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Unioni civili, Pd chiede il rinvio: ddl in aula il 24 febbraio –Braille News 20.2.2016

 

Tutto rimandato, di una settimana. Dopo la decisione del M5S
che ha affossato il canguro e complicato notevolmente il cammino del disegno di
legge sulle
unioni civili, il Pd chiede ed ottiene un lungo time-out per
raccogliere le idee e trovare una soluzione. Si riprende il 24 febbraio, dopo
che Maria Elena Boschi in persona chiede ai presidenti sei gruppi del Senato di
esaminare prima il Milleproroghe. Il calendario previsto è questo: mercoledì
seduta unica dalla mattina e fino alle 22, il giorno dopo tutti in Aula fino
alle 18.
Angelino Alfano, che in questa fase esce vincitore, commenta
soddisfatto: "È il buon senso che vince sulla tentazione del Pd di
strafare e su chi mi diceva che l\'unica strada per fermare le adozioni gay era
minacciare la crisi di governo. Speriamo adesso che il Pd comprenda che occorre
ripartire dalla maggioranza di governo". Dalle parti del Nazareno il Pd fa
quadrato per ricompattare le file al suo interno e altrove. Non a caso Orfini,
la minoranza interna e Orlando in vario modo ribadiscono che la linea del
partito è già stata decisa, e non si tocca. La stepchild adoption deve restare
nel provvedimento, e basta. Ma Beppe Fioroni lascia capire che certe cose non
sono più da dare per scontate. "La legge sulle unioni civili è buona,
credo che fare una riflessione sulla norma relativa alla stepchild sia doveroso
per non vanificare le attese", spiega. Offre la sua via d\'uscita, ma è
l\'offerta che finora è sempre stata respinta perchè ritenuta irricevibile.
Anche se ora l\'Ncd la ripropone con maggiore vigoria. Nel frattempo, qualcuno
medita gesti definitivi. La senatrice Cirinnà, cui il disegno di legge sulle
unioni civili deve il nome, sui lascia prendere dallo scoramento e si dice sul
punto di gettare la spugna, e lasciare la politica. Ma non per ora. C\'è ancora
una settimana per vedere come andrà a finire.
 
- Bertolaso: "Voglio un processo in tv"–Braille News
20.2.2016

 
 Un processo pubblico,
in diretta tv. Ma poi basta. A lanciare la proposta è Guido Bertolaso,
candidato del centrodestra a sindaco di Roma e sotto inchiesta per i lavori del
G8. Il processo cominquerà in piena campagna elettorale e l\'ex capo della
Protezione civile vuole una trasmissione televisiva in cui essere attaccato in
modo tale che i romani possano farsi un\'idea.
«Lanciamo una bella proposta - dice Bertolaso - Siccome
tutti continuano a farmi accuse sui processi giudiziari, mettiamo un plotone di
esecuzione di una decina di giornalisti veramente accaniti contro di me, io mi
difendo da solo un\'ora in diretta: loro mi accusano, io spiego le mie ragioni.
Poi saranno i romani a giudicare se sono colpevole o innocente». Bertolaso -
che ribadisce di aver rinunciato alla prescrizione - chiede a Michele Santori
di trovare un\'emittente disposta a trasmettere il processo e innvita Marco
Travaglio a partecipare.
Nel frattempo l\'ex sottosegretario ha già cominciato il
lavoro di candidato sindaco. La sua strategia prevede ascolto dei partiti per
«sintonizzarsi» appieno con la linea politica della coalizione, approfondimento
della conoscenza della situazione della città nella specificità dei singoli
Municipi, preparazione del programma, costruzione dello staff di comunicazione,
organizzazione della campagna elettorale, studio dei punti di forza e debolezza
dei possibili avversari.
L\'agenda dei prossimi giorni è fittissima. L\'ex capo della
Protezione civile in questi giorni è in una full immersion di incontri
operativi con i dirigenti di FdI e FI, i partiti che per esperienza
amministrativa meglio conoscono le condizioni della Capitale. Appuntamenti che
dopo l\'infortunio comunicativo occorso sulla questione rom - definiti da
Bertolaso «una categoria vessata» - serviranno anche per calibrare la sua
comunicazione sia sulla linea politica dei partiti sia sugli umori e le
aspettative dell\'elettorato che rappresentano. Per quanto riguarda la città si
tratterà essenzialmente di «aggiornare» le competenze del candidato e calarle
nello specifico della situazione dei numerosi e diversi quartieri. Per quanto
riguarda lo staff - che verrà presentato a giorni - Bertolaso pescherà sia tra
gli uomini di sua fiducia sia tra i dirigenti romani dei partiti con i quali
disegnerà il programma con il quale intende governare Roma.
Intanto l\'incidente diplomatico sui rom sembra
riassorbendosi. Bertolaso ha ribadito che la ruspa è «l\'ultimo tentativo», ma
su Salvini precisa: «L\'alleanza durerà a lungo perchè siamo due persone che
badano ai fatti e non alle chiacchiere». E anche il segretario della Lega
smorza i toni: «Il candidato ideale non esiste, quello sono io. Ma gli altri
hanno letto le carte e mi hanno detto che non c\'è assolutamente niente. Mi
fido. L\'ho detto in faccia a tutti: Bertolaso è una bravissima persona con dei
processi in corso da anni. Saremo attaccati. Ma il candidato ormai c\'è, viva il
candidato». Sui campi nomadi però Salvini incalza: «Roma vessati? Questo non
esiste, non lo può dire. Sia chiaro che chiunque voglia governare con la Lega,
deve radere al suolo e chiudere i campi rom. Io gliel\'ho detto a Bertolaso,
vanno chiusi». Quanto alla Capitale, per il candidato sindaco «è una città
ridotta a una groviera, la spazzatura travolge tutti i cittadini, i topi
dilagano, la microcriminalità porta la gente ad avere paura di uscire di casa.
Questa città va cambiata. Roma era la città più bella del mondo, ogni romano si
deve impegnare per migliorarla. Il giorno delle elezioni bisognerà recarsi alle
urne. Percepisco una grossa disaffezione. I romani devono riappropriarsi di
Roma».
 
