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SPETTACOLO

L’INTERVISTA BRILLI A TUTTA GAG - Braille News 10.7.10

Il cinema è vivo e fonte d’investimento per banche, aziende e privati, parola di Giampaolo Letta, ad di Medusa, che ha presentato con il presidente Carlo Rossella il nuovo listino 2010-2011. Tra le offerte più interessanti, «Somewhere» di Sofia Coppola con Benicio Del Toro e Laura Chiatti, «La solitudine dei numeri primi» di Saverio Costanzo con Alba Rohrwacher e Isabella Rossellini (entrambi candidati alla Mostra di Venezia). Passando per «The must be place» di Paolo Sorrentino che sta dirigendo in Usa Sean Penn. In lizza anche 2 film in 3D («Winx Club» di Staffi e «Sex» di Brizzi). Tra le novità, un Natale molto lungo con ben 3 film: «La Banda dei Babbi Natale» con Aldo Giovanni e Giacomo (17 dicembre), «Ma che bella giornata» con Checco Zalone (5 gennaio) e «A Natale mi sposo» (26 novembre), con Massimo Boldi e Nancy Brilli, presente anche in «Femmine contro maschi» di Brizzi.

Brilli, quale ruolo ha in questi due film?

«Sono sempre la moglie di qualcuno: è difficile in un cinema maschilista, qual è quello italiano, essere protagonista come è capitato all’attrice de "La sconosciuta" di Tornatore. In "A Natale mi sposo" sono la moglie di Salemme, con il quale vado a Saint Moritz per celebrare, controvoglia, il matrimonio tra nostra figlia e il figlio di un cuoco, alias Massimo Boldi. Tra gag esilaranti ed equivoci tipici della commedia all’italiana».

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VITA DA VIP FINALMENTE SANDRA CACCIA IL NAZISTA–Braille News 3.7.10

Sesso estremo mascherati da nazisti, baci saffici, scappatelle extraconiugali, pornostar e richieste di perdono in mondovisione. Sandra Bullock ne ha viste di tutti i colori. Ora ha detto basta e al suo Jesse James in versione Terzo Reich ha detto bye bye. L’attrice premio Oscar ha firmato il divorzio in un ufficio di Travis County, in Texas.

I due non vivevano più insieme da quando la Bullock aveva scoperto i ripetuti tradimenti del marito con la pornodiva e modella di tatuaggi Michelle McGee, il cui soprannome «Bombshell» è tutto un programma. Chissà se nelle notti di fuoco fedifraghe Jesse le sussurrava all’orecchio «Michelle...ma belle». In ogni caso i ripetuti fuori programma con la bomba sexy sono costati cari al produttore di moto. Anche perché l’aitante 41enne non si è certo posto limiti.

Tra le sue conquiste extraconiugali c’è perfino tale Melissa Smith, anche lei modella di tatuaggi nonché sexy ballerina, che avrebbe conosciuto Jesse via Internet, precisando di aver avuto con lui rapporti non protetti. Fino alla fotografa Brigitte Daguerre, che ha pensato bene di conservare tutti i messaggini hard sul suo cellulare (oltre duecento).

Dopo essere stato colto in castagna, Jesse il tenebroso ha confessato dicendosi molto dispiaciuto. Ha pure chiesto pubblicamente perdono alla sua (ex) signora ma...invano.

Ora la Bullock è una donna libera e potrà godersi Louis Bardo, il bimbo adottato di tre mesi. Libera, certo, ma ci vorrà del tempo per cancellare completamente il ricordo di quel video hard che la ritrarrebbe in intimità col suo ex marito travestito da ufficiale nazista. «Durante i suoi rapporti sessuali Jesse adora vestirsi da nazista - aveva confessato una fonte vicina alla coppia Leggi tutto l’articolo su Braille News del  3.7.10 in edicola



LA GUERRA DI ASIA ARGENTO «LA MIA VERITÀ SU MORGAN»- Braille News 8.5.10

«Doveva prendere Anna Lou a scuola e ha fatto tardi. Gli ho chiesto di telefonare a sua figlia e l’ha fatto dopo due mesi. Non voglio togliere nulla a nessuno, tanto meno cancellare Marco dalla vita di Anna Lou. Qui stiamo parlando dell’aspetto legale della potestà genitoriale, quello morale è lui che ha deciso di non esercitarlo».

Asia Argento non usa mezze misure e spiega per filo e per segno le ragioni che l’hanno spinta a chiedere e ottenere l’affidamento esclusivo della figlia e poi a chiedere la decadenza della potestà genitoriale di Marco Castoldi, in arte Morgan, ex cantante dei Bluvertigo e suo ex compagno.

Allo stato dei fatti, però, l’azione avviata presso il Tribunale dei Minori di Roma è stata sospesa in seguito alla ricusazione del giudice. A questo punto, la parola tornerà alla Argento che ha sei mesi di tempo per ricorrere contro la sospensione.

