stato disponibile al colloquio e questa sua intransigenza ha confermato in termini poco gradevoli. C\'era stato il precedente del Mondiale scippato a Panucci, senza mai ricevere una spiegazione, per discutibile che fosse. Ma l\'ostracismo attuale ha un\'altra dimensione, nessuno sa rendersi conto di un\'esclusione misteriosa. Fino a fare di Fantantonio un eroe, della Nazionale un inutile impaccio. GIANFRANCO GIUBILO( IL Tempo) | |
| IL COMMENTO-UNA OCCASIONE IRRIPETIBILE DI RILANCIO– Braille News 26.9.09 | |
Per qualcuno è già diventato il derby dello stadio. Prima Lotito e la Lazio in vantaggio, adesso una rimonta di Rosella Sensi e della Roma che paiono vincenti. Ma al di là dei piani regolatori, dei progetti e delle aree - Aurelia e Tiberina - al di là della bontà di questi disegni e plastici che raccontano come saranno lo stadio «Franco Sensi» e quello «Delle Aquile», e perfino al di là delle beghe politiche che, viene da chiedersi: ma ne vale davvero la pena? Roma, come città, ha davvero bisogno di due stadi distinti? L\'Olimpico che ha ospitato quattro mesi fa la finale della Champions, non basta e avanza? Probabilmente sì. Probabilmente nelle necessità della nostra città, due stadi sono in fondo alla lista. Ma qui stiamo parlando di due impianti di «proprietà» delle due squadre romane. Ed allora, il discorso deve essere necessariamente allargato. Oggi, in questo calcio che fa a pugni con l\'esigenza di contenere i costi e la necessità di restare ai vertici, la quadratura di un bilancio può avvenire solo attraverso due strade: un miliardario tifoso (o presunto tale) oppure l\'organizzazione manageriale del club. In Italia anche la seconda voce viene ridotta all\'osso dalle legge lasche sul merchandising e il diritto d\'autore, sull\'assenza di un piano fiscale che possa agevolare rispetto - per esempio - alla Spagna, su stadi di proprietà. E qui che si sta giocando la vera partita. Lo sta facendo la Juventus. Lo vuole fare la Sampdoria, la Fiorentina, l\'Udinese: dirigenti accorti, che guardano al futuro e comprendono come il bene immobile di un impianto sportivo polivalente può essere la risorsa per rendere competitivo il club a livello finanziario. Ecco, il futuro «Franco Sensi» e il futuro «Delle Aquile» potrebbero garantire a Roma e Lazio quella disponibilità finanziaria che adesso è negata. Gli avvocati del diavolo potranno dire: ma è solo un progetto per tenere saldi al comando dei rispettivi club Rosella Sensi e Claudio Lotito, due presidente non certo amati dalle rispettive tifoserie? Forse. Di sicuro, anche eventuali e futuri imprenditori interessati a Roma e Lazio non potrebbero più prescindere da uno stadio di proprietà. È l\'esame di maturità per ritenere un club di calcio moderno, adeguato alle esigenze del presente e del futuro prossimo. Non cogliere quest\'opportunità sarebbe come mettere un freno al possibile decollo societario delle due squadre romane. MARCO CHERUBINI (Il Tempo) | |
| ROMA, IL DERBY DEGLI STADI– Braille News 26.9.09 | |
La Roma è pronta a presentare il nuovo stadio, la Lazio no. Un sorpasso in piena regola, confermato da Alemanno. Lotito incassa il dietrofront del sindaco e riapre il «derby» degli impianti. Dopo l’ok della Regione, il progetto dei Sensi per lo stadio che dovrebbe sorgere sull’Aurelia ha ricevuto l’approvazione dei tecnici del Comune. Due step burocratici che la Lazio non ha ancora completato. Strano ma vero. Fino a qualche mese fa Lotito appariva in netto vantaggio sulla Roma, impegnata a sua volta (e lo è tuttora) nella difficile impresa di uscire dalla crisi finanziaria causata dai debiti della controllante Italpetroli. Ma la Sensi, nonostante il pressing di Unicredit, è riuscita portare avanti il progetto della nuova «casa» giallorossa che intende intitolare a suo padre. Ha incontrato il sindaco in Campidoglio ed è riuscita a ottenere un’accelerazione decisiva: la prossima settimana è prevista la conferenza di presentazione alla quale parteciperanno anche Alemanno e Marrazzo. Lotito è andato su tutte le furie leggendo le parole del sindaco: «Di un progetto conosco meglio la valutazione sullo stadio e da parte nostra c’è un giudizio positivo, sull\'altro (quello della Lazio) stiamo più indietro perché ci sono problemi di vincoli ed esondazioni che vanno valutati». Ma il presidente laziale è convinto di poter costruire la cittadella biancoceleste sui terreni di sua proprietà sulla Tiberina, supportato da alcune perizie e dalla prossima approvazione della legge sugli stadi in Parlamento che snellirà l’iter a cui devono attenersi i club. Dopo telefonate «bollenti» tra il Campidoglio e Formello, Alemanno detta una precisazione all’Ansa: «Sia per il progetto della Roma che per quello della Lazio è necessario compiere delle verifiche con la Sovraintendenza, per verificare la compatibilità con i vincoli che esistono sul territorio romano. Da questo punto di vista non ci sono progetti che stanno più avanti o più indietro». Il nodo, semmai, riguarda le unità abitative che dovrebbero sorgere attorno ai due impianti: circa 3.000 previste dai Sensi, molte di più quelle che ha in mente Lotito. Su questo punto Alemanno è stato chiaro. «La città ha bisogno di impianti, ma questo non sia l\'alibi per fare cementificazioni. Per fare gli stadi non venderemo l\'anima al diavolo. Sta all\'amministrazione comunale e regionale vigilare che dietro questi progetti non si nascondano processi speculativi. Il progetto sarà vagliato insieme alla cittadinanza e ai tifosi. Ci vorranno dei mesi, ascolteremo tutti, perché se lo stadio non piace ai tifosi che lo facciamo a fare?». ALESSANDRO AUSTINI(Il Tempo) | |
| SCACCO A RE FEDERER- Braille News 19.9.09 | |
| NEW YORK Il migliore giocatore di ogni tempo (Roger Federer) è stato sconfitto un po’ a sorpresa dall’argentino Juan Martin Del Potro, il miglior giocatore della generazione del 1988. È un inizio volutamente un po’ polemico perché ricordo le proteste ma anche qualche insulto che ho ricevuto quando dopo la vittoria di Wimbledon avevo messo in dubbio la definizione immediatamente applicata a Federer dopo la sua quindicesima affermazione in un torneo dello Slam. Ora io non contesto il diritto di Federer di essere tra i pochi giocatori che devono essere presi in considerazione quando si tratta di scegliere il miglior all time. Aggiungo di non avere mai visto qualcuno giocare altrettanto bene di come ha fatto Federer nella semifinale contro Djokovic. Io contestavo e contesto la possibilità di compilare una classifica credibile mettendo a confronto tennisti che hanno giocato in epoche e condizioni diverse. L’affermazione che aveva più infastidito i miei contestatori era questa: «Siamo sicuri che Federer possa essere considerato il migliore di ogni epoca se non siamo nemmeno sicuri che sia il più forte della sua?». Detto tutto questo credo che Federer abbia sciupato la possibilità di vincere per la sesta volta consecutiva l’Open degli Stati Uniti quando si è inceppato sul 5 a 4, 30-0 del secondo set, dopo aver vinto il primo. Ha così ammesso in partita un tipo come Del Potro che aveva umiliato un Nadal in precarie condizioni ma pur sempre uno che non perde facilmente. Analizzando i numeri dell’incontro e ricordando che Federer aveva perso quasi con lo stesso punteggio (6-2 al quinto set) la finale dell’Australian Open contro Nadal, aggiungo anche che per battere Roddick 16-14 al quinto set nella finale di Wimbledon, Federer aveva avuto bisogno di 50 aces. Contro Del Potro ne ha messi a segno soltanto 13 e non gli sono bastati. Credo comunque che senza togliere quasi nulla a Federer, questo risultato debba essere accolto favorevolmente dal mondo del tennis perché allarga la base dei giocatori che possono vincere un grande torneo. Del Potro è un picchiatore straordinario che riesce a mantenere intensità a lungo. Mi piace poco l’eccessiva tendenza che ha di spostarsi molto a sinistra per giocare il dritto, ma capisco anche che avendo a disposizione quell’arma gli venga naturale utilizzarla il più spesso possibile. Inoltre per un giocatore della sua taglia sorprendono le capacità di spostamento che è costretto ad usare quando lascia troppo campo sulla sua destra. In ogni caso un acquisto importante per il grande tennis. RINO TOMMASI(Il Tempo) | |
| FORMULA 1 SCHUMI BATTEZZA FISIKO «BENVENUTO NEL GRUPPO» | |
| CAMPAGNANO Al destino piace scherzare, si sa. E così è successo che l\'uomo che, nel 1995, aveva sbarrato a Giancarlo Fisichella la strada che avrebbe potuto portarlo in Ferrari, è stato lo stesso che, 14 anni dopo, quella strada gliel\'ha involontariamente riaperta. Fisichella ha incontrato Michael Schumacher per la prima volta dalla sua nomina a pilota ufficiale della Rossa. L\'occasione è stata la presentazione della campagna «E-Safety Challenge» per la sicurezza stradale promossa dalla Fia. Ma quello che è avvenuto sul circuito di Vallelunga, a Campagnano di Roma, è stato soprattutto l\'ideale passaggio di consegne tra il pilota capace di vincere ben cinque titoli mondiali al volante della Rossa e quello a cui i tifosi si affidano per rinverdire la non fulgida tradizione degli italiani in Ferrari. Un\'occasione piovuta addosso a Fisichella anche grazie a quel collo malandato che ha impedito a Schumi di tornare a gareggiare. | |
| CALCIO ROMA OCCASIONE DA NON PERDERE- Braille News 12.9.09 | |
| Non capita spesso che la Roma sia protagonista di un evento senza precedenti in Italia, da quando sono scattate le norme che dovrebbero garantire la sicurezza negli stadi. Su richiesta della società, l\'Osservatorio e la Prefettura hanno concesso a millecinquecento tifosi romanisti di seguire la squadra in trasferta a Siena, mai in precedenza un simile appello era stato non dico accolto, ma neanche formulato. | |
| LA ROMA IN MANO A RANIERI- Braille News 5.9.09 | |