 
- Settimana colorata e colorita sui social–Braille News
20.2.2016

 
L\'ultima settimana sui social è stata vissuta come una lotta
a colpi di nastri colorati. Se da una parte il popolo rainbow ha sfoggiato
l\'arma arcobaleno sulla scia dei nastri esposti dai cantanti al Festival di
Sanremo, il centrodestra ha replicato con il tricolore in memoria dei martiri
delle Foibe e il fiocco giallo per i nostri marò. Una settimana colorata. E
colorita. Mara Carfagna ha registrato un botto di like e condivisioni per il
suo ricordo in occasione delle Foibe. L\'empatia che suscita la leonessa
forzista non ha eguali. Sulla stessa lunghezza d\'onda Barbara Saltamartini che
per l\'occasione si è aggiudicata una standing ovation dalla sua community, tra
tradizione, storia e valori. A Sanremo sono sbarcati anche i marò. Giovanni
Toti è salito sul palco dell\'Ariston con il laccetto giallo. E Giorgia Meloni
ha apprezzato e ringraziato. Fuori dal coro le altre esponenti del panorama
politico. Settimana dedicata alla cultura per Maria Elena Boschi, anche se sui
social non si sono placate le polemiche per l\'affaire Banca Etruria. Paola
Taverna si è fiondata a spada tratta in tv per difendere il codice di
comportamento dei 5 Stelle per le prossime amministrative, mentre Valentina
Castaldini ha riportato in lungo e in largo i sondaggi che vedono gli italiani
contrari alle adozioni gay. Avranno convinto la platea?
 
- Ecco i nuovi direttori: Fabiano a RaiUno –Braille News
20.2.2016

 
Dallatana a RaiDue e Bignardi a RaiTre
I nomi sono stati annunciati oggi dal direttore generale
Antonio Campo Dall\'Orto nella riunione con i consiglieri di amministrazione ma
la nomina formale dei nuovi direttori della Rai arriverà nella riunione del cda
di domani. Andrea Fabiano (già vicedirettore) direttore di RaiUno, Ilaria
Dallatana a RaiDue, Daria Bignardi a Rai3. Angelo Teodoli da RaiDue a Rai4.
Gabriele Romagnoli direttore di RaiSport. Antonio Marano guiderà invece Rai
Pubblicità.
Il dg: "Pluralismo e competenze" "Le proposte
di nomine ai vertici delle reti generaliste Rai sono basate sul principio del
pluralismo culturale", i nomi fatti sono "la chiara espressione delle
nostre ambizioni" dice il direttore generale della Rai, Antonio Campo
Dall\'Orto nel corso dell\'audizione in commissione di Vigilanza. "Il nostro
centro sono i cittadini - sottolinea - Questa legge di riforma Rai ha dato
maggior potere ma anche maggior responsabilità all\'amministratore. Per questo
mi sono assunto la responsabilita\' di chiedere al cda queste nomine".
Usigrai: "Ancora esterni, un altro schiaffo ai
dipendenti" "Nei fatti una sonora sfiducia e delegittimazione di
tutti i dipendenti della Rai. Se fossero veri i nomi anticipati dalle agenzie
che domani saranno proposti dal dg al Consiglio di Amministrazione, saremmo di
fronte a un fatto grave" scrive l\'Usigrai in una nota. "Salvo
l\'eccezione di Rai1 - sottolinea il sindacato - l\'ennesima infornata di
esterni. Evidentemente il dg ritiene che tra gli 11mila dipendenti non ci sono
professionisti in grado di assumere ruoli di rilievo. Si dà corpo così al
pregiudizio che l\'Usigrai ha denunciato da subito, nei confronti di tutti
coloro che in questi anni hanno lavorato per il Servizio Pubblico, assicurando
il primato alla Rai in termini di ascolto e credibilità".
 
- I dissidenti di Fratelli d\'Italia «Noi sosteniamo Storace»
–Braille News 20.2.2016


 «A Roma voteremo Francesco Storace: incarna molti motivi per cui abbiamo aderito a Fratelli
d\'Italia. A partire dalle primarie». Antonio Triolo, membro «frondista» di
Fratelli d\'Italia, è tra i ventuno che hanno firmato la lettera aperta a
Giorgia Meloni per dire no a Guido Bertolaso.
Perchè non vi sta bene il candidato di centrodestra?
«Bertolaso ha fatto bene da capo della Protezione civile, un
servitore dello Stato capace. Ma da quell\'esperienza esce con ben due
procedimenti penali per accuse gravissime. Noi siamo garantisti ma pensare di
schierare uno così, dopo Mafia Capitale, ci sembra farsi del male. Inoltre
siamo stanchi del tentativo di rispondere alla cattiva politica con i tecnici,
fuggendo dalle proprie responsabilità».
C\'entra qualcosa anche la prima raffica di sue uscite su rom
e militanza democristiana?
«Nel giro di pochissimo Bertolaso si è definito: vecchio
democristiano e votante del centrosinistra. Ha detto di non aver mai votato
Berlusconi, che Salvini - uno dei suoi sponsor - odia Roma e che i rom sono una
categoria vessata e penalizzata. Se qualcuno ci spiega cosa c\'entra questo, non
dico con la destra ma financo con il centrodestra, gliene saremmo grati. Non
vorrei fossimo nuovamente alle prese con la sindrome dell\'Unto dal Signore.
Solo che adesso siamo all\'Unto dalla Trinità: Berlusconi, Meloni e Salvini».
Da FdI vi accusano di strumentalizzazione. Sostengono che da
mesi non fate più parte del partito perchè, tra le altre cose, ne avete fondato
un altro, ossia Azione Nazionale.
«Noi abbiamo fondato un movimento, Azione Nazionale, che
prevede la doppia tessera. Non è nato come un partito ma come un\'associazione
per riunire la destra italiana. Al momento di An fanno parte iscritti ed eletti
di FdI, Ncd, FI e di liste civiche con il comune tratto di essere parti della
diaspora della destra. Qualcuno sostiene che questo sia incompatibile con la
nostra permanenza in FdI. Ma nessuno di noi si è dimesso nè è stato espulso».
Parlate di candidato imposto: eppure FdI ha rivendicato la
scelta con tanto di foto di Giorgia Meloni con l\'ex capo della Protezione
civile.
«La scelta di Meloni è legittima ma il partito ha uno
statuto in cui riconosce le primarie come forma di scelta dei candidati e in
cui si stabilisce che l\'appoggio ai candidati va comunque deliberato dalla
Direzione Nazionale. Tutto quello che ha riguardato le amministrative si è
svolto senza mai coinvolgere il partito e men che meno gli elettori. Roma
poteva diventare un laboratorio nazionale per far svolgere le prime primarie
del centrodestra: si è preferito chiudersi a Palazzo Grazioli circondati da una
barricata di "se" e di "ma" utili solo a legittimare una
scelta di vertice».
Perchè sì a Francesco Storace?
«Perchè la sua è una storia di destra che ha deciso di
mettere al servizio di Roma e della destra italiana. Perchè è uscito illibato
dalle sue esperienze politiche ed amministrative e perchè è l\'unico che voleva
fortemente sottoporre la sua candidatura o meno alla libera scelta dei
cittadini di Roma. Insomma perchè incarna molti dei motivi per cui io e altri
abbiamo deciso di iscriverci a FdI. Motivi e speranze che, allo stato, sono
state tradite».
Non sarebbe meglio andare tutti uniti, con il candidato più
forte, quello sostenuto dal grosso del centrodestra?
tutti e i milioni che stanno fuori quando non si adeguano sono ora gufi ora
traditori. Noi crediamo che la destra italiana sia utile al Paese e che tra
eleggere un cattivo sindaco e combattere per una persona che rappresenti
degnamente i nostri valori la seconda ipotesi sia di gran lunga preferibile.
Come faceva dire al Capitano Alatriste Arturo Pèrez-Reverte: No queda sino
batirnos . Non ci resta che batterci».
«Siamo stanchi del ricatto per cui in tre si sceglie per