Asia Argento spiega che determinante nella sua decisione è stata la nascita del secondogenito Nicola, figlio dell’attuale marito Michele Civetta: «Guardarlo fare il padre mi ha fatto capire che certe mancanze, certi segni di assenza, di disinteresse, di anaffettività, non erano normali. Marco non ha praticamente mai provveduto al mantenimento di sua figlia. L’affidamento condiviso non è mai esistito. Poteva vederla un weekend sì e uno no, e all’inizio io spingevo perché lo facesse. Compravo il biglietto, l’accompagnavo a Milano, la tornavo a prendere, ma era uno sforzo solo mio. Quante volte è venuto a trovarla quando si trovava a Roma per lavoro o per altri motivi? Mai».

Poi racconta un episodio: «Una volta Morgan aveva promesso di andare a prenderla a scuola, io per fortuna ho detto all’autista dello scuolabus: se vedi che è rimasta sola, portala a casa subito. Marco ha chiamato, si era svegliato tardi, mi ha chiesto se Anna Lou poteva aspettare. No, gli ho risposto, non ti può aspettare, è già rientrata. Lui non capisce il danno che può fare». L’attrice racconta anche la sua reazione all’intervista in cui Morgan dichiarava di fare uso di stupefacenti: «Gli ho subito telefonato, gli ho detto: Marco, io questa cosa la devo spiegare ad Anna Lou, se ne parla ovunque …Leggi tutto l’articolo su Braille News del  8.5.10 in edicola



VOLO, UN PLAYBOY CAFONAL

CHE PIACE TANTO ALLE DONNE– BRAILLE NEWS 24.4.10

 

Un po’ playboy e un po’ cafone. In poche parole, politically incorrect. Così, a due anni di distanza appare sul grande schermo Fabio Volo in «Matrimoni e altri disastri», commedia sofisticata di Nina Di Mayo, da venerdì distribuita in 300 sale da 01. Di scena la 40enne single e nevrotica, interpretata da una Margherita Buy alla sua svolta sexy, sempre pronta a sedurre qualsiasi uomo le capiti a tiro. Persino il promesso sposo di sua sorella (Francesca Inaudi). Mentre un’amica svampita (Luciana Littizzetto) le gestisce la libreria.

Volo, il suo personaggio è una sorta di leghista, cafone e concreto, cos’ha in comune con lei?

«È schietto e onesto, molto di più di tutti coloro che lo circondano. Certo, è anche scorretto e ce l’ha con gli zingari, ma solo perché è ignorante e semplice. Per interpretarlo mi sono immedesimato in alcuni miei amici di Brescia. Le cose che contano per lui sono denaro, carriera e presenziare senza alcuna base culturale. Anch’io vengo da una situazione familiare umile, con problemi economici e con il personaggio condivido lo stesso desiderio di rivalsa sociale. Anch’io sono ignorante, non ho fatto l’università, ma poi ho capito l’importanza della cultura».

Lei è stato anche molto fortunato, scrive libri di successo, è famoso in tv come al cinema, qual è il suo segreto?

«L’elemento fortuna serve per non sembrare antipatico a chi non ce la fa. Ma come diceva Seneca "non c’è vento a favore per il marinaio che non sa dove andare". Io facevo il panettiere e lì ho imparato la disciplina e il rigore del lavoro».

Si sente più scrittore, attore o showman?

«Io sono uno che ce l’ha fatta e anche no: quando scrivo libri sono il non scrittore; poi, interpreto film e sono un non attore e così via. Io non ho il consenso del professore, ma quello della gente. Però, vendere 4 milioni di libri qualcosa vorrà dire, non mi sento un fallito se non ho l’approvazione dell’intellighenzia, ma i critici dovrebbero fare un’analisi meno veloce e non offendere i miei lettori. Le persone che mi hanno ostacolato mi hanno fatto del bene, perché la rabbia è la mia benzina».

A 38 anni è ancora single, crede nel matrimonio?

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EXTRA - APPUNTI DI STILE- Braille News 27.3.2010

Primi tepori primaverili: attenti alle cadute di stile. Il cielo plumbeo impone di coprirsi ancora, ma lo scirocco avvisa che la primavera c’è. Ecco così che si incrociano vestitini svolazzanti indossati con stivali da freddo siberiano. Gambe nude e sbiancate dal lungo inverno che lampeggiano sotto le mini. Via le calze immolate all’equinozio di primavera. A vista difetti e imperfezioni accentuate proprio dal colore pallido. Preferibile una calza leggera che dia quel colore rosato di pesca alle gambe. MAURIZIO PICCIRILLI

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DALLA-DE GREGORI AL MASSACRO CONTRO «AMICI»- Braille News 27.3.2010

Avevano impiegato più di trent’anni per suonare di nuovo insieme, dopo la tournée di "Banana Republic" del 1978. Eppure (prima di un nuovo giro di concerti in coppia) Viale Mazzini ha deciso di farli disintegrare dalle armi non convenzionali di "Amici". Così, Dalla e De Gregori hanno ottenuto solo un gramo 8,16 di share su Raidue, a fronte del 23,3 del talent-show defilippiano su Canale 5. La bizzarria è che il programma con due mostri sacri della canzone d’autore su uno stesso palco non costituisce un appuntamento fisso del palinsesto di Liofredi. STEFANO MANNUCCI Leggi tutto l’articolo su Braille News del 20.3.10 in edicola!