| Quattro anni e sei partite dopo, la Roma saluta Luciano Spalletti. Si chiude nel modo più brusco e inatteso l’indimenticabile parentesi del tecnico toscano, al suo posto arriva Claudio Ranieri, «romano de Roma», che si prende una bella rivincita dopo il licenziamento della Juventus e corona il sogno di una vita: allenare la squadra in cui ha iniziato la carriera da calciatore e che ha sempre portato nel cuore. Ironia della sorte, è stata proprio la sconfitta contro la Juve ad accelerare il cambiamento sul ponte di comando di Trigoria. È successo tutto in una giornata infinita e tormentata, dopo che lunedì Ranieri era stato contattato dalla Sensi e aveva rescisso in un batter d’occhio il contratto che lo legava ai bianconeri e gli impediva di firmare per un’altra squadra fino al 30 settembre. Ma la Roma non poteva aspettare e l’allenatore di San Saba ha rischiato di «tasca sua», rinunciando ai soldi della Juve ancora prima di essere sicuro di un nuovo contratto. Sbarcato di prima mattina a Fiumicino (era in vacanza) e raggiunto dal suo avvocato Mattia Grassani, si è spostato a Villa Pacelli insieme al ds giallorosso Pradè. Lì lo aspettava la famiglia Sensi (Rosella, il marito Marco Staffoli e la madre Maria), quindi è arrivata anche la responsabile finanziaria Mazzoleni. La società, già certa delle dimissioni di Spalletti, ha proposto un accordo biennale a Ranieri, accettando anche l’arrivo del suo staff a Trigoria: il vice, un francese, Christian Damiano, il collaboratore tecnico Paolo Benetti, il preparatore atletico Riccardo Capanna (un sergente di ferro, dicono) e quello dei portieri Giorgio Pellizzari. Ma per trovare l’intesa economica si è dovuto trattare per ore. La Roma nel frattempo si è congedata ufficialmente con Spalletti, sempre a Villa Pacelli. Il toscano ha dato le dimissioni: per la società un risparmio di 7 milioni lordi, quelli che avrebbe dovuto percepire fino al 2011. Restano invece a libro paga del club giallorosso i sei collaboratori del toscano che dovranno percepire, salvo futura rescissione, un totale di 1,8 milioni netti nei prossimi due anni. È stato L’allenatore ad annunciare l’addio uscendo da casa Sensi. «Mi sono dimesso», ha detto scuro in volto e talmente nervoso da urtare con la macchina un muro. È passato per Trigoria dove ha messo nero su bianco la rescissione del contratto e ha iniziato il giro dei saluti con gli occhi lucidi. Ma libero da un peso: allenare la Roma era diventato impossibile. I pochissimi tifosi presenti all’esterno gli hanno riservato un applauso quando, commosso, ha lasciato il centro sportivo dove oggi dovrebbe tornare per salutare la squadra e portare via le ultime cose. Freddo il saluto della società nelle poche righe di un comunicato. Intanto, mentre la Sensi parlava con Totti e De Rossi a Villa Pacelli («era un problema di motivazioni, ci riscatteremo» la promessa dei due giocatori), l’avvocato Grassani ha raggiunto a sua volta il Bernardini per incontrare Pradè e la Mazzoleni: Ranieri ha chiesto un ritocco del 10% rispetto alla prima offerta per tutelare anche il suo staff che guadagnerà meno rispetto a Torino. L’accordo è arrivato in un’ora, poi ne sono servite altre due per scrivere i documenti: al tecnico va un contratto biennale con ingaggio a 1,6 milioni netti per la stagione in corso e 1,8 per la prossima. Ranieri ha voluto inserire nell’accordo dei premi piuttosto alti legati agli obiettivi raggiunti dalla squadra, rinunciando a qualcosa nello stipendio base: un segnale di come creda nelle potenzialità della Roma. Al massimo, arriverà a guadagnare 1,1 milioni netti in più all’anno: ma dovrebbe vincere tutto. Ranieri ha già parlato da romanista. «Per me è una grande soddisfazione, ma soprattutto - racconta - è il coronamento di un sogno. Sono onorato e convinto di potere fare e dare il meglio per la Roma». Subito La prima scelta della nuova avventura: la lista Uefa. Rispetto alla provvisoria non ci sono più Pena, Faty, Antunes, Esposito, inseriti Doni, Lobont, Burdisso e Cicinho. Nella carriera da allenatore ha vinto 1 Supercoppa europea, 1 coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 coppa di Spagna e 1 Intertoto. Nessuno ora gli chiederà lo scudetto: la società gli ha affidato la squadra per riportarla in Champions. Con il caos che regna nella Roma, dovrà fare un’altra impresa. ALESSANDRO AUSTINI(Il Tempo)
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| SPORT CALCIO GROSSO ALLA JUVE CONCLUDE UN’ESTATE DOMINATA DAGLI ADDII DI KAKÀ E IBRA- Braille News 5.9.09 | |
| MILANO Inter, Juve e Napoli. Ma anche il Genoa. Ecco le regine di questo calciomercato, per qualità ma anche tanta quantità. Eto’o e soprattutto Diego, se ce ne fosse stato bisogna, l’hanno già fatta vedere sul campo che differenza possono fare: Quagliarella lo conoscevamo già molto bene, ma tra gol e tiri da metà campo ha confermato che può essere profeta anche con la sua maglia naturale. È vero, sono partiti Kakà e Ibrahimovic, ma, almeno l’Inter, con la cessione della sua stella si è letteralmente rifatta mezza squadra, aggiungendo muscoli e cervello in tutti i settori. Oltre al camerunense campione d’Europa col Barca sono arrivati in nerazzurro Lucio, Thiago Motta, Milito e Sneijder: il loro impatto, devastante, s’è visto con chiarezza già alla seconda giornata. Stesso discorso per la Juventus, rinforzatissima dal talento di Diego e dalla sostanza di Felipe Melo, con la difesa che guadagna tanto, e non solo anagraficamente, dall’esperienza internazionale, anzi mondiale, di Cannavaro e Fabio Grosso, l’ultimo arrivato. L’ultimo di tutto il mercato, visto che il fax da Lione è arrivato appena prima delle 19, orario limite. Tre milioni ai francesi, più qualche bonus previsto. Un acquisto che fa crescere il divario col Milan, che ha sì fatto cassa con Kakà ma Thiago Silva (già preso a gennaio) Huntelaar e Onyewu non sono i nomi attesi dai tifosi né da Leonardo. Quelli che non sono mancati in casa Napoli, con De Sanctis, Campagnaro, Cigarini e Zuniga, e soprattutto nel Genoa di Preziosi, che proprio come l’Inter ha ceduto il suo meglio per riuscire a guadagnarci comunque. Amelia, Zapater, Moretti, Kharja e il duo argentino Palacio-Crespo hanno già convinto. La Fiorentina su un mercato tutto made in Italy (De Silvestri, Natali, Marchionni e Zanetti), stando alla finestra per la situazione di Mutu e salutando proprio nelle ultime ore Kuzmanovic, ceduto per 8 milioni allo Stoccarda. Ultime manovre che hanno portato anche Pozzi dall’Empoli alla Samp, in prestito, e Dzemaili dal Torino al Parma, sempre in prestito. Toro che ha dato in prestito Abbruscato al Chievo e ha preso Vantaggiato dal Parma e Zoboli dal Brescia. (Il Tempo) | |
| LO SPIGOLO DI RINO TOMMASI- Braille News 1.8.09 | |
| Troppi record nei mondiali di Roma fanno pensare che i nuovi costumi c’entrino qualcosa. C’è il rischio che se la Fina li vieterà, accadrà nel nuoto quello che è successo nell’atletica leggera quando sono stati cambiati alcuni attrezzi (asta, giavellotto), l’azzeramento dei primati. (Il Tempo) | |
| IL CORAGGIO DI SPOSARE UN PROGETTO MISTERIOSO- Braille News 1.8.09 | |
Sono sempre loro, i protagonisti, prima la festa di compleanno per Daniele, poi il riconoscimento della sua città per Francesco Totti, il capitano per tutte le stagioni. Anche questa, dunque, ormai vicinissima al suo avvio, in termini agonistici non proprio gloriosi, ma almeno un segno di vita, in attesa di fare chiarezza sul futuro di una società ormai entrata a pieno titolo nel vortice della politica, nella speranza di giorni più sereni. Nel ricevere dal Sindaco il premio per quel gol che gli aveva permesso di raggiungere una leggenda come Giampiero Boniperti, Totti ha voluto rendere pubblico il suo impegno con i colori del cuore, che va oltre una carriera ancora ricca di promesse di nuovi traguardi. Sono queste le bandiere autentiche, non quelle che si godono qualche soffio di brezza prima di tornare, arrotolate, negli scantinati dei dimenticatoi. Ribadisco di avere sempre privilegiato il possibilismo di Zlatan Ibrahimovic, anima di gitano, a quel Ricardo milanista che esibiva la maglia dal balcone di casa sua, come pegno di eterna fedeltà, prima che quei colori rossoneri mestamente sfumassero nel «blanco» madrileno. Del resto, la storia ci aveva insegnato qualcosa, l\'onestà di fondo di Graiano d\'Asti, nelle file dei francesi alla Disfida di Barletta: «La mia Patria - ammetteva - è con chi mi paga meglio». Adesso invece ogni cambio di casacca coincide con dichiarazioni d\'amore che rivelano sogni infantili finalmente coronati, mai uno che si lagnasse per essere stato sballotato da una parte al\'altra, condizione essenziale la solvibilità dei nuovi padroni. Questi ultimi, a loro volta, obbligati a una pausa meditativa dalle parole di Aurelio De Laurentiis, parole ricche di sostanza in una esibizione teatrale da applauso a scena aperta. Nel celebrare la storica mattinata del capitano, è anche doveroso chiedersi quale tipo di futuro Francesco abbia coraggiosamente abbracciato senza porre condizioni, ma è comunque bello sapere come il peso degli affetti possa talvolta esercitare un ruolo importante quanto un pesantissimo pacco di euro. Spalletti, spesso invitato a parlare di moduli senza sapere quali saranno gli interpreti a disposizione, ha questi pilastri portanti sui quali tentare una ricostruzione: che garantirebbe tuttavia un ruolo non irrilevante se qualche mano amica consentisse, almeno, di non soffrire troppo dolorosi distacchi. GIANFRANCO GIUBILO(Il Tempo) | |
| ALEMANNO IN CAMPO AL FIANCO DELLA ROMA- Braille News 1.8.09 | |