La Capuozzo viene espulsa. Ma resiste - Braille News 16.1.2016

 Ancora caos nel MoVimento 5 Stelle per il caso Quarto. Il sindaco Rosa Capuozzo (parte lesa di una tentata estorsione da parte del consigliere ex grillino De Robbio accusato di tentata estorsione e voto di scambio) viene ufficalmente espulsa, ma non cede e decide di non dimettersi. E attorno a lei fanno quadrato anche i consiglieri comunali grillini, cacciati anche loro. «Se ne vada, non siamo un Pd qualsiasi», tuona Beppe Grillo, scatenando la bagarre.

l\'espulsione

A Quarto si consuma un altro giorno di tensioni. Il M5S avvia la procedura di espulsione nei confronti del sindaco del Comune dell\'area flegrea in provincia di Napoli. La conferma arriva in mattinata dallo stesso Beppe Grillo: «Rosa Capuozzo è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione da parte del MoVimento per grave violazione dei suoi principi». Il leader sottolinea che «è dovere» di un sindaco M5S «denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve».

niente dimissioni

L\'avvio del procedimento di espulsione è un provvedimento però che non smorza le polemiche. Anzi. Perchè Rosa Capuozzo a dimettersi non ci pensa neppure. E attorno a lei fanno quadrato la giunta e i consiglieri comunali pentastellati. Tutti decidono di rimanere al proprio posto. In un comunicato viene specificato che «nonostante l\'espulsione siamo decisi a continuare. Al di là dei colori politici il nostro prioritario senso di responsabilità verso i cittadini ci impone di continuare ad amministrare con coscienza e onestà il nostro territorio come fatto fino ad oggi». La giunta grillina non più grillina resiste nonostante le espulsioni decise da Grillo e Casaleggio. A Quarto c\'è una maggioranza tecnicamente apolide.

l\'inchiesta

Intanto l\'inchiesta della procura di Napoli va avanti. Dopo le perquisizioni a casa della sindaca, il pm Henry John Woodcock con i procuratori aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli hanno depositato altre 150 pagine dell\'inchiesta sul caso Quarto, Comune in cui secondo le indagini alcuni voti sarebbero stati condizionati dalla camorra. Carte da cui affiorano clamorose circostanze, tra cui il fatto che il M5S nazionale era pienamente consapevole dal 25 novembre del ricatto esercitato sul sindaco dal consigliere Giovanni De Robbio e dell\'inchiesta antimafia, e pensava di risolverla col «silenzio», in attesa delle istruzioni dai big. Il sindaco viene ascoltata di nuovo dai magistrati. Rosa Capuozzo arriva in procura alle 15.50. È la quarta volta che viene convocata da Woodcock. Pur non essendo indagata, il pm le contesta una condotta poco lineare per aver negato, nelle prime due audizioni in procura, di aver subito minacce da De Robbio, che le aveva mostrato la foto dei presunti abusi edilizi realizzati nella casa dove vive col marito. Nel terzo verbale, la Capuozzo aveva invece parlato di ricatto, per poi ridimensionare la vicenda al livello di divergenze politiche nella conferenza stampa del 30 dicembre. Ascoltati in procura anche i consiglieri comunali Concetta Aprile (con la quale la Capuozzo si era sfogata al telefono sulle pressioni di De Robbio in una lunga conversazione intercettata dai magistrati) e Alessandro Nicolais, il capogruppo pentastellato al Comune di Quarto.

fi chiede lo scioglimento

Nella bufera politica Forza Italia chiede lo scioglimento del Comune di Quarto. Mariastella Gelmini va giù duro: «Dare la croce addosso a Rosa Capuozzo è facile quanto prematuro. Deve essere la magistratura a chiarire contesto e posizioni di ciascuno. Ma se l\'infiltrazione camorristica, col voto di scambio, c\'è stata, allora le dimissioni non bastano. Occorre avviare la procedura di scioglimento del Comune».

 

 Polverini dice sì a Verdini In Ala anche l\'ex M5S Gambaro

 

 

 L\'ex governatrice del Lazio Renata Polverini e la senatrice ex MoVimento 5 Stelle Adele Gambaro. Sono loro le prossime due parlamentari che si iscriveranno al gruppo Ala di Denis Verdini. I malumori della Polverini erano già pubblici da tempo, ora l\'addio al partito di Berlusconi dell\'ex leader sindacalista dell\'Ugl sarebbe solo questione di ore. Il suo abbandono è l\'ennesimo per un partito che dall\'inizio della legislatura ha salutato oltre la metà dei propri gruppi parlamentari. Una diaspora cominciata con la scissione del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e proseguita poi con l\'addio di alcuni big della vecchia guardia come Sandro Bondi e Paolo Bonaiuti e poi con la scissione promossa da Raffaele Fitto alla vigilia del voto per le ultime regionali. Infine lo strappo di Verdini che ha raggiunto in breve tempo i numeri necessari per creare un gruppo al Senato e puntellare il governo. Numeri che potrebbero ulteriormente lievitare col probabile arrivo del fittiano Antonio Milo e quando nei prossimi mesi si entrerà nella battaglia referendaria sulle riforme, con alcuni azzurri poco disposti a tradire lo spirito «costituente» del proprio dna politico.

Ieri, intanto, Silvio Berlusconi è rientrato a Roma e ha incontrato alcuni big per fare il punto della situazione sulla posizione che gli azzurri dovranno tenere sui prossimi provvedimenti che verranno discussi in Parlamento. Fari puntati innanzitutto sul Ddl Cirinnà che dovrebbe introdurre anche in Italia le unioni civili. Tra gli azzurri serpeggia il malcontento per la scelta del Cavaliere di lasciare libertà di coscienza sulla legge, anche perchè in questo modo sarà marcata maggiormente la distanza dalle altre anime del centrodestra - Lega e Fratelli d\'Italia - che si sono già espresse chiaramente per il no. Appelli in tal senso sono arrivati sia da Daniela Santanchè che da Maurizio Gasparri, che mantiene ben caldo il dialogo con Giorgia Meloni.