 

ADDIO A LAURETTA MASIERO LA SIGNORA DEL GIALLO IN TV- Braille News 27.3.2010 2010-03-29 11:00:28 AM

Per Loretta Goggi è stata una musa, per il regista Antonello Falqui un modello di fascino, il presidente Napolitano l’ha definita una «figura significativa del teatro»: Lauretta Masiero ha salutato per sempre le scene ieri. Era ricoverata, da tempo, in una clinica della Capitale, aggredita da una malattia impietosa. Era nata a Venezia il 25 ottobre del 1927, aveva 82 anni. Con il suo carattere dolce e al tempo stesso d’acciaio ha percorso trionfalmente anni importanti dello spettacolo italiano, contribuendo alla crescita di teatro, cinema e nascente televisione. Aveva iniziato la carriera nell’Italia appena uscita dalla guerra con il varietà. I primi passi sul palcoscenico con Wanda Osiris, nella stessa compagnia con la quale lavorò anche Sordi, e con Erminio Macario. Ma poi puntò decisa verso il grande teatro, ottenendo applausi entusiasti interpretando Goldoni e Pirandello.

Non le dispiaceva dedicarsi al cinema accanto a partner eccezionali come Renato Rascel, col quale nel ’52 girò «Canzoni di mezzo secolo», o Totò («Totò a Parigi», 1958). Apparve in tante commedie: «Accadde al commissariato» (1954), con Nino Taranto, Carlo Dapporto, Walter Chiari, Alberto Sordi e poi «Marinai, donne e guai» (1958), «Tipi da spiaggia» (1959), «Sua eccellenza si fermò a mangiare» (1961), ancora con Totò. Ettore Scola la volle, nel ’90, ne «Il viaggio di Capitan Fracassa».

La fama «planetaria» della Masiero è però soprattutto legata alla tv, alla serie «Laura Storm». La fiction, ma allora si chiamava sceneggiato, otto puntate divise in due serie, andò in onda la prima volta tra il ’65 e il ’66. Racconta le avventure della giornalista-detective Laura Persichetti, in arte Storm. Una donna intraprendente e libera, con tacchi a spillo e luccicante impermeabile bianco, anche esperta di arti marziali che non esita ad usare, quando qualcuno le manca di rispetto. Per quell’Italia ancora immersa nella cultura patriarcale e contadina fu come un ceffone, che però piacque molto. Ebbe un successo eccezionale e fu replicata un numero incalcolabile di volte. Tutta la sua carriera è stata legata, oltre alla grande professionalità, al suo fascino aggressivo, al suo apparire risoluta e decisa, ma sempre con grande femminilità e un velo di dolce tristezza.

ANTONIO ANGELI

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EXTRA– Braille News 20.03.2010
 

Fuori c’è già aria di primavera (anche se il termometro marzolino fa le bizze), nei negozi gonnelline e top scollati iniziano a far gola. Ma, ahimé, lo specchio rimanda un’immagine «allargata» dalle abbuffate invernali. Niente paura, arriva un marchingegno che in breve tempo vi farà perdere le calorie in eccesso risparmiando su palestre, dietologi, integratori alimentari. Il gadget dell’ultim’ora fa semplicemente venir voglia di camminare, assicurano i costruttori. La diavoleria se la sono inventata i giapponesi e si chiama «taxi walker KATIA PERRINI

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APPUNTI DI STILE– Braille News 13.3.10

Un filo sottile, quasi impercettibile. Frutto di cerette, creme depilatorie, sapiente uso di pinzette. Centri estetici ad hoc che si occupavano solo di sfoltire il più possibile le sopracciglia. Contrordine! La moda cambia. Basta guardare le riviste specializzate per accorgersi che il modello «Anna Tatangelo» (che, in verità, a noi non è mai piaciuto) ora è out. A Hollywood ma anche sulle passerelle, adesso trionfano sopracciglia folte e piene. Star e stilisti delle sopracciglia tornano al look naturale anni '80, rivisitandolo.