Nel giorno della celebrazione di capitan Totti, la Roma scopre di avere un alleato eccellente. Difficile chiamarlo «tifoso» visto che il ruolo gli impone un comportamento bipartisan, ma il sindaco della capitale Gianni Alemanno è sceso «pesantemente» in campo al fianco del club giallorosso. Non solo quindi un attestato di stima verso l’uomo più rappresentativo per il calcio della capitale, ma una vera e propria promessa ai tifosi giallorossi per quanto riguarda il futuro della Roma. «Stiamo seguendo con molta attenzione la vicenda - ha detto Alemanno - Posso dare un’assoluta garanzia a tutti i tifosi e alla città che i problemi saranno risolti, ci stiamo impegnando al massimo. La Roma sarà rilanciata dal punto di vista economico». Impossibile anche per lui al momento parlare di tempi. «Non li dettiamo noi - spiega - ma le forze economiche e la dirigenza della società: una soluzione si troverà. Sul «supermanager» eletto da Unicredit che dovrebbe gestire la cessione del club fa spallucce. «Ci sono varie soluzioni, io credo che la società debba mantenere una propria autonomia e che avere una condotta chiara e definita in rapporto alle altre istituzioni economiche. Non deve dare l’impressione di essere commissariata. C’è tutta la possibilità affinché la società determini il proprio futuro in accordo con Unicredit». Ma Alemanno è altrettanto sicero sugli interpreti che permetteranno alla Roma di ritrovare il suo antico splendore e alla domanda dei cronisti sui Sensi ancora in sella, chiude seccamente: «Questo è tutto da vedere». Il che apre scenari più volte ipotizzati, che prospettano la voglia delle istituzioni di concedere quella «boccata d’ossigeno» alla famiglia Sensi per la cessione della Roma. In soldoni non fa altro che confermare quanto trapelato negli ultimi giorni. L’«aiuto» ai Sensi è e deve essere, per evitare che la Roma si deprezzi: con conseguente remissione di tutti, Unicredit in testa. In questa direzione, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ha ricevuto a palazzo Chigi due rappresentanti di Unicredit: Roberto Cappelli (cda Italpetroli e As Roma) e Paolo Fiorentino (vice amministratore delegato della banca). È seguito, nella stessa giornata, il vertice in Campidoglio, subito dopo la premiazione di Totti, con Rosella Sensi accompagnata dal consigliere giallorosso e fidato amico di famiglia Pippo Marra: un’ora esatta chiusi nell’ufficio di Alemanno. Finita? Macchè. Prima di andare all’incontro con gli altri presidenti di serie A e B a Palazzo Chigi, Rosella Sensi ha trovato il tempo per un blitz a Palazzo Grazioli. Venti minuti (senza Berlusconi fuori per impegni governativi), nei quali il numero uno della Roma ha fatto il punto con Letta. In coda il capitolo stadio, altro fronte sul quale la Roma è molto indietro. «La Lazio presenterà il progetto per la realizzazione del nuovo stadio tra qualche giorno - ha detto Alemanno - ma per quanto riguarda la Roma, purtroppo siamo ancora in attesa». Già, intanto il club giallorosso sembra aver trovato l’area per realizzarlo: sulla Massimina... per ora resta un sogno! TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) | |
| PARLA IL PRESIDENTE DEL COMITATO ORGANIZZATORE DEI MONDIALI DI NUOTO | |
| Tutto pronto per la serata inaugurale dei Mondiali di Nuoto. C’è l’inno, una location unica come lo Stadio dei Marmi, i ballerini: manca soltanto il pubblico, circa dodicimila persone che di giorno in giorno riempiranno gli impianti. Stasera la cerimonia di apertura allo Stadio dei Marmi. «All’inizio avevamo pensato ai bastioni del lungotevere, con Castel Sant’Angelo da una parte e San Pietro dall’altra a fare da sfondo - ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore - poi sono sorti problemi di vario genere, primo tra tutti l’impossibilità, da parte del pubblico di poter usufruire dello spettacolo». La cerimonia vedrà protagonisti 100 ballerini dell’Accademia di danza e le musiche di Giovanni Allevi. Tutto seguito dall\'inno «Un solo Mondo» firmato Claudio Baglioni. «La cerimonia di apertura è come un biglietto da visita - ha sottolineato Malagò - dà l’atmosfera che si vuole far percepire: lasceremo una traccia positiva». La comunità laziale avrà in eredità - a fine Mondiale - quattro piscine: finanziate con 14 milioni di euro, si trovano a Roma, Frosinone, Monterotondo, Anguillara e Tivoli. «Il risultato di questo grande lavoro si vedrà soprattutto dopo il 2 agosto - ha commentato il presidente dell’organizzazione - abbiamo completato un iter lungo e complesso, è un miracolo quello che siamo riusciti a fare. La Regione Lazio ha dato un supporto importante e concreto. Devo ringraziare il Commissario Straordinario Rinaldi ed al Presidente Fin Barelli perchè hanno lavorato per lasciare un\'eredità importante alle città». Soddisfazione è stata espressa anche dal numero uno della Federnuoto. «Stiamo parlando di qualcosa di concreto, non di progetti. Questo Mondiale rimarrà nel tempo». Circa 2.800 atleti provenienti da 200 nazioni del mondo si sfideranno nelle quattro discipline agonistiche acquatiche: nuoto, tuffi, nuoto sincronizzato e pallanuoto. A fare da scenario di gara saranno gli impianti del Foro Italico, mentre le sfide del nuoto in acque libere si disputeranno nel mare di Ostia. «Ci auguriamo che Roma 2009 costituisca un indimenticabile momento di esaltazione delle discipline acquatiche» ha commentato Giovanni Malagò orgoglioso del nuovo polo natatorio «Valco San Paolo»: tre piscine, di cui una per l’acclimatamento e riscaldamento, una foresteria con ristorante e sale convegni, spogliatoi, palestre ed uffici. Un impianto pronto a ospitare le nazionali di nuoto che si prepareranno alle gare ufficiali, una delle tre strutture pubbliche (oltre a Pietralata e Ostia) che al termine delle competizioni sarà gestita dalla Fin e consegnata alla città. «Gli elementi in questioni sono molti, le complessità sono tante ma siamo convinti di essere all’altezza di queste bellissime pressioni - ha concluso Malagò - questo impianto è stato voluto dall\'amministrazione precedente ma fortemente sostenuto da questa. È un progetto che lascerà alla città l\'eredità dei Mondiali». (Il Tempo)
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| MOTORI-IL RITORNO DELLA CABRIOLET– Braille News 11.07.09 | |
| TORINO A volte tornano... e lo fanno con successo. Cinquantadue anni dopo riecco la Cinquecento cabriolet, piccola cittadina dal cielo aperto che ha fatto innamorare gente d’altri tempi e rimesso in moto l’Italia nel boom economico del Dopoguerra. Sarà un weekend a «porte aperte» in programma il prossimo 4 luglio, a decretare il nuovo contatto con il «suo» pubblico che l’ha già resa famosa in giro per il mondo. Ancora il 4 luglio, lo stesso che solo due anni fa aveva fatto registrare il grande ritorno della 500 con mega-festa al Lingotto. Ma stavolta il piccolo fenomeno del Made in Italy, scopre di nuovo il cielo aperto e spalanca la voglia d’estate dei giovani (e non solo) automobilisti del Belpaese. Esteticamente non si distacca molto dal modello «normale», se non fosse per quella capote, rigorosamente in tela, che «viaggia» per tutto il cielo di questa piccola city-car. Partendo dalla versione berlina quindi, l’inserimento della capote mantiene inalterate le caratteristiche vincenti del modello come l’abitabilità per 4 posti comodi e la capienza del bagagliaio aggiungendo nuove funzionalità che ne aumentano la vivibilità. Tra l’altro, il bagagliaio - grazie ad un ingegnoso sistema di cerniere a parallelogramma - offre un accesso facilitato anche quando la capote è in posizione di totale apertura. Giusta la scelta di reinterpretare l’originale in chiave moderna con la capote elettrica scorrevole sul concept stilistico che mantiene i laterali della vettura, permette alla Fiat 500C di essere un prodotto meno stagionale e di poter esser goduta in qualunque periodo dell’anno. «La Fiat 500C è la versione “aperta” della 500 lanciata a luglio del 2007, ma non solo - ci ha detto Roberto Giolito, Fiat & Abarth Style Director -. Infatti, nella ricca gamma di versioni del modello, la nuova vettura rappresenta quasi una tipologia a sé, con una forte personalità che eredita dalla primissima versione del 1957 e da un indiscusso valore affettivo che tanti appassionati le hanno riconosciuto negli anni. Se quindi, da una parte, Fiat 500C rispetta la versione originale, dall’altra parte l’arricchisce di nuove funzionalità che, grazie alle scelte stilistiche, assicurano la massima libertà di utilizzo a ciascuno di noi». La nuova 500C, mantiene i tre motori disponibili sulla versione berlina: tutti Euro 5. Due a benzina, 1.2 da 69 cavalli e 1.4 da 100 cavalli, abbinabili al cambio manuale a 5 marce o al cambio robotizzato Dualogic che con altri 330 euro posso adottare anche il sistema Start&Stop. C’è poi il 1.3 turbodiesel Multijet da 75 cavalli. Per gli allestimenti la 500C parte alta con la Lounge, dotata di 7 airbag, Esp, climatizzatore automatico, Blue&Me, radio con Cd Mp3, sensori di posteggio e cerchi in lega da 15 pollici. Con 2.200 euro in più la 500C diventa Rock e aggiunge interni con finiture in pelle Frau, impianto Hi-Fi Interscope Sound System, fari allo xeno e cerchi in lega da 16 pollici dal disegno che ricorda i cerchi a raggi. Il prezzo? È fissato per la base a 16.600 euro, ma può arrivare grazie ad optionals e «diavolerie» varie fino a 20.650 euro. TIZIANO CARMELLINI(Il Tempo) | |
| L’INTERVISTA-TOTTI: A ROMA PER SEMPRE– Braille News 11.07.09 | |