Ieri si è tenuto anche il secondo tavolo sulle alleanze alle Comunali coordinato da Altero Matteoli, ma per la decisione sulle candidature nelle principali città al voto occorrerà aspettare il confronto tra i tre leader, che non sembrano intenzionati a sciogliere i nodi prima di febbraio. Mentre il partito è in attesa della convocazione dell\'ufficio di presidenza previsto per domani, è stata confermata la presenza di Berlusconi a Milano sabato pomeriggio tra i gazebo allestiti dal coordinamento comunale e provinciale forzista: sarà prima in periferia, poi chiuderà il tour in piazza San Babila, location simbolo della cosiddetta svolta del predellino. Domenica, invece, il Cav dovrebbe chiudere con un collegamento telefonico la tradizionale kermesse «Neve azzurra», in programma a Roccaraso nel fine settimana con i big del partito.

 

 

Boldrini e Silvio, Salvini e Vendola Lo strano fronte del no alle riforme

 

 

La fase costituente è davvero madre della grande pacificazione italiana. Sì, Renzi vincerà, come leader in grado di riportare l\'immensa concordia tra fazioni che hanno incendiato la vita pubblica del Paese negli ultimi vent\'anni. Anzi no, venticinque anni. Una serenità ritrovata, la luce della Pace che riscalda manco fossimo nelle immaginifiche terre future dei libri di Casaleggio. Perchè, infatti, siamo nel gruppone per il No al referendum costituzionale. Dove ai blocchi di partenza si ergono, schierati, i nemici di un tempo, dalla Prima Repubblica ai giorni nostri. E così troviamo Antonio Di Pietro, grande inquisitore di Tangentopoli, accanto a Paolo Cirino Pomicino, tra i grandi inquisiti. E si vedono convogliati in un\'unica trincea i grandi schieramenti che spaccarono il Paese nella seconda Repubblica, quella dei berlusconiani e degli antiberlusconiani. Forza Italia si troverà fianco a fianco con gente tipo Pancho Pardi, che animò la gloriosa stagione dei girotondi denunciando i di derive autoritarie dell\'allora premier di Silvio Berlusconi. O con gente tipo Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, sempre in prima linea sui “manifesti”, anche questi contro il pericolo Berlusconi, destinati a confortare la sete etica del popolo di Repubblica. In particolare, Stefano Rodotà si riappacifica nei fatti con quell\'area politica, dagli ex piddini a Forza Italia, che nel 2013 gli preferì Giorgio Napolitano per il Quirinale. E poi Magistratura Democratica, che ieri ha aderito ufficialmente al Comitato per il No. «Come cittadini – si legge in una nota-, giuristi e magistrati democratici viviamo con grande preoccupazione il forte pericolo di riduzione dell\'autonomia di fondamentali istituzioni di garanzia». Sempre in guardia, dunque, come lo furono ai tempi degli anni ruggenti del berlusconismo, in cui ingaggiarono grandi duelli con il leader che, ora, è dallo stesso lato della barricata. E poi sarà il momento dei grandi re-incontri. Un ex Pd di provenienza bersaniana, come Alfredo D\'Attorre, si ritroverà fianco a fianco con uno come Antonello Falomi, anche lui ex diessino che divaricò il suo cammino dalla Quercia preferendo una via ancora più a sinistra, nella seconda Repubblica. E ci sarà anche Cesare Salvi, uno di quelli che la videro lunga, andando via dai Ds perchè contrario alla fondazione del Pd. E poi c\'è il caso della Terza Carica dello Stato, Laura Boldrini. Concedendo l\'altro giorno una sala di Montecitorio al “comitato per il no”, proprio mentre si votava alla Camera per il ddl Boschi, ha fatto irritare la maggioranza. Per di più ha fatto capire come la pensa sull\'argomento qualche giorno fa in un\'intervista al Fatto Quotidiano in cui ha spiegato come se uno dice no alla riforma costituzionale non vuol dire che è per forza conservatore. Una vera e propria strizzata d\'occhio al blocco del no, cui appartengono anche coloro che le hanno reso tante giornate difficili nella gestione d\'Aula, i Cinque Stelle dalle proteste disinvolte e accese. Il partito della Presidente, Sel, si troverà sotto braccio con la Lega di Salvini e Fratelli D\'Italia con Giorgia Meloni. Deposte, nella parentesi riforme, le armi dialettiche su immigrati, omosessuali e rom. E ancora, cosa curiosa, si vedrà Vendola, emblema del consenso alle unioni civili, guerreggiare fianco a fianco con Maurizio Gasparri, strenuo difensore della famiglia tradizionale. E addirittura, sull\'altare del No, sarà sacrificato oltre un secolo e mezzo di contrapposizione sindacale. Dunque nella lotta saranno uniti Silvio Berlusconi, in questo caso presente in rappresentanza dei capitalisti sfruttatori, e Maurizio Landini, con il gonfalone degli sfruttati. Marx ormai può godersi l\'eterno riposo. Si riaffaccia anche Antonio Ingroia, leader del movimento Azione Civile, che in quanto civile non può non partecipare ad un sussulto della società civile. Insomma, uno spettacolo. Ora l\'Italia (che fu) è davvero unita, e viene quasi da sperare che ottobre non arrivi mai, per vederli battagliare tutti insieme, e cancellare vent\'anni della guerra tra “il Cavaliere Nero” da un lato e i “comunisti” dall\'altra. Dove tutti accusavano tutti di tentare il colpo di Stato ai danni degli altri. Oggi tutti in insieme e tutti buoni. E non è, questo, un copione terribilmente renziano?

 

Unioni civili: il Pd si sfascia un’altra volta Berlusconi cede ai falchi: «Voteremo no»

 

Renzi allarga le braccia e, sul tormentato tema delle Unioni civili, annuncia che che il Parlamento «avrà piena libertà di coscienza» sulla spinosa questione della stepchild adoption, l’istituto anglosassone (letteralmente "adozione del figliastro") che indica l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner. La questione ha squassato il governo, il Pd e il centrodestra e in perfetto stile italico si è deciso durante la capigruppo di posticipare l’arrivo in Aula del ddl sulle Unioni Civili di due giorni. Il provvedimento approderà a Palazzo Madama il 28 gennaio.

La linea ufficiale del Pd è di votare il testo, ma le posizioni all’interno del partito restano distanti. I cattolici dem sono fermi sull’intenzione di proporre in aula l’affido rafforzato. L’area pro-stepchild adoption non accetta invece passi indietro sull’articolo 5. Nel partito democratico sta quindi crescendo in queste ore la consapevolezza che la strada della mediazione è ormai in salita e che «avvicinamenti non sembrano praticabili», ma che allo stesso tempo occorre mandare all’esterno un segnale di «unità sul metodo»: e cioè ribadire che tutti vogliono andare avanti con la legge perchè non è il Pd che vuole mettere in discussione le unioni civili.