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TOTTI, UN RIENTRO CHE NON VA AFFRETTATO- Braille News 20.2.10

Calma e gesso! Ranieri continui sulla sua linea e non si faccia influenzare né dall’ambiente, né dalla voglia sfrenata dei suoi di andare in campo: sempre. Una delle carte vincenti, finora, è stata proprio la gestione degli infortuni, la determinazione a non rischiare mai nessuno che, dopo un infortunio o uno stop, non abbia raggiunto una condizione fisica ottimale. Posizione diametralmente opposta a quella del suo predecessore: che fu poi una delle cause dello scontro storico con l’ex medico giallorosso Mario Brozzi.

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SANREMO, L’INTERVENTO CANTO L’ITALIA DELLA SOLIDARIETÀ- Braille News 20.2.10

È passato un anno, ma dentro di me è stato impegnativo come un secolo. Sono tornata a Sanremo, da dove ero partita con "Sincerità", la canzone che (anche se ormai quasi non ne posso più) ha cambiato la mia vita, ed è entrata, io credo, nel cuore degli italiani. Un giorno una signora mi ha detto: «Se l’avessi cantata a mio marito, forse non ci saremmo lasciati». Vorrei che la stessa leggerezza fosse avvertita anche in questa "Malamoreno": mi chiedono spesso dell’effetto nostalgia che c’è dentro il suo swing. Ebbene, è la nostalgia che io provo per i tempi in cui l’Italia era meno individualista, in cui ci si dava una mano volentieri, anche dopo tragedie immense. Da bambina ascoltavo spesso i racconti di mio nonno, quel dopoguerra che vedeva tutto un popolo unito nella voglia di ripartire.

Io posso dirmi fortunata, dodici mesi fa ero un’estetista e ora posso tentare di fare per tutta la vita il lavoro che più mi piace. Penso a tutti quei giovani ai quali questa opportunità viene negata, e vorrei dedicarla a loro, la mia nuova canzone. Io di piani ne ho molti: magari presto, una casa tutta mia dove vivere con il mio Peppino e sfornare un pargoletto, un piccolo "Arisino" al quale insegnerò valori come la gentilezza, il rispetto verso gli altri, l’educazione. E la sfumatura di ogni sentimento, perché come dico nel testo del brano, "può scoppiare in un attimo il sole, tutto quanto potrebbe finire, ma l’amore no". Leggi tutto l’articolo su Braille News del 20.2.10 in edicola!