| BRUNICO L\'ultima bandiera del calcio italiano sventolerà per altri cinque anni. Francesco Totti giura amore eterno alla Roma e dà in prima persona l\'annuncio più atteso: l\'accordo con la Sensi per il nuovo contratto c\'è già, a fine ritiro arriverà anche la firma fino al 2014. Solo allora, alla soglia dei 38 anni e 21 stagioni dopo l\'esordio, dirà basta e si dedicherà ad altro. Ma nello stesso posto, la Roma, casa sua. Per il rinnovo è tutto pronto? «Dieci giorni fa ho parlato con Rosella Sensi, appena rientro dal ritiro firmerò il contratto, prima dell\'Europa League. Rimarrò fino al 2014, altri cinque anni, tutti da calciatore. Poi se non dovessi sentirmi il Totti di adesso getterei la spugna. Ma ora sto bene, i problemi al ginocchio sono scomparsi e se continuerò così posso giocare tutte le partite. Sfortunatamente per qualcuno...». Già, Nicola Irti l\'ha definita la «rovina» della Roma. «Mi dispiace che un avvocato così importante abbia detto delle cose pesanti e non capisco a che pro. Sono contento delle risposte date da persone più importanti di lui, Alemanno, Rosella Sensi, politici, tifosi, amici che mi hanno anticipato nelle risposte. Posso solo aggiungere che io sono astemio, è una fortuna». E pensare che Irti è il legale di chi vuole acquistare la Roma. «Sì, ma ha parlato lui e non Fioranelli che invece ha detto cose belle su di me e lo ringrazio. Non so cosa voglia fare o che farà. Adesso so che Rosella è il presidente della Roma e lo rimarrà: lo avevo già detto e lei mi ha rassicurato nel discorso che ci ha fatto prima di partire, usando le stesse parole. Sono fiero di un avere un presidente così». Che può fare per stoppare la contestazione dei tifosi? «Le ho consigliato dei "dettagli" da sistemare e come comportarsi in certe situazioni perché dall\'esterno sembrerebbe che lei non voglia vendere la Roma, ma da quello che mi ha detto non c\'è una persona pronta a comprarla. Nessuno ha fatto un\'offerta reale, da quanto ho saputo, perciò è inutile parlare a sproposito. La Sensi stessa ci ha detto che se arrivasse un’offerta importante venderebbe per il bene della Roma e della città». Sarà la stagione del riscatto? «Possiamo fare solo meglio dell\'anno scorso. Se la squadra torna quella di due anni fa è molto competitiva. Non voglio dire che lottiamo per lo scudetto, ma possiamo essere una delle contendenti». Spalletti ha detto che serve un centravanti: è d\'accordo? «Devo esserlo per forza. Lo ripeto: più campioni ci sono e meglio è. Il mister vuole una punta di peso e sarà accontentato». Chi vorrebbe avere al suo fianco in attacco? «Di giocatori bravi ce ne sono tanti ma costano troppo. Uno da prendere c’è, anche perché poi è una punta di "peso", che va in profondità: Ronaldo. Resta sempre il più grande». Scherzi a parte, serve uno alla Pazzini? «Andrebbe bene, ma mi sembra difficile arrivi. Cruz e Shevchenko? Sono due che farebbero bene per la Roma. Magari». È felice della conferma di Spalletti? «Con lui ho un rapporto che va oltre quello tra allenatore e giocatore. L’ho sempre stimato e voluto come tecnico. Non a caso ho detto che vorrei chiudere la carriera alla Roma con lui in panchina. Più di così....». E invece ha rischiato di andarsene. «Sì, mi ha confidato che voleva cambiare perché aveva altri obiettivi. Poi è rimasto ed è la cosa importante». Dopo il ritiro di Montella lei è diventato il più «anziano» della squadra. «Infatti mi sento vecchio! In ritiro sento parlare dei giovani, chi dell\'86, chi dell\'87. A quelli del \'90 e del \'91 non ci arrivo...Per Montella mi sono commosso quando me lo ha detto. Ma l\'ho visto felice per l\'esperienza che sta inizierà allenando i bambini». Ha saputo che Moggi si è riaffacciato al calcio? «Non si è avvicinato, ci ha girato intorno. Dove? A Bologna? Ma non c’è un’altra domanda?». La prossima stagione porterà ai Mondiali, se Lippi la chiamasse? «Ci parlerò e valuteremo insieme come e se farlo. Poi magari mi chiama e gli dico di no. Dipende da come sto fisicamente e mentalmente durante l’anno». ALESSANDRO AUSTINI(Il Tempo)
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| IL RITORNO DI LUCIANO MOGGI - Braille News 4.7.09 | |
| Luciano Moggi torna nel calcio ed è pronto a ripartire dal Bologna. L’ex direttore generale della Juventus, coinvolto nella vicenda calciopoli e inibito per cinque anni dalla Corte Federale della Figc, non tornerebbe con un ruolo di primo piano ma come consulente del club emiliano. La conferma è arrivata dalla parole dello stesso ex dg bianconero che ha spiegato di essersi «dato da fare, un paio di mesi fa, per aiutare la presidenza Menarini a trovare nuovi soci per il Bologna. Per quello che mi riguarda non ho un interesse diretto all’acquisto di azioni della società rossoblù, ma è evidente che, nel caso di ingresso dei nuovi soci da me segnalati, rivestirei opportunamente il ruolo di consulente». Il possibile ritorno di Moggi nel calcio italiano ha fatto il giro del mondo con commenti ma anche critiche nei suoi confronti, in particolare dalla tifoseria rossoblù che non apprezzerebbe l’eventuale novità nell’assetto del club emiliano. Il Bologna, riunito in un vertice societario alla presenza della presidentessa Francesca Menarini del padre Renzo, ha fatto il punto della situazione ma la società non ha ancora rilasciato commenti. In attesa di conoscere la volontà dell’attuale dirigenza sull’ingresso di Moggi, è arrivato il parere del presidente federale e commissario straordinario della Lega Giancarlo Abete: «Ho solo letto i giornali ma non è bene parlare per ipotesi, ma di situazione concrete». Abete ha, comunque ricordato l’«inibizione di lunga durata» inflitta dalla giustizia sportiva all’ex dirigente della Juventus rimandando alla responsabilità di tutti i dirigenti e di tutte le società di fare delle scelte funzionali alle esigenze. (Il Tempo)
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| SPORT: NUOTO, A ROMA IL DEBUTTO DELLA DI PIETRO- Braille News 27.6.09 | |
Silvia Di Pietro, romana classe ’93, è quella che si potrebbe definire una predestinata. Inizia a nuotare con la cuffia dell’Aurelia Nuoto e non passa troppo tempo prima che ci si accorga che quella sua velocità senza fatica e quella leggerezza senza sforzo sono il dono di una natura essenzialmente acquatica. Dopo la trafila e le vittorie nelle nazionali giovanili, ecco Roma 2009. Quello che si avvicina sarà il suo primo mondiale tra i "grandi". Che effetto le farà nuotare tra le corsie amiche del Foro Italico? «Il solo fatto di allenarmi al Foro Italico mi ha sempre resa orgogliosa. Oggi è ancora incompiuto ma fra un mese, quando sarà tutto pronto, sarà bellissimo nuotarci». Con i suoi cari vicino, l’impatto emozionale sarà un po’ più leggero? «Questo aspetto non mi influenzerà più di tanto. Agli Europei di Rijeka loro non c’erano ma la coesione del gruppo non mi ha fatto sentire la mancanza». Come vive le pressioni di un Mondiale una ragazza di 16 anni? «Le pressioni cominci ad averle quando inizi a vincere e io ho iniziato molto presto. Il mondiale è tutta un’altra cosa ma, in un certo senso, ci sono abituata». Ormai siamo entrati in clima, su quali gare punterà? «Intanto sui 50 farfalla, dove ho fatto il tempo per partecipare, e sicuramente anche sui 100. Per lo stile libero vedremo». A Londra 2012, a 19 anni, sarà nel pieno della sua carriera. Si vede più come la nuova Filippi, o come la Pellegrini del futuro? «Sono due grandi campionesse e vorrei prendere il meglio di entrambe. C’è da dire che Alessia la conosco meglio ed è sempre molto carina e disponibile, un esempio». Torniamo a oggi. Con quali ambizioni affronta questi Mondiali? «Io li sto preparando al meglio, se poi riuscissi ad arrivare in finale e ad abbassare il mio personale sarebbe bellissimo». Alessio Moriggi(Il Tempo) | |
| «UNA GRANDE LAZIO»- Braille News 20.06.09 | |
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È entrato nel mondo Lazio in punta di piedi, senza fare proclami, senza cercare effetti speciali per stupire i presenti. Nel suo primo giorno da laziale Davide Ballardini ha tirato dritto per la sua strada: profilo basso, idee chiare, molte certezze e qualche dubbio - legato all’organico - che spera di potersi lasciare quanto prima alle spalle. «La Lazio è una grandissima società - ammette l’allenatore romagnolo - qui c’è grande interesse intorno alla squadra e tanta pressione positiva. Abbiamo il dovere di essere sempre competitivi: l’Europa è una bella vetrina, dovremo meritare questo palcoscenico ogni giorno, con il lavoro». Ballardini ha una visione quasi maniacale della sua professione, per questo ha deciso di vivere all’interno del centro sportivo di Formello. «Conosco bene le caratteristiche dei miei giocatori - continua il neo allenatore laziale - sono tanti e di ottimo livello: il mio compito sarà quello di mettere sulle loro caratteristiche tecniche il vestito giusto. Prima di cercare altro sul mercato, vorrei valutare il materiale che ho a disposizione. Zarate? Ha qualità fuori dal comune, ma deve avere l’ambizione di crescere ancora. Nedved? È un grande campione: non chiedetemi altro, sono argomenti che riguardano la società. Acquafresca? Credo sia un discorso prematuro, con il presidente abbiamo appena accennato al mercato. Lotito è una persona piena di energia: ha voglia e passione. Sono grato a chi mi ha scelto - continua l’allenatore di Ravenna - la Lazio è un club prestigioso, per me è una grande responsabilità, ma è una responsabilità piacevole. La società mi ha chiesto lavoro e passione per poter crescere ulteriormente». Il tecnico romagnolo ha già studiato la sua \"casa\": un centro sportivo di primissimo livello dove svilupperà le sue metodologie di lavoro. «Gli allenamenti saranno diversificati - puntualizza Ballardini - i ragazzi lavoreranno frequentemente con la palla, voglio che tutti siano partecipi. Il mio calcio è attenzione, divertimento, qualità e organizzazione. Onorato dalle parole di Arrigo Sacchi, ma il mio metodo di lavoro è totalmente diverso dal suo: noi puntiamo sul gioco, lo scomponiamo e andiamo sui singoli. Lui fa l’esatto contrario. Mi presenterò alla squadra per quello che sono, un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti. Vorrei un paio di giocatori per ruolo, quando la rosa è troppo ampia si corre il rischio di non coinvolgere tutti. Progetto? In Italia non esistono progetti: un giorno sei un genio, il giorno dopo ti giudicano in maniera opposta. Per questo me ne sono andato da Palermo, perché Zamparini non mi ha rispettato come persona. Non è vero che non accetto il confronto tecnico con i presidenti, ci mancherebbe altro. Loro sono quelli che mettono i soldi, hanno tutto il diritto di esprimere un loro parere, ma poi giudico e decido io, di testa mia. Se non facessi così mancherei di rispetto al presidente: lui mi paga per fare delle scelte. Sono un tecnico che parla poco: chi parla con frequenza non viene ascoltato, a me bastano poche parole. Da giocatore ero un centrocampista centrale, mi piaceva giocare con la palla tra i piedi, un po’ meno quando c’era da correre. Il mio idolo era Johan Cruyff, ma lui era un’altra cosa...».