Il senatore Pd Andrea Marcucci afferma che «per il Pd è motivo di vanto e di impegno ferreo l’approvazione delle unioni civili. Per tutto il resto il Parlamento è sovrano». E ancora: «Sulla step child, se non ci saranno novità nei prossimi giorni, andremo tranquillamente al confronto in aula - ha aggiunto Marcucci - con libertà di coscienza e rispetto reciproco, senza mai dimenticare che il Pd vuole le unioni civili e non ammette ulteriori dilazioni o meline».

«Oggi siamo qua per confrontarci sul ddl Cirinnà - ha detto Silvio Berlusconi, parlando ai gruppi parlamentari di Forza Italia riuniti alla Camera - Inutile dire che una cosa sono le unioni civili, alle quali siamo favorevoli e per le quali abbiamo anche presentato una proposta di legge, altra le previsioni del progetto di legge Cirinnà». Insomma, sì alle unioni civil, no al ddl Cirinnà. Questa la linea emersa dalla riunione di gruppo di FI. Il senatore Maurizio Gasparri ha detto chiaramente: «Sono molto contento per la decisione chiara e convinta emersa dall’incontro dei gruppi parlamentari di Forza Italia, nettamente e con ampie motivazioni contrari alla proposta Cirinnà. Una scelta fatta con un libero dibattito. Grazie a Berlusconi per il metodo praticato. Un confronto di merito che ha fatto emergere una motivata contrarietà ad adozioni gay e follie connesse».

Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario via Facebook: «#ForzaItalia riconosce l’importanza delle #Unioni Civili, ma dice no alla Legge #Cirinnà ovvero no alla omologazione tra matrimonio e unioni e, sopratutto, alla step child adoption».

Per il senatore di Ala Vincenzo D’Anna, «la legge sulle Unioni Civili è carente, perché si preoccupa di riconoscere diritti alle coppie gay ma ci sono anche le coppie etero che convivono, per i quali non sono previste tutele. Bisogna occuparsi anche di loro».

Sulle Unioni civili, monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei, ha detto che lo «Stato ha il dovere di dare risposte a tutti, nel rispetto del bene comune prima e più che del bene dei singoli individui» ma le adozioni «vadano trattate in altra sede».

 

 

"Io, prete anticamorra assolvo Rosa, non il Pd"

 

Lo sfogo di don Manganiello, parroco di Scampia "Punendo il sindaco di Quarto vince il malaffare" 

 

«Ho visto in questi anni le liste di Municipalità e Comuni napoletani infarcite di fior di camorristi, ma non c’è stata una sola levata di scudi pubblica né una battaglia giornalistica forte come questa intrapresa per Quarto. Mi chiedo il perché. E soprattutto mi indigna il secondo tempo dell’atteggiamento della dirigenza dei Cinque Stelle, passato dalla difesa del sindaco alla sua frettolosa e imbarazzata espulsione». Don Aniello Manganiello, fondatore dell’«Associazione Ultimi contro le mafie», padre guanelliano, già parroco della prima linea anticamorra a Scampia negli anni dello strapotere bassoliniano (da lui definito «l’illusionismo patinato della sinistra radical-chic»), proprio non ci sta. Secondo lui, il caso Quarto nasconde dell’altro, «che non tarderà a venir fuori».

Perché su questa vicenda i conti non le tornano?

«Premetto che nonostante l’etichetta appiccicatami addosso di "prete di destra", non ho alcuna simpatia per nessuna delle forze politiche che, in questi ultimi tempi, si contendono la scena. Né tantomeno per il Movimento 5 Stelle, al quale rimprovero una visione fondamentalista dell’etica pubblica. I conti non mi tornano perché la verità è ancora sepolta e nessuno dei soggetti in campo ha interesse a tirarla fuori».

Dell’etica pubblica invocata dai Cinque Stelle, però, si avverte l’esigenza.

«Il costume civico non si costruisce con gli slogan, ma facendo evolvere culturalmente la storia di ciascuno di noi e dei territori nei quali operiamo. Il metro per misurare tale crescita è costituito dagli atti compiuti con senso di responsabilità. Tutto il resto è sociologia, vile speculazione per disegni non sempre manifesti».

Lei, dunque, crede nell’autenticità della sfida dell’amministrazione di Quarto?

«In un certo senso. Questo caso politico è stato artatamente creato dal Partito Democratico per mettere in cattiva luce coloro che stanno cercando di dar vita a un governo locale non più ispirato a vecchie logiche».

Beh, ma la storia dei ricatti dove la mettiamo?

«Nelle pieghe di trasformazioni radicali c’è un lavoro complesso da fare: presenze da recuperare a un discorso democratico, altre da allontanare perché non riconvertibili nel flusso della libera partecipazione, possibili infiltrazioni da intercettare per valutarne la portata ed evitare contagi e condizionamenti. Sono fasi che richiedono tempo e soprattutto non prevedono l’assillo demagogico sul collo, che perverte in genere programmi e ragionamenti rifondativi».

Intende dire che sarebbe comparsa anche a Quarto quella che lei definisce «anticamorra dell’apparenza»?

«Proprio così. È in attività, da qualche giorno, un’antimafia mediatica e illusionista, che considera l’elettore come statua di cera, con marchio predeterminato sulla fronte ("legale" o "illegale"), senza tener conto delle trasformazioni delle persone o di rinate e rinnovate convinzioni civili».

Quali sono le cause di questa deriva?

«Sono in gioco gli interessi milionari di poteri che non vogliono morire e temono tentativi di governo locale riformatore. L’obiettivo è di fermare questo sindaco e questa giunta, impallinandola con l’accusa di continuismo, quando è fin troppo evidente che si teme proprio la costruzione di una discontinuità».

Alcuni ambienti malavitosi di Quarto si sarebbero però pericolosamente inseriti in questo presunto corso nuovo.

«In un Comune di decine di migliaia di abitanti, il corpo elettorale è definito per legge, non dai partiti. Chi ha diritto al voto, va a votare sospinto da simpatie, passioni, interessi, preconcetti, calcoli, illusioni. Sta, poi, ai candidati e al sindaco e alla giunta eletti riconvertire democraticamente quel consenso, inserendolo in una direttrice di proposta e di progetto, in una logica intimamente legale e lontana da interessi privatistici. Operazione che richiede tempi medio-lunghi».

Invece a Quarto?

«Sugli appalti c’è il tranquillizzante giudizio dell’amico Raffaele Cantone. E questo, per il momento, mi basta. Ma la costruzione di una novità non poteva restare in vita, perché il vecchio e invisibile Sistema deve ritornare assolutamente in auge, come è avvenuto per decenni grazie a forze politiche che ne hanno garantito la nascita e il consolidamento».

Lei ce l’ha con il Pd?

«Il fatto che a condurre questa improbabile battaglia etica sia il Pd è sconfortante. Il Partito democratico, se guardasse con onestà in casa propria, dovrebbe censurare gran parte dei suoi atti e delle sue iniziative, che hanno infangato la storia del Mezzogiorno e continuano a offuscarne l’immagine. Ci sono aree campane dove è difficile distinguere tra poteri criminali e sponde politiche di riferimento».