DOLCE VITA MORTA E SEPOLTA - Braille News 13.2.10

Non siamo mai riusciti a capire cosa ci dicesse. Quando la giovanissima Valeria Ciangottini urla qualcosa a Marcello, nella scena finale della "Dolce Vita", verrebbe voglia di tendere l’orecchio, di avvicinarsi a quell’innocenza, di aderirvi. Dopo l’ennesima notte brava, il reporter Mastroianni è sulla spiaggia di Passo Scuro, assieme ad altri gaudenti. Intontiti dai bagordi, sono lì per assistere al recupero di una sorta di mostro marino. La ragazzina invita il giornalista ad andare da lei, a raggiungerla, per salvarsi in qualche modo dalla sua personale dannazione. Lui invece fa una smorfia malinconica e prosegue. Tirandosi dietro tutti noi, due o tre generazioni di un Paese che è andato assorbendo nella propria coscienza collettiva l’autocompiacimento della decadenza: senza più contentarsi del sottile veleno di un capolavoro cinematografico, mai intuendo che quella non era realtà né arte neorealista, ma fantasia onirica pervasa di una luce oscura, inquieta, liberatoria quanto si vuole, ma accesa sull’orlo di un abisso. Nel quale, quasi con voluttà, non è precipitata solo Roma, ma tutta l’Italia stracafonal delle feste svippate e sniffate. Che non riesce più neppure a ridefinire il concetto di amoralità, né trova un fondo da toccare sotto i piedi. Secondo la storica americana Karen Pinkus, il mostro marino della pellicola è il simbolo cifrato dello scandalo Montesi, quello della ragazza trovata morta a Ostia nel 1953, e che per la prima volta legò in nodi inestricabili sesso, droga e politica. Il riferimento, transitato nell’opera di Fellini, è sopravvissuto nel nostro inconscio, come l’unica vera tristissima eredità di un’epoca che il regista aveva magnificamente rivestito dei panni del sogno, del desiderio struggente di vivere oltre i limiti, del mito che denuda e ricopre ogni miseria umana. La "dolce vita", con o senza virgolette, non esisteva nella realtà. Era l’invenzione cinematografica che rievocava un’altra invenzione, di stampo imprenditorial-giornalistico. Era già tutto finito quando, il 6 febbraio 1960, Federico fu inondato da sputi alla prima milanese del film, Mastroianni venne etichettato come "frocio e comunista" da qualche esagitato spettatore, e il Vaticano minacciò la scomunica per i cinefili cattolici che avessero ceduto alla visione di quel presunto "immondezzaio". La Hollywood sul Tevere, che aveva prosperato con i kolossal americani a Cinecittà, era in crisi. I ristoratori e i proprietari di night non sapevano più che trucco escogitare per accaparrarsi i divi a tavola. I paparazzi avevano scattato tutte le foto, e le flashate sulle nuove risse con l’attore sapevano di parodia, ed erano come sempre artefatte. Paradossalmente ma non troppo, Fellini aveva dovuto ricostruire intere porzioni di Via Veneto al leggendario Teatro 5. Per comodità, certo, ma anche perché, al di fuori del limitato coté di osservatori privilegiati, cronisti di costume, nobilastri perditempo e sparuti nottambuli, i cittadini avevano altro da fare. Quando arrivò il momento di girare la sequenza con Mastroianni e Anouk Aimée a casa della prostituta, i romani di Tor De Schiavi non ebbero peli sulla lingua: «A Fellini, quer mucchio d’ossa de donna mannala ar Verano». Altro che la femme fatale a piedi scalzi che ha abbagliato milioni di ammiratori, da cinquant’anni. Erano gli anni del boom, ma quasi tutti andavano a letto presto, perché figurarsi se ti giocavi l’agognato posto fisso per troppe zingarate etiliche: come pagavi poi le cambiali per la Seicento e il frigo? Ecco, Roma era serenamente estranea alle inquietudini notturne, agli spogliarelli a suon di rumba, ai coca party nelle residenze aristocratiche, alle orgette sul limitare dell’alba. Di sicuro la Ekberg era irresistibile, matronale e lussuriosa nella Fontana, e Marcello (pur infreddolito sul set al punto di indossare una muta da sub sotto lo smoking) aveva facile gioco nel dire: "ma sì, ci vengo anch’io nell’acqua, perché stiamo sbagliando tutti". Ma non era vero: sbagliava, nel caso, solo il club degli insonni e degli spostati d’alto bordo, quelli che non trovavano mai pace, come il personaggio dello scrittore Steiner, che con un colpo di pistola fa cadere il velo sulla sua imperturbata quiete familiare. E non era una questione morale, ma solo la scelta tra rimboccarsi le maniche e credere che tutto fosse a portata di mano, inferno compreso. Mezzo secolo più tardi, il miraggio della "Dolce Vita" (che ben meritò trionfi e palmares) continua a produrre guasti. Da subito, al Nord pensarono la Capitale come infetta, corrotta e - figurarsi - ladrona. Poi, gradino dopo gradino, siamo scesi nel pozzo. Sono aumentate le dosi di coca, i trans passeggiano, qualcuna si spoglia, i paparazzi devono pur mangiare. Certo, allora almeno c’erano le leggende di Hollywood, tra decappottabili e cognac. Oggi abbiamo qualche salotto demi-monde, buffet per gole profonde e insaziabili, tatuati, depilati, rifatte, politicuzzi in cachemire, ambasciatori del poco o nulla, escortine e ricattatori. Tutti intruppati bene in vista, al centro di ogni obiettivo possibile. Non è più il tempo in cui Flaiano scrisse del marziano sbarcato a Roma, che dopo un po’ non faceva più notizia e si sentiva dire dai fotografi: «E spòstate!». Magari ci fosse oggi, un marziano, in questo circo trash.

STEFANO MANNUCCI(Il Tempo)