SIMONE PIERETTI(Il Tempo)
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| «UNA ROMA RIGENERATA»- Braille News 20.06.09 | |
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Ancora pochi giorni di vacanza e la Roma tornerà al lavoro. La partecipazione all’Europa League, infatti, costringe la squadra di Spalletti ad anticipare il debutto stagionale al 30 luglio. Uno dei preparatori atletici giallorossi, Paolo Bertelli, fa il punto della situazione: «Abbiamo scelto di svolgere il ritiro pre-campionato lontano da Roma (Riscone di Brunico, ndr) per permettere ai campi di Trigoria di respirare. Lavorare per due anni consecutivi al Fulvio Bernardini ha significato sollecitarli molto. Noi ne abbiamo a disposizione solamente due e quest’anno le forti precipitazioni hanno contribuito a rovinarli». Tra le incognite legate alla preparazione, però, c’è soprattutto quella legata alle date: «Ritrovarci in campo già alla fine di luglio per tutti noi rappresenta un’incognita. L’unica relazione possibile è quella con le squadre che, in passato, hanno partecipato all’Intertoto, ma anche in questo caso ci sono delle differenze sostanziali. Su tutte il fatto che dovremo affrontare solamente un impegno, seppur di andata e ritorno, in anticipo rispetto agli altri. Il successivo, infatti, è fissato per il 20 agosto, quando saranno tornate in campo tutte le altre squadre. L’intertoto, invece, prevedeva molti più impegni e, conseguentemente, più spostamenti». Conterà molto anche l’avversario che, il 22 giugno, riserverà l’urna di Nyon: «Valuteremo tutto, anche lo spessore della squadra che andremo ad affrontare». Rispetto all’estate scorsa, intanto, è stato adottato qualche accorgimento in questo senso: «In amichevole ci confronteremo con squadre di livello inferiore, vogliamo pensare soprattutto ad allenarci bene». Il programma è stato curato nei minimi particolari: «Tra il primo e il secondo impegno avremo il tempo di effettuare qualche richiamo alla preparazione, di riequilibrare il lavoro. Inoltre, non dimentichiamo che le due settimane di allenamento che si svolgono in vista della stagione agonistica rappresentano solamente il tre per cento del lavoro che si fa negli undici mesi successivi». Lavorare lontano da Trigoria, però, costringerà anche a qualche compromesso: «Quella di spostarci è una necessità. Abbiamo sempre detto che a Roma abbiamo tutte le strutture a disposizione, cosa che non è possibile altrove. A Brunico, ad esempio, dovremo fare a meno della piscina. Da questo punto di vista dovremo accontentarci, ma sapremo adattarci bene». Intanto, in vista del raduno, prosegue secondo tabella il recupero dei giocatori costretti, nei mesi scorsi, a ricorrere ad interventi chirurgici. Doni, Aquilani e Cicinho stanno evidenziando progressi significativi e saranno a disposizione di Spalletti già dai primi giorni del ritiro in Trentino. A Trigoria, invece, sono già cominciati i lavori di rizollatura dei campi, che proseguiranno anche nelle prossime settimane.
MARCO MADEDDU(Il Tempo)
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| L’APPUNTO PER SEMPRE NEI CUORI - Braille News 13.6.09 | |
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Grazie. Solo una parola per Delio Rossi, tecnico preparato e uomo vero. Ha saputo chiudere quattro anni stupendi senza cadute di stile con la solita semplicità. Un inno alla correttezza pure nel momento del divorzio, quando chiunque al suo posto avrebbe usato parole dure nei confronti del suo datore lavoro. E invece, solo riconoscenza e tristezza per un capitolo che si chiude. I laziali veri porteranno sempre nel cuore Rossi per le vittorie sul campo ma soprattutto per la sua serietà.
LUIGI SALOMONE(Il Tempo)
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| L’INTERVISTA A DELIO ROSSI NON ERO PIÙ AL CENTRO DEL PROGETTO LAZIO- Braille News 13.6.09 | |
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Esce di scena con stile, senza polemiche. Ringrazia la società, il presidente, i collaboratori compresi dottori, magazzinieri, arbitri del giovedì. Un po’ si commuove ma con grande compostezza spiega le sue motivazioni: «È difficile finire un rapporto durato 4 anni ma la mia è una scelta ponderata. Mi sono accorto di non essere più al centro del progetto tattico della Lazio. Ho provato a verificare certe situazioni e questo ha avvalorato le mie convinzioni. Ci tenevo a dirlo a Formello che considero la mia casa dove sono entrato ed esco in punta di piedi».
Delio Rossi si congeda con un bilancio positivo: primo anno in Coppa Uefa, nel secondo preliminari di Champions, nel terzo partecipazione alla Champions League, quest’anno vittoria della Coppa Italia. «Abbiamo fatto crescere i giovani e creato una base solida su cui la società potrà lavorare per il futuro».
Qual è il ricordo più bello del suo ciclo in biancoceleste?
«La vittoria della Coppa Italia anche per il momento che attraversavamo. Il clima non era idilliaco. Vedere uno stadio pieno mi ha fatto provare i brividi».
È una rottura fisiologica o è venuto a mancare qualcosa nei rapporti con la società?
«La società ha scelto di intraprendere una nuova conduzione tecnica. Sono semplici sensazioni. Quando non sei al centro del progetto te ne accorgi. Ho deciso 15 giorni fa».
Come spiega tanta differenza tra il girone di andata è quello di ritorno?
«Se una squadra fa 31 punti nel girone di andata e 19 nel ritorno qualche equilibrio è cambiato. La squadra era da quinto/ottavo posto e se avessimo fatto tutto bene avremmo eguagliato il Genoa. Un altro errore è stato non aver fissato per tutti un obiettivo subito».
Secondo Lotito la Lazio era da quarto posto.
«Non sono d’accordo con lui anche se 18 sconfitte sono troppe».
È più arrabbiato o più deluso?
«Non doveva andare così ma sono sereno».
Che consiglio darebbe a Lotito?
«Sono l’ultima persona da cui accetterebbe consigli».
VALENTINA LO RUSSO(Il Tempo)
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| CALCIO, PROVA GENERALE IN VISTA DEI MONDIALI- Braille News 13.6.09 | |
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Tutto il mondo in campo per la Confederations Cup in programma da domani, 28 giugno in Sudafrica. Altro non è che una prova generale in vista dei mondiali del 2010. Nelle edizioni che hanno preceduto i Campionati del Mondo non è stata mai vinta dalla Nazionale che poi avrebbe conquistato il titolo iridato, anche perché, in molti casi, i futuri campioni non vi hanno preso parte. Nel 1992, ad esempio, fu l’Argentina a conquistare la Confederations Cup. Due anni dopo, però, i Mondiali Usa furono vinti dal Brasile, che in Arabia Saudita non c’era proprio. Stessa storia nel 1997: vittoria in Confederations del Brasile, trionfo iridato per la Francia. Ruoli invertiti nel 2001, con i galletti che vincono le «prove generali» eliminando proprio il Brasile in semifinale, che però si rifà con gli interessi l’anno successivo trionfando al Mondiale. Infine, nel 2005, la Confederations la vince il Brasile mentre gli italiani sono a casa a guardare la televisione. Poco male, l’anno dopo ci sarebbe stato il trionfo azzurro a Berlino. Insomma, un po’ come accade per il Trofeo Berlusconi a inizio campionato, conviene non vincerla. Una poca attenzione verso il risultato finale che si tramuta, in forma inversamente proporzionale, in un’alta dose di spettacolo. Bando ai tatticismi, in Confederations conta soprattutto divertirsi. Anche così si spiega la bassissima percentuale di pareggi (solo 16 su 92 partite) registrata nelle precedenti edizioni del torneo. si parte domenica con Sudadrica-Iraq e Nuova Zelanda-Spagna. Lunedì per l’altro girone tocca a Brasile-Egitto e Italia-Usa.(Il Tempo)
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| LAZIO, ATTESA INFINITA PER IL TECNICO- Braille News 6.6.09 | |
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Continuano le consultazioni del presidente della Lazio Claudio Lotito alla ricerca di una guida tecnica per la prossima stagione. La conferma di Delio Rossi perde quota giorno dopo giorno: l’allenatore biancoceleste, vincitore dell’unico trofeo della gestione Lotito è a Foggia in attesa di una chiamata del suo club che tarda ad arrivare. «Il presidente ha detto di volerci pensare tre o quattro giorni - aveva detto nell’ultima conferenza a Formello l’allenatore di Rimini - mi aspetto una convocazione». Ma la convocazione non arriva e i contatti con gli altri allenatori - diretti o indiretti - ce ne sono stati già tanti. l’ultimo in ordine di tempo è quello con l’attuale tecnico del Palermo Davide Ballardini, ormai in rotta di collisione con il suo club e avvistato l’altra notte a Roma. Un contatto veloce illustrare il progetto, una chiacchierata di venti minuti per poi lasciarlo a colloquio con il direttore sportivo Igli Tare: Lotito ha voluto conoscere di persona Davide Ballardini, ma non è detto che sia lui il nuovo tecnico della Lazio. L’allenatore di Ravenna - che ieri in giornata ha smentito l’avvenuto incontro con i dirigenti della lazio - si dovrà mettere comunque in vetrina, considerando anche le dichiarazioni del presidente Zamparini che di fatto ha confermato il divorzio dal suo attuale allenatore. Su Ballardini c’è anche l’Atalanta, mentre in rosanero dovrebbe approdare l’attuale tecnico del Siena Gianpaolo. Ballardini, comunque, dovrà aspettare, come Rossi, come Colantuono, come Zenga che fra qualche giorno partirà per Bucarest per andare in vacanza. Ma l’ex tecnico del Catania, prima di salire sull’aereo, vuol conoscere il proprio futuro e capire quale squadra allenerà nella prossima stagione: il suo orientamento sarebbe quello di accettare l’offerta di Lotito - contratto annuale più opzione di altre due stagioni - ma finora non sono arrivati segnali da Villa San Sebastiano. Lotito intanto valuta ogni dettaglio, come fece 4 anni fa quando, per sostituire Papadopulo, fece sfilare - uno dietro l’altro - Le Guen, Arrigoni, Colantuono e Pillon prima di scegliere Delio Rossi. Difficile quindi fare previsioni, con almeno tre allenatori presi in considerazione - Allegri, Ballardini e Zenga rigorosamente in ordine alfabetico - e con qualche altra consultazione in programma prima della scelta definitiva. Ma difficilmente il Cagliari lascerà andare il suo allenatore e lo stipendio di Ballardini è assolutamente fuori budget per i parametri del club laziale. Walter Zenga resta in pole position, a meno che Lotito, alla fine, non decida di tenersi il proprio allenatore. Ma questa, al momento, sembra essere l’ipotesi più lontana.