Questa di Quarto non è dunque una battaglia per la legalità?

«Le battaglie per la legalità si fanno con convinzione in difesa dei principi di verità, non per opportunità politica. E soprattutto si intraprendono senza guardare all’applausometro e allo share, che rappresentano i sintomi della nostra grave malattia democratica».

 



"Il simbolo di FI? Il Cav non può usarlo"

 

«Sulla scheda elettorale al momento ci potrà essere Forza Silvio, ma non Forza Italia. Giuridicamente il simbolo del partito dovrebbe essere considerato "congelato". Silvio Berlusconi non ha convocato il congresso che aveva avuto mandato di convocare e questo impedisce che il simbolo possa essere utilizzabile, dal momento che - come impongono l’art. 49 della Costituzione e lo Statuto di Forza Italia - devono essere rispettati i passaggi democratici nel funzionamento del partito»: è questa l’istantanea della querelle in Forza Italia secondo Gianluigi Pellegrino, l’avvocato che sta curando lo studio per conto dell’ala dissidente (vicina a Raffaele Fitto) dei profili giuridici legati all’utilizzo del simbolo del movimento berlusconiano alle regionali (si contesta la titolarità della funzione di presentatrice delle liste in Puglia per Maria Rosaria Rossi), nonché la legittimità dell’incarico di tesoriere.

«Ma si immagina cosa succederebbe a sinistra se Romano Prodi, perché fondatore del Pd, inviasse una sua amica a presentare le liste per le regionali del partito di Renzi?»: nella domanda retorica formulata da Pellegrino, figlio di Giovanni (illustre parlamentare della sinistra liberale pugliese, già presidente della Commissione Stragi), c’è il senso della contesa che vede in Puglia schierati i duellanti azzurri. Se da un lato ci sono i lealisti berlusconiani che si riconoscono nel commissario regionale Vitali, dall’altra si muove la maggioranza della delegazione parlamentare forzista insieme a tanti amministratori che contestano le nomine del Cavaliere e chiedono democrazia interna. «C’è un documento...

 

- Terrorismo, via libera alla fiducia al Senato sul decreto

Via libera alla fiducia al Senato sul decreto anti-terrorismo che prevede, tra l\'altro, una stretta sui foreign fighters e i "lupi solitari" e l\'obbligo di arresto in flagranza per gli scafisti. Il testo, che contiene anche la proroga delle missioni internazionali è stato approvato con 161 sì, 108 no e un astenuto. Hanno votato sì anche i due fuoriuscti di Fi Sandro Bondi e Manuela Repetti. E\' il via libera definitivo. Queste alcune delle principali norme contenute nel provvedimento:

FOREIGN FIGHTERS. Coloro che si fanno arruolare per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo sono puniti con la reclusione da 5 a 8 anni. Stessa pena per coloro che organizzano finanziano o propagandano viaggi finalizzati al compimento di condotte terroristiche. Prevista la custodia cautelare in carcere.

LUPI SOLITARI La reclusione da 5 a 10 anni viene prevista aper colui che, pur essendosi addestrato da solo, ovvero avendo autonomamente acquisito le istruzioni "sulla preparazione o sull\'uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonche\' di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo", pone in essere comportamenti univocamente finalizzati al terrorismo internazionale. Il dl prevede anche che alla condanna per associazione terroristica, assistenza agli associati, arruolamento e organizzazione di espatrio a fini di terrorismo consegue obbligatoriamente la pena accessoria della perdita della potestà genitoriale "quando e\' coinvolto un minore".

INTERNET. Il dl reca misure di prevenzione, volte a contrastare in particolare le attività di proselitismo attraverso Internet dei foreign fighters. L\'uso di strumenti informatici diventa un\'aggravante quando viene utilizzato per compiere reati di terrorismo, istigazione e apopologia del terrorismo. Simili aggravanti di pena vengono introdotte per la fabbricazione e la detenzione di documenti falsi.

BLACK LIST SITI WEB. La polizia postale e delle comunicazioni deve costantemente tenere aggiornato un elenco dei siti Internet che vengano utilizzati per attività e condotte di associazione terroristica e condotte con finalità di terrorismo nel quale confluiscono le diverse segnalazioni della polizia giudiziaria. Il dl stabilisce che, in presenza di concreti elementi che facciano ritenere che gli specifici delitti con finalità di terrorismo siano compiuti per via telematica, il pubblico ministero ordina con decreto motivato, preferibilmente tramite la polizia postale e delle comunicazioni, agli Internet providers di provvedere alla rimozione dei contenuti illeciti accessibili al pubblico. In caso di contenuti generati dagli utenti e ospitati su piattaforme riconducibili a soggetti terzi, viene disposta la rimozione dei soli specifici contenuti illeciti. I fornitori di servizi sono tenuti a provvedere immediatamente e comunque non oltre 48 ore dal ricevimento della notifica. Al mancato adempimento da parte del provider consegue l\'interdizione all\'accesso al dominio Internet a mezzo di sequestro preventivo

PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA. Al Procuratore nazionale Antimafia vengono assegnati compiti di coordinamento anche in materia di anti terrorsimo.

INTERCETTAZIONI PREVENTIVE. Ok agli ascolti preventivi per le indagini in materia di terrorismo

DATI TELEFONICI nelle indagini per i reati aventi finalità di terrorismo, i dati relativi al traffico telefonico e telematico degli indagati, a decorrere dall\'entrata in vigore del dl, possono essere conservati sino al 31 dicembre 2016. Lo stesso vale anche per i dati relativi alle chiamate senza risposta trattati temporaneamente da parte dei fornitori di servizi di telecomunicazione.

007 NELLE CARCERI. Il dl introduce, in via transitoria (fino al 31 gennaio 2016), la possibilità per i servizi di informazione e sicurezza di effettuare colloqui investigativi con detenuti per prevenire delitti con finalità terroristica di matrice internazionale. Dei colloqui devono essere informati preventivamente sia il procuratore generale presso la corte di appello di Roma che il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo; alla conclusione delle operazioni ne è data informazione anche al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Come la polizia giudiziaria, il dl prevede che il personale dei servizi sia autorizzato a condotte previste dalla legge come reato anche in relazione ad una specifica serie di delitti con finalità di terrorismo, operando nei loro confronti la speciale causa di non punibilità. Il personale dei servizi in sede di deposizione in un procedimento penale sulle attivita\' svolte "sotto copertura", può indicare le generalita\' "di copertura" usate nel corso delle operazioni stesse. Il dl estende la possibilità di rilasciare a stranieri permessi di soggiorno a fini investigativi anche nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento relativi a delitti commessi per finalità di criminalità transnazionale.