L’INTERVISTA A NINO D’ANGELO IL MIO SUD E LA SINISTRA SPARITA- Braille News 6.2.10

È sempre stato di sinistra. Ma oggi, dice Nino D’Angelo, «non so più cosa pensare». E allora prova a cantargliele. «Di Pietro è populista quanto i leghisti. Induce la gente che non arriva alla fine del mese a credere che lui abbia la soluzione per tutto. Bersani? Non ho elementi per decifrarne la strategia, però la vittoria di Vendola in Puglia è una mezza sconfitta per il suo Pd. Quanto a Bassolino, l’ho sempre sostenuto, ma in Campania c’è bisogno di cambiare». Per Sanremo, l’ex ragazzo con il caschetto biondo ha scritto "Jammo Ja’", un pezzo di sapore etno-reggae, vibrante di rabbia e passione civile, l’unico tra quelli in gara che sarà eseguito in dialetto. Anche se», rivela, «mi hanno chiesto di sottotitolarlo, e la cosa mi lascia perplesso». Nella sera dei duetti, oltre all’ospite fissa Maria Nazionale e all’organetto di Ambrogio Sparagna, D’Angelo avrà al suo fianco altri cantanti popolari, che ne intoneranno i versi in siciliano, pugliese, lucano e calabrese. «Il mio è un inno al Sud senza vittimismo, con la voglia di rimboccarsi le maniche tutti insieme per risolverne in problemi. Ho cercato di non sfiorare la politica, io canto per tutti, anche perché non capisco più quali siano la destra e la sinistra. A volte mi riconosco più in quel che dice Fini che non in chi ho sempre votato. Ora sono senza idee. Alle regionali campane si candida De Luca? Non lo conosco, ma non mi pare un grande leader». Impossibile evitare il discorso sulla politica, però. «E allora, da italiano obiettivo, voglio riflettere su come nella mia terra sia così difficile combattere camorra, mafia e ’ndrangheta. Il problema è ci sono due stati, e di combattere quello illegale non glie n’è mai fregato troppo, a quello ufficiale. La criminalità si può battere, piano piano, se i clan non hanno uomini di riferimento nel potere di Roma, di qualunque partito siano. E se le banche mi prestano soldi, senza costringermi a ricorrere all’uomo della malavita che garantisce finanziamenti alternativi. Purtroppo la camorra funziona come ammortizzatore sociale, colmando la disoccupazione creata da chi ci governa. Perciò, si smetta di scherzare sulla giustizia: servono pene certe per tutti. Presidenti, artisti, calciatori. Non è degno di un Paese civile che uno scippatore ragazzino finisca dietro le sbarre per tre anni, mentre quelli della Parmalat non vengono condannati con la massima severità dopo aver ridotto in povertà migliaia di risparmiatori». A Nino, nato 52 anni fa a San Pietro a Patierno, nella periferia partenopea più insidiosa, ovviamente duole vedere Napoli rappresentata come l’incarnazione di ogni male. «Penso: perché hanno fatto circolare con tanta leggerezza le immagini di quel killer fuori del bar? Bisogna vedere il contesto in cui sono state girate. Tutti saremmo scappati, è inevitabile avere paura in quella situazione. La stessa cosa è accaduta con l’emergenza dell’immondizia: si è esagerato con il messaggio mediatico, il mondo ha visto, e da Napoli sono scomparsi i turisti. Avremmo dovuto difendere meglio il nostro patrimonio, senza mandare in crisi altre risorse e posti di lavoro. Ho il sospetto che ci sia stata strumentalizzazione».

Quanto agli scontri di Rosarno, «mi hanno fatto male. Dovremmo sempre guardare alle persone, non al colore della loro pelle. Noi siamo stati emigranti, e non abbiamo mica esportato solo rose e fiori. Non possiamo sfruttare i disperati e poi prenderli a calci in culo». Peggio: «Il razzismo di certi dirigenti della Lega è figlio di chi mi chiamava terrone quando cantavo a Milano. Vogliono cannoneggiare i clandestini che arrivano dal mare, o farli morire affogati senza soccorsi: come se da lì ne arrivassero più di quelli che entrano via terra. Ma i barchini stracarichi da bloccare fanno notizia, anzi propaganda». "Jammo ja’" sarà l’unico inedito di una compilation che D’Angelo farà uscire nei giorni del Festival, con i pezzi forti della seconda parte della sua carriera, quella più impegnata. «Ma ho un grande rispetto per il Nino di "’nu jeans e ’na maglietta". Lui si è preso i cazzotti, io tutti i meriti. Ma la vita è così, bisogna saperne accettare le dinamiche. Come quella», ride sornione, «di vedermi a Sanremo, dopo 35 anni di carriera, sullo stesso palco di un principe esordiente».

STEFANO MANNUCCI(Il Tempo)



IN PASSERELLA C’È ALBERTONE LE FOTO DI SCENA SU 20 ABITI- Braille News 30.1.10
Per una serata glam metti il faccione di Albertone sull’abito da sera: la scena, ça va sans dire, sarà soltanto tua! Il grande Alberto Sordi, scomparso il 24 febbraio di 7 anni fa, ma sempre nel cuore di tutti, rivive su dei particolari vestiti che solo poche fortunate, di tanto in tanto, potranno indossare. L’idea di trasformare in pezzi unici di couture le foto di scena dei film di Albertone è venuta a Tiziana Appetito, 49 anni, che gestisce l’immenso patrimonio fotografico (oltre 50mila scatti) del padre Enrico, dagli anni ‘50 il click di scena preferito di Sordi. Per capirci, una su tutte: sua è la storica immagine di Albertone che ingoia avidamente gli spaghetti in «Un americano a Roma». Appetito è scomparso all’improvviso, a settembre del 2003, 7 mesi dopo il suo grande amico Sordi, mentre lavorava sul set di «L’amore è eterno finché dura» di Carlo Verdone, che dal suo maestro aveva ereditato anche il bravo fotografo. «Per ora ho realizzato solo 20 abiti: ho fatto tutto io da sola, con l’aiuto di mia madre Anna Derio. Ho stampato su stoffa le foto più belle di mio padre, scattate sui set di \"Il marchese del grillo\", \"Il malato immaginario\", \"In viaggio con papà\", e poi ho cucito e tagliato cotone, satin e garza. Ne son venuti fuori dei vestiti lungi da sera o al ginocchio da cocktail, con le immagini di Albertone sulle gonne, sui corpetti, sulle sciarpe da avvolgere al collo. Negli scatti sono immortalati anche Laura Antonelli, Carlo Verdone, una diciottenne Giuliana De Sio e l’Alessandro Gassman de \"I crociati\"», spiega Tiziana Appetito. Che aggiunge: «Questa è la mia prima collezione dedicata a Sordi e a mio padre. Non è in vendita. I vestiti li mostrerò nelle mostre e negli eventi che voglio organizzare a scadenza quindicinale. Ma posso prestare qualche abito alle mie amiche dello spettacolo per serata speciali e supermondane». La prima ad indossare le sue creazioni è stata Francesca Rettondini, scelta come testimonial per un servizio fotografico di presentazione della collezione. Sere fa a Roma, al locale «Dadaumpa», sono state delle modelle a far sfilare i capi dinanzi ad un parterre di «svippati»: da Serena Grandi a Daniela Martani, da Milly D’Abbraccio a Demetra Hampton, da Saverio Vallone a Davide Ricci. GABRIELLA SASSONE(Il Tempo)