SIMONE PIERETTI (Il Tempo)
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| SPALLETTI, PRIORITÀ ALLA ROMA- Braille News 6.6.09 | |
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Spalletti si tuffa nella realtà juventina. L’occasione è nobile, ma sembra un presagio: il toscano ha partecipato a Castel Fiorentino alla serata conclusiva del memorial «Riccardo Neri & Alessio Ferramosca», i due giovani calciatori della Primavera bianconera scomparsi tragicamente nel 2006 a Vinovo. Insieme a Spalletti, oltre a Pessotto, c’è Ciro Ferrara: uno scherzo del destino, visto che i due tecnici sono rimasti gli ultimi in corsa per la panchina della Juve dopo il rinnovo di Antonio Conte con il Bari. Ormai è ballottaggio. Lo ammette lo stesso Ferrara. L’allenatore giallorosso, invece, prova a mischiare le carte. «Non sono mai stato contattato da nessuno - spiega - i programmi della Juve bisogna chiederli a loro. Io mi incontro con la Sensi per parlare della Roma. Cobolli Gigli mi ha inserito tra i candidati per la Juve? Ripeto, non ho ricevuto nessun segnale e sono tranquillo». Anche se fosse accaduto il contrario non potrebbe dirlo. C’è un contratto che lo lega alla Roma fino al 2011 e va usata la massima cautela. Al contrario di quanto fatto da Cobolli Giglio che stilando l’identikit del nuovo tecnico ha dato l’impressione di riferirsi di Spalletti, descrivendolo «giovane di testa» e «con la capacità di osare». Il toscano si riconosce nell’identikit. «Per motivazioni che so dare bisognerebbe sentire i miei calciatori, giovane cerco di esserlo confrontandomi spesso con i miei figli». Ma vuole parlare solo della Roma. «Ci sentiamo spesso con la Sensi, io ho il suo numero di telefono, lei ha il mio. Ho da fare con lei discorsi molto semplici come farà anche lei: sarà fatto tutto in funzione della Roma che deve essere la prima cosa». Dietro le dichiarazioni strategiche di Spalletti cresce il pressing della Juve. La scelta dei dirigenti bianconeri è tesa verso il futuro: nel 2010 dovrebbe arrivare Lippi come direttore tecnico e lo stesso cittì della nazionale preferirebbe lavorare insieme a Spalletti. Sarebbe una coppia affiatata e con ruoli ben definiti, mentre il tandem Lippi-Ferrara si presterebbe a maggiori «equivoci» sulla guida tecnica della squadra.
ALESSANDRO AUSTINI(Il Tempo)
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| CALCIO, L’ULTIMO VERDETTO- Braille News 30.5.09 | |
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Ultimi verdetti per il campionato di serie A. Milan e Fiorentina si giocano il terzo posto che vale l’accesso diretto alla Champions League. Se i rossoneri perdono con due gol di scarto scendono ai prelimiari della coppa più importante, altrimenti saranno i viola a giocare all’inizio di agosto. L’altro verdetto importante riguarda la terza squadra, dopo Reggina e Lecce, che scenderà in serie B. Il Torino gioca a Roma contro i giallorossi, il Bologna ospita il Catania. Favoriti per questa volata gli emiliani che in caso di arrivo a pari punti sono in vantaggio negli scontri diretti. Per il resto si gioca per la gloria e per garantire la regolarità del campionato. L’Inter ha già vinto il suo quarto scudetto di seguito, la Juve è in Champions mentre Genoa, Roma e Lazio giocheranno nella prossima Europa League. Questo il programma della trentottesima giornata di campionato: Bologna-Catania, Fiorentina-Milan, Genoa-Lecce, Inter-Atalanta, Juventus-Lazio, Napoli-Chievo, Palermo-Sampdoria, Roma-Torino, Reggina-Siena, Udinese-Cagliari.
LUIGI SALOMONE(Il Tempo)
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| METÀ ROMA IN PARTENZA A FINE STAGIONE– Braille News 23.5.09 | |
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Spalletti e dieci giocatori. Volendo, si arriva anche a undici per mettere su una formazione completa. C’è una bella fetta di Roma in partenza, quella che potrebbe vivere l’ultima fetta di campionato. Partendo dal tecnico e passando per vari pezzi più o meno pregiati della rosa si arriva a comporre una lista piuttosto lunga di elementi «non incedibili». Chi per un motivo, chi per un altro. È proprio Spalletti a guidare la fila dei possibili partenti. La sua voglia di restare è poca, soprattutto se saranno i Sensi a guidare ancora il club nella prossima stagione. Si va verso un addio, ma resta da capire innanzitutto la destinazione. Al momento più Juventus che Milan. L’ostacolo del contratto che lo lega alla Roma fino al 2011 è da tenere in considerazione, ma è comunque superabile. Da Trigoria, ufficialmente, si continua a sostenere che il toscano sarà l’allenatore anche l’anno prossimo. «Anche dopo un\'annata come questa Spalletti ha un contratto - sottolinea Bruno Conti - e rimane della Roma. Luciano non ha mai raccolto gli assist della stampa e vuole parlare a fine campionato: è giusto rispettarlo. Da parte mia l’augurio è che rimanga al timone». Conti ammette di vivere «con grande sofferenza» le vicende societarie, ma a un possibile cambio di proprietà «non ci voglio neanche pensare, ho rinnovato da poco il contratto per loro e credo che continueremo così». Poi sofferma sull’altro possibile tormentone del prossimo mercato in uscita: il futuro di Mexes, da tempo nelle mire del Milan e, secondo gli ultimi sussurri milanesi, anche dell’Inter. «Non sono preoccupato - taglia corto il dt giallorosso - a noi nessuno ci ha chiamato, è un giocatore della Roma, qui sta benissimo. Non è un nostro problema». Potrebbe diventarlo nel momento in cui il francese decidesse di sfruttare la clausola rescissoria presente sul suo contratto per liberarsi. La Roma vuole però evitare il sacrificio di un «big» e per riuscire a reperire risorse per gli acquisti è pronta a cedere altri giocatori. I «non incedibili», appunto. Perrotta, Taddei e Pizarro i nomi più illustri, tutti e tre con il contratto in scadenza nel 2010 e ancora lontani dal rinnovo a differenza di Juan, Aquilani e Vucinic. Perrotta ha diversi estimatori all’estero ma aspetta chiarezza dalla società prima di prendere in considerazione eventuali offerte. Per Taddei sarà invece difficile trovare acquirenti dopo le ultime due stagioni deludenti del brasiliano. Pizarro deciderà tra poche settimane se rinnovare o meno: molto dipenderà dalla conferma di Spalletti. Porte spalancate anche per Tonetto e Cassetti che potrebbero però restare e arrivare a scadenza nel 2010, lo stesso discorso vale per Montella. Tra le missioni di Pradè nel prossimo mercato c’è anche quella di piazzare Loria e Artur e trovare la soluzione più idonea per rilanciare Menez, cedendolo magari in prestito. Da escludere il riscatto di Diamoutene dal Lecce.
ALESSANDRO AUSTINI(Il Tempo)
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| IL ROMANISTA PIACE AL CDA DELLA JUVE- Braille News 16.05.09 | |
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TORINO Il tifoso eccellente – ma anche uno dei primi azionisti della società – Lapo Elkann è infastidito al solo pensiero che l’Inter possa cucirsi un altro scudetto sulle maglie («però, a differenza di altri, sapremo complimentarci perché noi abbiamo stile, da sempre»). E, anche per evitare che il fastidio si ripeta negli anni a venire, la Juve ha riunito il suo consiglio di amministrazione non solo per esaminare i conti della trimestrale: sul fronte allenatore, si va sempre più verso la soluzione Spalletti, fortemente voluto da John Elkann e sponsorizzato dal suo uomo di fiducia Carlo Sant’Albano. Quanto a Conte, non piace a tutti: Gasperini, invece, è stato bloccato da Preziosi, dichiaratosi «stufo di ribadire che il nostro allenatore non si muoverà da Genova». Intanto, dalla Germania arrivano conferme circa il prossimo ingaggio di Diego, anche se secondo la Bild il Bayern avrebbe raggiunto un accordo con il papà del giocatore. In realtà l\'agente svizzero Giacomo Petralito, che ha fatto da intermediario al trasferimento, ha rivelato che «le tre parti interessate hanno firmato il contratto, formalizzato mercoledì scorso a Brema dopo circa dieci ore di trattative». Durata di cinque anni e costo del cartellino di 24,5 milioni di euro: il Werder aveva pagato il brasiliano sei milioni di euro nel 2006, prelevandolo dal Porto. La nuova Juve, insomma, ripartirà da Diego e Spalletti.