MILITARI SUL TERRITORIO. Dal 30 giugno 2015 il contingente di tremila unità delle forze armate per il controllo del territorio può essere incrementato fino a trecento unità.

IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. Scatta l\'arresto in flagranza per i cosiddetti scafisti.

MISSIONI. Con il decreto si autorizza la spesa per le missioni internazionali che si svolgono in Europa.

 

- Vendola lascia per ritrovare l’allegria. Eppure sull’Ilva rideva di gusto

Solitario non lo è, Nichi Vendola. L’amore, si sa, lo avvolge al suo compagno. Triste y final, però, sì. Final, perché ormai il suo mandato da Presidente della Puglia si avvia al termine. Il triste lo ha sottolineato egli stesso, congedandosi dal secondo quinquennio. «Voglio che mi restituiscano l’allegria», ha detto. Qualche distesa risata, certo. Ma magari, visti i precedenti, con l’accortezza di stare ben al di qua del limite invalicabile del politicamente corretto. È ancora agli annali il terremoto mediatico che lo squassò quando, un paio di anni fa, un’intercettazione gettò al pubblico ludibrio la sua risata di gusto mentre parlava al telefono con Girolamo Archinà, al tempo delle vicende (2009) responsabile relazioni istituzionali dell’Ilva. L’antefatto era che quest’ultimo aveva strappato di mano il microfono a un giornalista che aveva posto al patron Riva una domanda sul legame tra lo stabilimento e i tumori nell’area. Il placcaggio al cronista fu goffo e Nichi rise al telefono proprio di questo. Mal gliene incolse. A poco valsero le successive puntualizzazioni e scuse al giornalista. La mannaia del dissenso facebookiano si abbatté implacabile. Perché questo era comunque troppo da lui, il Nichi dei «comizi d’amore». Che ieri, serafico, ha fatto ricorso a San Paolo affermando: «bisogna stare nel potere, senza essere del potere», definito «brutta bestia che ti può avvelenare l’anima». Sarà pure una brutta bestia, ma di quella bruttezza che non dispiace. C’è stato un momento, nel 2010, che Vendola studiava da leader della sinistra. E nel 2012 ci provò, anche, candidandosi alle primarie per la premiership, ma ormai gli equilibri erano cambiati. Ora tornerà, assicura, «a tempo pieno alla guida di Sel», anche se spera nella «possibilità in futuro a un certo punto di fare un passo indietro». Niente paura, quindi. Nulla ci priverà dei suoi voli pindarici in quel linguaggio elaborato, vera ribellione verso il canone odierno tutto tweet ed espressioni da bar. Prima, però, trascorsi i due mesi del rush finale, ci sarà «qualche giorno di riposo» per «riorganizzare la mia vita», «tornando a respirare il profumo del mondo». E saranno letture, poesie da leggere e da scrivere. E da vivere, se, come scriveva Adrienne Rich, il momento del cambiamento è l’unica poesia. E chissà si tratterà, per dirla alla vendolese, di «catarsi rapida fatta di vocalizzi comici» per dimenticare la routine presidenziale. L’importante è «riprendere un rapporto positivo col sonno». Dunque, buona notte.

 

- Salvini: "Contro i violenti, io sto con il poliziotto"

Mai e poi mai dalla parte di chi scende in piazza a volto coperto. Il leader della lega esce con un messaggio su facebook per esprimere chiaramente la sua posizione sugli scontri: "Contro i violenti che vanno in piazza a volto coperto, con i bastoni e le spranghe... io sto con il poliziotto e il carabiniere! Sempre". Lo scrive Matteo Salvini su Facebook. Probabilmente il commento esce a seguito delle esternazioni fatte dall\'agente Fabio Tortosa, intervistato da Il Tempo, il quale ha commentato la decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo di condannare l’Italia per il reato di tortura sul caso dell\'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Tortosa quella sera era alla Diaz assieme agli altri uomini del VII Nucleo antisommossa del Reparto Mobile di Roma guidato da Vincenzo Canterini.

 



Salvini sui campi rom: "Radere al suolo". Vaticano: "Frasi assurde"

Un attacco dritto al modo di vivere "senza regole" dei rom da parte del leghista Matteo Salvini: "Cosa farei io al posto di Alfano e Renzi? Con un preavviso di sfratto di sei mesi, raderei al suolo i campi Rom". Ha parlato in questi termini Salvini a 'Mattino 5': "Do un preavviso di sfratto di sei mesi - ha insistito il segretario federale della Lega Nord - e preannuncio la ruspa. Nel frattempo i Rom, come tutti gli altri cittadini, si organizzano: comprano o affittano casa". "Poi io spiano e rado al suolo i campi Rom", ha proseguito, che "in Europa non esistono". E poi aggiunge: "Se uno fa una scelta di vita viaggiante, si sposta - spiega - ci sono campi che sono lì da 20/30 anni. In alcuni campi ho visto villette a due piani" e "non pagano l\'Imu. Volete stare in Italia? E allora cari rom avete gli stessi diritti e doveri degli italiani".

Boldrini inorridisce. "Trovo il verbo radere abbastanza inquietante. I campi non vanno mantenuti ma deve essere trovata una soluzione abitativa alternativa. Questo non significa annientare chi abita i campi, bisogna far seguire una politica abitativa". Così la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha risposto ai giornalisti a proposito delle dichiarazioni del segretario della Lega, Matteo Salvini, sull\'ipotesi di radere al suolo tutti i campi Rom. Boldrini, dopo aver ricevuto i rappresentanti dell\'Associazione 21 luglio che si occupa dei diritti dei Rom e proprio nella giornata dei Rom, ha criticato chi fa su questo problema delle "campagne politiche". E ha sostenuto che per risolvere il problema dei campi "non devono esistere discriminazioni nè corsie preferenziali ma regole valide per tutti perchè - ha spiegato - le soluzioni ci sono, basta avere una visione e basta ricercarle. E invece - ha sottolineato - c\'è chi non le vuole trovare perchè questo frutta politicamente, e questo è molto triste".

Vaticano: "Posizione assurda". Le critiche arrivano anche dal Vaticano. Il cardinale Antonio Maria Vegliò, capo dicastero del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti rilascia una dichiarazione all'Ansa: "Sono posizioni estreme, assurde - sottolinea - come quelli che dicono I musulmani? Li ammazzerei tutti o I migranti? Vadano tutti a casa loro. Sono frasi stupide, e non varrebbe nemmeno la pena perdere tempo per commentarle".