CRISTICCHI E POVIA SANREMO SHOCK- Braille News 30.1.10
Prepariamoci a un incidente diplomatico, e al richiamo in patria dell’ambasciatore francese a Roma. Perché a Sanremo scoppierà, in tutta la sua virulenza, il caso Cristicchi. Che in un brano di presa immediata - il classico tormentone dance-pop intelligente, un po’ alla "Salirò" di Silvestri - si farà apertamente beffe della première dame dell’Eliseo. Recita infatti il testo di "Meno male" (scritto dal cantautore romano insieme a quell’altro ribaldo di Frankie Hi-Nrg): "Che bella Carla Bruni se si parla di te problema non c’è". E poi, irriverente, "siamo fatti così, Sarkonò-Sarkosì". Materiale sufficiente per la rottura delle relazioni e mandare in crisi la struttura portante dell’Unione Europea. Non bastasse, l’astuto Simone, lontanissimo dall’elegiaca denuncia sociale di "Ti regalerò una rosa" (che gli valse la vittoria al Festival 2007), offrirà altro materiale sapido agli osservatori di costume e di politica: ecco altri versi sull’Italia paese di "pochi idraulici e tante badanti", tra "video ricatti e nonne coi seni rifatti", dove "vissero tutti felici e contenti ma disinformati sui fatti", e dove "i terremotati sono ancora in vacanza", e qualcuno canta "ambarabàciccicoccò, soldi e coca sul comò". Poi l’affondo finale, quello in grado di compromettere i rapporti privilegiati con Usa e Vaticano: "Osama è ancora latitante l’ho visto ieri al ristorante so che non mi crederete se sbaglio mi corigerete". Citare Wojtyla due righe dopo il superterrorista del secolo suonerà certo azzardato alle orecchie di parte della sterminata platea mediatica di Raiuno. Naturalmente, Cristicchi non sarà il solo a sollevare polemiche in una gara dove, ancora una volta, abbondano le canzoni a tema sentimentale. Ma se "Italia amore mio" di Pupo ed Emanuele Filiberto è da considerarsi una sorta di satira involontaria del nazionalismo più spiccio, e se - al contrario - lo "Jamme ja" di Nino D’Angelo si rivelerà un vibrante, efficacissimo pamphlet anticamorra, la trovata di Povia su Eluana si rivelerà per quel che è. Come sottolinea monsignor Ersilio Tonini, la canzone «è una vera e propria profanazione», o quantomeno «una trovata di pessimo gusto». Secondo l’ex arcivescovo di Ravenna «i parenti della ragazza di Lecco dovrebbero protestare». Povia si difende in un’intervista a "Sorrisi e Canzoni": «Se Beppino Englaro mi avesse chiesto di lasciar perdere, l’avrei fatto. Mi ha detto "io non blocco gli artisti, vai pure avanti". Mi è sembrata una persona corretta, rispettosa del lavoro degli altri». La sua ballata "La verità" non cita mai nel testo il nome di Eluana. Si tratta di una lettera scritta da una ragazza morta ai propri genitori: "mamma, papà, un giorno ci riincontreremo e ci stringeremo forte", e finisce con "la vostra bambina per sempre". «Furbo io? E quelli che scrivono canzoni d’amore per andare in classifica?», nota l’ineffabile Povia, che dopo una carriera da paladino dei valori cattolici si è sbilanciato a favore della morte assistita. Sul versante degli ospiti, all’Ariston pare assicurata per la serata finale Rania di Giordania, alla quale aveva rivolto un appello Antonella Clerici a "Porta a porta". Più che probabile l’intervista con Costanzo alla bella regina. Quanto ai divi stranieri, sempre quel sabato arriveranno sul palco i ballerini che avrebbero dovuto prendere parte al tour di Michael Jackson. Martedì 16 ci sarà Susan Boyle, mercoledì 17 Robbie Williams e venerdì 19 i Tokio Hotel, con prevedibile assalto di lolite alle giovani stelle tedesche del pop-rock. Lo svecchiamento di Sanremo passa anche da lì. A proposito: il pezzo di Marco Mengoni ha tutte le carte in regola per vincere. Se avete un euro da scommettere, fateci un pensierino. STEFANO MANNUCCI(Il Tempo)