DOMENICO LATAGLIATA (Il Tempo)
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| L’INTER E IL 17° SCUDETTO- Braille News 16.05.09 | |
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Ancora poche ore e l'Inter potrebbe festeggiare il diciassettesimo titolo della sua storia. I nerazzurri di Mourinho, che domani a San Siro ospiteranno il Siena, potrebbero gioire già stasera: il Milan, diretta concorrente allo scudetto, è di scena a Udine: qualora i rossoneri uscissero battuti dal Friuli, l\'Inter sarebbe matematicamente campione d\'Italia. La formazione di Mourinho ha dominato questo torneo dalla prima giornata, trascinata da un Ibrahimovic superlativo. Ma se l\'esito dello scudetto è oramai scontato (i sette punti di vantaggio sono un\'ampia garanzia) gli altri verdetti devono ancora essere tutti decisi, a partire dalla qualificazione in Champions League che Milan e Juventus (separate in graduatoria da 4 punti) dovrebbero agguantare senza troppi affanni. I bianconeri affronteranno a Torino l\'Atalanta in una partita senza troppe velleità. La corsa al quarto posto - ultimo utile per andare in Champions - coinvolge Fiorentina e Genoa, con i toscani chiamati ad amministrare nelle ultime tre partite le tre lunghezze di vantaggio sulla formazione ligure. I viola domenica affronteranno la Sampdoria in casa, il Genoa a Marassi ospiterà il Chievo che ormai vede la salvezza a un passo. Roma e Palermo, distanziate di due soli punti, si sfideranno nello sprint per l\'ultimo posto utile per la qualificazione in Coppa Uefa: i giallorossi affrontano oggi pomeriggio all\'Olimpico il Catania, la squadra siciliana attente la visita dalla Lazio che ormai non ha più niente da chiedere al campionato. La lotta salvezza sembra essere l\'aspetto più interessante in questo finale di stagione. Reggina 27 punti, Lecce 29, Bologna 30, Torino 31: alla fine se ne salverà soltanto una, sempre che il Chievo riesca a mantenere il gap di distanza (36 punti) dalla terz\'ultima. La sfida tra Bologna e Lecce è una partita da ultima spiaggia: chi perde ha un piede in serie B. La Reggina ospita un Cagliari tonico ma senza particolari ambizioni, il Torino andrà a Napoli dove la squadra di Donadoni dovrà almeno chiudere in maniera dignitosa un campionato decisamente deludente.
SIMONE PIERETTI(Il Tempo)
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| FERRARI, ADDIO ALLA FORMULA1- Braille News 16.05.09 | |
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La Ferrari ha annunciato che se la Fia non dovesse fare marcia indietro sul nuovo regolamento, non parteciperà al prossimo Mondiale di Formula1. Il Cavallino ha tutte le ragioni di questo mondo e non si può non essere d’accordo con le decisioni prese dal Cda. «Il Tempo» è stato il primo giornale a capire che la scandalosa gestione della Fia da parte del furbo avvocato Mosley tendeva, anche con mezzi subdoli e illegalità rese legali dal modo criptico con il quale sono scritti i regolamenti, a spezzare il fronte dei Costruttori che la Ferrari aveva saputo compattare. L’obiettivo di Mosley - e quello dell’uomo che lo ha messo a capo della Fia proprio per fronteggiare eventualità del genere, Bernie Ecclestone - era impedire che i Costruttori forzassero Ecclestone a corrispondere loro una percentuale dei ricchissimi proventi dei diritti promopubblicitari della F1 ben superiore all’attuale 40%. Per riuscirci, il Gatto e la Volpe non hanno esitato a creare la situazione di rottura che, dopo quelle di Toyota e Red Bull, ha ora provocato la minaccia di ritiro della Ferrari. Ciò premesso, mi sembra evidente che, per quanto giusta, la violenta reazione ferrarista rappresenti più una prova di debolezza che di forza. Nei primi anni ’80, in una situazione simile all’attuale (quella che sfociò nel primo «Patto della Concordia», accordo pacificatore tutt’oggi in vigore) per indurre Ecclestone a più miti consigli a Enzo Ferrari bastò mettere in moto, mentre Bernie era a Maranello, il motore della monoposto di Formula Indy che aveva fatto progettare e costruire quale tangibile minaccia di esodo negli Usa. Da Montezemolo mi sarei insomma aspettato una risposta tipo presentazione di un progetto di Campionato alternativo a quello di Mosley&Ecclestone, un Mondiale per veri Costruttori di automobili destinato a distruggere il valore dei contratti televisivi firmati da Bernie e a negare ogni visibilità alla F1 dei garagisti inglesi. Invece quel progetto, peraltro già elaborato nei dettagli non più di 6-7 anni fa, sembra destinato a non vedere più la luce, probabilmente perché Montezemolo non è riuscito a coagularvi attorno tutti i Costruttori, fra i quali non mancano i doppiogiochisti. Sono pertanto convinto che, alla fin fine, tutto questo bailamme altro non sia che un gioco delle parti, una pièce in cui sul palcoscenico tutti recitano il ruolo che il pubblico si aspetta da loro mentre dietro le quinte si tratta sul prezzo, come al suk. Accetto scommesse che tutto finirà col solito «volemose bene» al termine di un vertice destinato a concludersi nel cuore della notte come i contratti nazionali dei metalmeccanici. Ecclestone getterà ai Costruttori l’osso di qualche spicciolo in più, i Costruttori sbandiereranno gli spiccioli in più come una conquista sindacale e allo stesso tempo prometteranno a Mosley che spenderanno sempre di meno, Mosley sfoggerà l’ingresso in F1 di altri due team di garagisti inglesi quale glorioso risultato della sua politica di eguaglianza sociale. Le corse saranno sempre soporifere ma magari la Ferrari tornerà di tanto in tanto a vincere.
GIANCARLO BACCINI(Il Tempo)
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| MERCOLEDÌ A ROMA LA FINALE DI COPPA ITALIA TRA LAZIO E SAMPDORIA- Braille News 9.05.09 | |
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Tutto in novanta minuti: mercoledì 13 maggio, la sera, allo stadio Olimpico di Roma, Lazio e Sampdoria giocheranno l'atto conclusivo della Coppa Italia. Le speranze europee delle due formazioni sono aggrappate alla conquista del trofeo: la vincente andrà in coppa Uefa. Dopo un campionato altalenante, la formazione romana avrà la possibilità di giocarsi la partita più importante della stagione davanti al proprio pubblico. La prevendita è stata più che soddisfacente, almeno cinquanta mila laziali assisteranno alla finalissima. L\'allenatore Delio Rossi sarà costretto a rinunciare al brasiliano Matuzalem, bloccato da una squalifica, e al fantasista Foggia che martedì scorso ha subìto un infortunio alla caviglia destra. Lo staff medico cercherà di recuperare in extremis il calciatore, ma ci sono poche possibilità di vederlo in campo. Il tecnico dei romani, tuttavia, potrà contare sul pieno recupero di Goran Pandev. Dall\'altra parte, Mazzarri non ha giocatori squalificati: Lucchini e Sammarco sono usciti dall\'infermeria e saranno a disposizione. la formazione blucerchiata cercherà l\'impresa in un\'arena per tre quarti avversa: almeno dieci mila tifosi doriani arriveranno nella capitale, ma per il resto lo stadio sarà per la squadra con i colori del cielo. La Lazio arriva a giocarsi la finale dopo aver eliminato Milan e Juventus, la Sampdoria ha compiuto l\'impresa in semifinale eliminando l\'Inter di Mourinho. L\'ultimo successo dei laziali in coppa Italia risale al 2004, quando la formazione allora allenata da Roberto Mancini, conquistò il trofeo battendo la Juventus. L\'ultimo successo della Sampdoria risale al 1994: in finale la formazione ligure si impose contro l\'Ancona. Oggi l\'anticipo di campionato: la Lazio ospiterà l\'Udinese, la Sampdoria, in casa contro la Reggina. Sarà un allenamento in vista della partita più importante della stagione: tutto in una notte, in palio, gloria, onore e un passaporto per l\'Europa.
SIMONE PIERETTI(Il Tempo)
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| CALCIO, IL CAMPIONATO – Braille News 2. 05.09 | |
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Tutte le attenzioni puntate sulla Lazio di Delio Rossi che nell'anticipo della quindicesima giornata di ritorno affronta l'Inter a San Siro. La sconfitta di domenica scorsa rimediata dai Campioni d'Italia a Napoli ha riacceso le speranze del Milan che ha accorciato le distanze dalla vetta. Sette i punti che dividono i nerazzurri dai rossoneri che contano su una prestazione sopra le righe della Lazio. I biancocelesti dovranno rinunciare a Goran Pandev, che sta cercando di recuperare la condizione migliore per essere preswente nella finale di Coppa Italia contro la Sampdoria il 13 maggio. in infermeria anche Koarov, Mauri e Siviglia che non dovrebbero essere della partita. Dall\'altra parte, il giudice sportivo ha squalificato Balotelli e Stankovic: l\'Inter farà a meno dell\'attaccante che potrebbe essere sostituito da Cruz. A cinque giornate del termine la formazione di Mourinho cercherà di allungare la distanza. Il Milan, impegnato a Catania, può soltanto vincere per continuare a sperare. La Lazio, reduce da due vittorie consecutive nelle ultime due trasferte di campionato (Genoa) e Coppa Italia (Juventus), cercherà di impreziosire una stagione vissuta tra alti e bassi. Dopo la sconfitta casalinga di domenica scorsa contro l\'Atalanta, la qualificazione in coppa Uefa è ben lontana: le uniche speranze sono riposte nella conquista della Coppa Italia che regalerebbe alla squadra di Rossi il passaporto europeo per la prossima stagione.
SIMONE PIERETTI(Il Tempo)
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| MICHEL PLATINI ANNUNCIA I PROVVEDIMENTI CONTRO IL RAZZISMO | |
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Il coraggio di applicare la «tolleranza zero» nei confronti di tutti i fenomeni di razzismo all'interno degli stadi di calcio. Di usare il pungo duro contro tutti quei tifosi, o pseudo tali, che credono di poter insultare un giocatore solo perchè ha il colore della pelle diverso dal loro. È quanto richiesto dal presidente dell'Uefa, Michel Platini, che sulla questione non ha dubbi: per fermare il razzismo dovranno essere adottate misure drastiche.
«L'unico modo è fermare le partite - ha detto Le Roì - ci vorrà coraggio, ma la decisione dell'Uefa d'ora in poi è di sospendere le partite per dieci minuti in caso di cori razzisti, e in caso continuino nonostante gli annunci di fermarle definitivamente», ha spiegato Platini nel corso della cerimonia di consegna della coppa della Champions League alla città di Roma. Rimandando a una prossima decisione dell’Esecutivo europeo il definitivo varo della norma sul potere di arbitro e delegato Uefa a fermare la partita: potere di fatto già concesso da Platini.
Insomma, altro che the show must go on: anche il calcio business dovrà rivedere le proprie regole storiche per debellare un problema d’attualità in molti stadi, non solo italiani: «L’unico modo per fermare il razzismo è quello di fermare la partita - ha sottolineato Platini - anche perchè se si va avanti possono nascere problemi mediatici, politici e sociali. Quando si verificano episodi razzisti e diventano troppo violenti contro giocatori di colore, noi della Uefa dobbiamo avere il coraggio di sospendere la partita. Il rispetto per il gioco, la diversità, la dignità, gli avversari e i tifosi. Il nostro messaggio è chiaro: tolleranza zero contro il razzismo».
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| SPUNTA UNA «STELLA» PER LA ROMA- Braille News 25.04.09 | |
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Prima i russi, poi gli americani, ora addirittura i tedeschi. Non è la Guerra Fredda, né la classica barzelletta con l’italiano a far la parte del leone. Qui si fa sul serio, ci sono in ballo tanti soldi e il futuro della As Roma. Almeno a sentire le ultime indiscrezioni (impossibile al momento non definirle tali vista la quotazione in Borsa) che darebbero di nuovo la famiglia Sensi sull’orlo della cessione. Rumors immediatamente smentiti dalla società, o meglio dalla Compagnia Italpetroli controllante indiretta del club giallorosso che con la Consob ha ancora una partita aperta da «sorvegliata speciale» in seguito alle vincende che coinvolsero la scorsa estate il magnate americano Soros. Ma dopo l’oligarca russo, e lo zio d’America, ora sarebbe la volta dell’ereditiero tedesco. Il fondo pronto a fare il passo decisivo a cifre definite dai bene informati «irrifiutabili» farebbe capo a Friedrich Christian Flick, detto Mick, tedesco di nascita ma da tempo con residenza fiscale in Svizzera, erede della dinastia Flick: di fatto la famiglia che armò Hitler. Già, perché il nonno di Mick, oltre ad esser stato membro del partito nazista e maggior produttore di armi nel periodo bellico, fu uno dei più grandi industriali del Terzo Reich. Da lì fondà il suo impero che ancora oggi controlla diverse società nel settore del carbone, dell’acciaio, del petrolio e che deteniete una quota, seppur minoritaria, di Daimler (avete presente Mercedes?). Il nipotino Mick, classe 1944, due matrimoni e tre figli, collezionista d’arte, si è dissociato ovviamente dal passato burrascoso del nonno (ha fondato una associazione contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza) ma avendo ereditato tutto assieme ai due fratelli, resta uno degli uomini più ricchi del pianeta. Dettagli che rendono bene l’idea: un divorzio con l’ex moglie (una contessa, Maya) che gli ha chiesto 23 miliardi di risarcimento, una cessione di proprietà industriali alla Deutsche Bank nel 1986 per 2.5 mliardi di dollari e un patrimonio stimato (nel 2004) in 500 milioni di euro. Basta? Ovviamente sì, soprattutto per far volare la fantasia di una piazza, quella romana, che già in passato aveva trasformato affaristi d’altro mondo in eroi degni di un mezzobusto al Pincio. Ma tra il «sembra» e la realtà c’è di mezzo ancora una trattativa tutta ancora da definire con vari ostacoli e non solo di natura economica. Perché i Sensi non vorrebbero uscire totalmente dalla società ma restare, almeno in parte, alla guida del club con il quale il capostipite Franco ha scritto un pezzo di storia della città (ieri la moglie Maria insieme a Rosella ha ritirato una targa in sua memoria dal sindaco Alemanno in Campidoglio). Il nodo economico è legato invece alla fattibilità della stadio: «Non vogliamo andare di fretta per paura di sbagliare» aveva detto a chi la incalzava sull’assenza di un progetto Rosella Sensi qualche giorno addietro. Ora invece la società giallorossa sembra aver fretta eccome e non a caso ci sarebbe già pronto un progetto (modello Arsenal) da presentare al più presto (entro le prossimo due o tre settimane) e che diventerebbe cardine fondamentale per trattare con Flick: o meglio con la cordata che a lui fa capo e nella quale ci sarebbe anche un manager svizzero di mezzo. Altra «coincidenza» il piano di ritrutturazione affidato dai Sensi alla banca Lazard: tra gli asset da cedere c’è molta roba, anche il terreno di Torrevecchia (al momento bloccato dal nuovo piano regolatore e che ha ricevuto la momento la sospensiva) ma non c’è la Roma. Intanto, tra una smentita (che poi a leggerla bene era sembrata più una conferma) e un po’ di fantapolitica, il titolo giallorosso è schizzato nuovamente alle stelle e le azioni del club hanno chiuso guadagnando il 19,45% a 0,7 euro. E a Trigoria? Bocche cucite, si parla solo con comunicati ufficiali. L’unico a dire qualcosa, a margine dell’esposizione in Campidoglio della Champions League, è Bruno Conti che va sul sicuro: «Non ne so nulla, c’è solo un presidente: Rosella Sensi». Vero... almeno per il momento.
TIZIANO CARMELLINI
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| IL CAMPIONATO– Braille News 18.4.09 | |
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Doveva essere la resa dei conti e invece Juventus-Inter di oggi rischia di decidere poco o nulla in chiave scudetto. A sette giornate dalla fine del campionato neanche una vittoria dei bianconeri può riaprire la corsa al tricolore: i dieci punti di vantaggio con cui Mourinho si presenta all\'Olimpico di Torino rappresentano una seria ipoteca sul suo primo titolo in Italia. Prima del posticipo tra le prime due della classe, gustoso \"antipasto\" a Genova dove la squadra di Gasperini ospiterà la Lazio rinfrancata dal derby ma già proiettata alla semifinale di coppa Italia con la Juventus. Il Genoa cerca quindi l\'allungo decisivo per conquistare una storica qualificazione in Champions League. Ma la Fiorentina di Prandelli non molla e domani proverà a tornare a mani piene da Udine dove troverà una squadra reduce dall\'impegno in coppa Uefa. Vietato sbagliare anche per la Roma che ospita all\'Olimpico il Lecce: per i giallorossi di Spalletti la Champions sembra ormai un miraggio ma serve comunque un segnale di riscossa dopo il tremendo ko del derby per salvare almeno l\'orgoglio. Il Milan riceve il Torino e cerca di avvicinarsi ancor di più alla piazza d\'onore. Partita da ultima spiaggia per il Bologna a Palermo contro una squadra in piena lotta per un posto in Europa: gli emiliani sperano in una svolta dopo l\'arrivo in panchina di Papadopulo. Per il tecnico sarà una gara da ex. A caccia di punti salvezza anche il Chievo che fa visita al Siena. Donadoni cerca invece la prima vittoria con il suo Napoli su un campo difficile come Cagliari: i sardi coltivano ancora speranze di trovare un posto in Uefa. Ininfluente ai fini della classifica il confronto tra Catania e Sampdoria così come quello di Bergamo tra l\'Atalanta di Delneri e la Reggina ormai condannata alla retrocessione.
ALESSANDRO AUSTINI
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| SPORT, CALCIO LAZIO ROMA 4-2, UN DERBY A NERVI TESI CURVA NORD CHE GODURIA AVERGLI FATTO LO SGAMBETTO– Braille News 18.4.09 | |
| «Champions? Ah ah ah! Fatece ride». Lo striscione che appare nell’ultima inquadratura delle nevrotiche telecamere di Sky è quello che meglio sintetizza lo stato d’animo con il quale noi laziali spegniamo la tv e consegniamo alla storia un derby felice e inutile. Il nostro campionato è finito da tempo e non c’è da farsi illusioni sulla possibilità di riscattarlo nelle prossime partite, però aver definitivamente rotto le uova nel paniere dei cugini restituisce un minimo di senso a una stagione altrimenti fallimentare. Rallegrarsi delle altrui disgrazie non è né da grande squadra né da sportivi «veri», però certi sentimenti non si possono combattere o celare e, d’altro canto, sono sicuro che, a parti invertite, gli amici romanisti godrebbero come stiamo godendo noi. Per cui non mi vergogno di ammettere che, più ancora dei quattro pallini che gli abbiamo rifilato, a mandarmi in solluchero sono state le reazioni di allenatore e giocatori giallorossi, incapaci di gestire lo tsunami emotivo che s’è abbattuto su di loro nei primi, indimenticabili quattro minuti della partita. Per me questo resterà il derby dello Spalletti prima in maniche di camicia e poi spedito dall’arbitro a dare ordini (sbagliati) alla panchina via telefonino. Sì, il grande Spalletti, il genio della comunicazione che qualche giorno fa ha addirittura avuto il coraggio di definire «laziale» il più irriducibile dei paladini della Roma. E resterà il derby in cui Panucci e Mexes sono riusciti a costringere persino il riluttante Morganti a espellerli; in cui le smorfie di De Rossi hanno sancito una volte per tutte quanto questo grande campione soffra le maglie con l’aquila sul petto e in cui Totti ha tristemente confermato ciò che la storia recente della stracittadina ci ha dimostrato: la Roma vince solo se lui è infortunato e non può giocare.
GIANCARLO BACCINI
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| CALCIO, LA MARCIA DELLA ROMA– Braille News 4.4.09 | |
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Vietato sbagliare. La marcia della Roma riparte dalla sfida interna contro il Bologna: la prima delle nove \"finali\" da affrontare da qui alla fine del campionato per non fallire l\'ultimo traguardo possibile. Senza il quarto posto la stagione sarà fallimentare e le conseguenze saranno devastanti sulla programmazione del prossimo anno. Per questo Spalletti chiede ai suoi una vittoria per ripartire all\'inseguimento di Fiorentina e Genoa. Il campionato torna con l\'inedita formula dello \"spezzatino\". Tutte le gare si giocano la domenica, si parte alle 13 con la partita di Bergamo tra Atalanta e Fiorentina e si chiude alle 21 quando il Milan ospiterà il Lecce a San Siro. Nel mezzo gli altri otto incontri della seria A, tra cui spiccano gli impegni di Inter e Juventus. Impegno proibitivo alle 19 per la capolista sul campo dell\'Udinese: mancheranno gli infortunati Maicon e Di Natale, vittime di infortuni nelle rispettive nazionali. Il turno potrebbe rivelarsi favorevole alla Juventus per rosicchiare punti alla squadra di Mourinho in attesa del confronto diretto in programma il 19: domenica a Torino arriva il Chievo. Grande attesa anche per il confronto di Genova tra Sampdoria e Napoli: Cassano ritrova Donadoni, per il quale ha speso parole di elogio in settimana. Un modo \"elegante\" per infastidire l\'attuale ct della nazionale Lippi che continua a snobbarlo.(Il Tempo)
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