APPUNTI DI STILE– Braille News 23.1.10
Quando lo vidi dal vivo a Milano, per la prima volta, rimasi folgorata dal suo carisma. Impossibile per chiunque rimanere insensibile al suo fascino. Il suo nome, ai tempi, diceva qualcosa solo agli addetti al settore: era il direttore creativo di Gucci (cognome assai più conosciuto del suo). Ma a Tom Ford, che portò lo storico marchio fiorentino alla rinascita, la moda stava stretta. E quando lasciò Gucci, mentre iniziava il totonomina per la direzione di chissà quale altra maison (si parlò anche di Valentino), candidamente rivelò che per lui si apriva un futuro nel mondo del cinema. E tutti a pensare che si sarebbe messo a fare l’attore, bello com’è. Manco per sogno. In cinque anni ha lanciato la sua nuova linea maschile, una di occhiali unisex e un profumo col suo nome. E, soprattutto, nel mondo del cinema ci è entrato davvero, ma dalla porta principale. In questi giorni è uscita la sua opera prima (da produttore, sceneggiatore e regista) «A single man» che è già candidata nientemeno che all’Oscar. Chissà se il percorso inverso di John Malkovich, da attore e regista a fresco designer di moda maschile, porterà gli stessi frutti. KATIA PERRINI(Il Tempo)

ADDIO ROHMER GENIO DEL CINEMA Braille News 16.1.2010

Era uno dei Grandi del cinema francese. Perderlo significa perdere molte delle possibilità poetiche che avevano tenute alte le sue sorti migliori.

L’ho incontrato poco, era schivo, riservato, esitava molto perfino a seguire i suoi film quando venivano presentati ai festival, ma dagli anni Sessanta in poi, dall’inizio cioè dei momenti più pieni, fulgidi e gloriosi della sua carriera, non mi sono perso un suo solo film e qui, su queste colonne, non gli ho mai lesinato quelle lodi che, così prive di riserve, mi era raramente accaduto di tributare a molti altri autori della Settima Arte. E scrivo "Settima Arte" anziché "cinema" perché ogni sua opera è stata solo e sempre illuminata dalla grande luce dell’arte, onorando quel cinema cui finiva per allinearsi.

Le sue celebri "serie", veri pilastri di una creatività che ad ogni tappa splendidamente si imponeva. I «racconti morali», in meditatissimo, rigoroso equilibrio fra la letteratura e il cinema: «La fornaia di Monceau» che, pur durando solo 26 minuti, narrativamente e drammaticamente era già di una meravigliosa compiutezza. Poi «La carriera di Susanna», «La collezionista», «La mia notte con Maud», «Il ginocchio di Claire», ciascuno ravvivato da dialoghi preziosi (tra i più belli di tutto il cinema francese) e sempre aperto ad echi in cui, con armonia perfetta, si coniugavano insieme l’amore, la filosofia, la morale e perfino, mai astratti, anche la religione.

Con una pausa stupenda fra le "serie", quell’incontro diretto con la grande letteratura che doveva essere «la marchesa von...», da Kleist, in cui quasi miracolosamente riusciva ad assimilare anche la pittura, sublimandola nel cinema con un esperimento che avrebbe anche più approfondito con «Perceval», da Chrétien de Troyes, in cui la poesia e la cavalleria quasi magicamente si fondevano in un unico tutto.

Quindi un’altra "serie", «Comédies et proverbs», in cui la commedia accettava l’eredità di Marivaux con modernissima ironia. Sei titoli, tra questi due che ho avuto la fortuna di festeggiare a Venezia quando dirigevo la Mostra, «Le notti della luna piena», premiato per la sua protagonista Pascale Ogier, e «Il raggio verde», premiato con il Leone d’oro.

Arrivati ai Novanta, un’altra "serie", «Contes de quattre saisons», con quattro film uno più delizioso dell’altro, «Racconto di primavera», «Racconto d’inverno», «L’albero, il sindaco e la mediateca», «Racconto d’autunno». Con una carriera pronta limpidamente a concludersi nel Duemila, con «La nobildonna e il duca», «Triple agent» e «Gli amori di Astrea e Celadon», esempio felicissimo di una giovinezza artistica cui l’età non aveva segnato alcuna ruga.

GIAN LUIGI RONDI(Il Tempo)