 

- Italicum, Boschi frena Area Riformista: "No a modifiche"

Nulla cambia, almeno per ora, nel Pd sul destino dell\'Italicum. La maggioranza del partito resta ferma sulla posizione di Renzi e del voto in Direzione: nessuna modifica. La minoranza insiste per riaprire il confronto nel merito. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, oggi presente alla prima riunione della commissione Affari costituzionali della Camera ribadisce la posizione del governo: "La Direzione ha deciso, ha già dato un indirizzo. Per noi la legge è corretta, funziona, va bene, non ha necessità di modifiche". Una chiusura che non sorprende la minoranza, che stamane, poche ore prima del via alla riunione in commissione ha diffuso il testo della lettera a Renzi promossa da Area riformista (senza la firma del capogruppo Speranza) e che ha raccolto un\'ottantina di adesioni. Siamo solo all\'inizio del percorso e in questa fase le posizioni non possono cambiare. Si vedrà nei prossimi giorni se ci sarà la possibilità di riaprire un confronto nel merito, come chiede la minoranza, soprattutto per quel che riguarda i capilista bloccati e il premio di maggioranza.

L'appello di Area riformista e l'iter della legge. Cade nel vuoto. Per il governo "ci sono tutti i presupposti per rispettare i tempi" per l'approdo in Aula il 27 aprile. Oggi la prima commissione ha nominato i relatori al testo di riforma della legge elettorale il presidente della commissione stessa Francesco Paolo Sisto (FI) e Gennaro Migliore (Pd). È stato poi stabilito, nel corso dell\'ufficio di presidenza, il timing dei lavori con il punto fermo, ha ribadito il vice presidente del deputati del Pd, Ettore Rosato, che il 27 il testo dell\'Italicum va in Aula. La prossima settimana infatti, tra lunedì 13 e martedì 14 aprile, si svolgeranno le audizioni di esperti, mentre il 17 aprile è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Il 23 o 24 aprile invece si darà il mandato al relatore per l'approdo in Aula.

Il lavoro in commmissione. La chiusura della Boschi alle richieste di una parte della minoranza non smorzano quindi le tensioni all'interno del partito, che vede però i renziani nettamente in inferiorità numerica in commissione Affari costituzionali rispetto alla minoranza, sicuramente più forte anche grazie all'apporto delle opposizioni. Sull'ipotesi di eventuali sostituzioni di qualche componente dell'organo parlamentare la stessa ministra però ha gettato, per ora, acqua sul fuoco: "Mi sembra prematuro - ha spiegato ai giornalisti - comunque è il capogruppo che decide, perchè i componenti della commissione sono espressione del gruppo". L\'assemblea del gruppo a Montecitorio si dovrebbe riunire infatti lunedì o martedì prossimi, e come ha spiegato il vicepresidente del gruppo, Ettore Rosato, in quella occasione si prenderà una decisione e tutti saranno chiamati a rispettarla. Se poi alcuni singoli non saranno d'accordo, ce lo faranno sapere. Lo stesso Rosato, tra i fedelissimi del segretario Matteo Renzi, ha poi escluso l'ipotesi che il testo possa andare in aula senza mandato al relatore, bypassando così l'esame in commissione. "Non c'è nessuna motivazione" ha risposto ai cronisti.

 

- cronache

Diaz, Orfini: "Vergogna De Gennaro presidente Finmeccanica"

La condanna dell\'Italia per ricorso alla tortura durante il G8 di Genova diventa un caso politico che agita un Pd già alle prese con la spinosa questione della legge elettorale. Se il governo, nel 2001, era a guida centrodestra, è il principale partito del centrosinistra a dividersi. Perchè Gianni De Gennaro, all\'epoca capo della polizia, venne tirato in ballo con l\'accusa di falsa testimonianza, assolto al processo del 2011 ed in seguito nominato ai vertici di Finmeccanica. Un incarico riconfermatogli la scorsa estate dall\'attuale governo. Ragion per cui fanno rumore i 140 caratteri di twitter con cui il presidente del Pd, Matteo Orfini, tuona: 

"Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica"

M5S e Sel: "Subito dimissioni". M5S e Sel rilevano un'incongruenza. "Noi chiediamo le dimissioni di De Gennaro da presidente di Finmeccanica ma non lo facciamo in modo ipocrita. Perchè non siamo stati noi nel 2013 a metterlo a capo di Finmeccanica, ma è stato un governo di centrosinistra", rileva il grillino Vittorio Ferraresi. E Nicola Fratoianni, di Sel: "Siamo talmente convinti che sia una vergogna da permetterci di chiedere a Matteo Orfini, presidente del Pd, di fare qualcosa di più che un semplice tweet: chieda al Presidente del Consiglio (che è anche segretario del Pd) di risolvere il problema".

Il testo sul reato di tortura all\'esame della Camera. Il premier nel frattempo è impegnato in un botta e risposta, scatenato sempre su Twitter, con uno dei leader della contestazione di Genova, Luca Casarini, che all'epoca guidava le cosidette "Tute Bianche". Scrive Casarini, rivolgendosi al segretario del Pd e Presidente del Consiglio: "Sulla condanna dell\'Italia per tortura alla Diaz non dici nulla. Come mai?". Secca replica del diretto interessato: "Quello che dobbiamo dire lo dobbiamo dire in Parlamento con il reato di tortura. Questa e\' la risposta di chi rappresenta un Paese". Controreplica: "Ok. ma un primo ministro di un paese democratico si schiera subito di fronte a una vergogna nazionale. Rottamare è anche questo".

 

- Strage Ustica, risarcimenti confermati: "Dc-9 abbattuto da un missile"

Escluse le ipotesi bomba a bordo e cedimento strutturale. La Corte d\'appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale civile e ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento dei danni in favore di 13 delle 81 vittime del DC9 Itavia caduto a Ustica il 27 giugno del 1980. Secondo i giudici, che hanno ribadito le tesi del primo grado e non hanno invece accolto quelle dell\'Avvocatura dello Stato, l'aereo fu abbattuto in uno scenario di guerra, con ogni probabilità da un missile non identificato.

Confermati risarcimenti ai familiari delle vittime. Confermata la responsabilità dei due dicasteri per non aver assicurato adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia 870. La Corte d\'Appello ha dichiarato la prescrizione al risarcimento da depistaggio per intervenuto decorso del termine quinquennale. Ha però confermato il risarcimento da fatto illecito rinviando all\'udienza del 7 ottobre 2015 per l\'esatta quantificazione del danno. "Con queste quattro sentenze - commenta l\'avvocato Daniele Osnato - la Corte di Appello di Palermo ha definitivamente chiuso la vicenda giudiziaria. Con buona pace di chi, ancora a distanza di 35 anni dal tragico evento, prosegue con informazioni deviate ed ipotesi del tutto prive di fondatezza".

 

- c\'è chi è convinto di lavarsi la coscenza con un twett

Ho ascoltato con estremo interesse le parole di Papa Francesco sui cristiani perseguitati, e aggiungerei massacrati, in lungo e in largo per il mondo. Parole condivisibili, che ricordano i silenzi assordanti e tombali che fanno da corollario al massacro delle minoranze ormai quotidiano e sostanzialmente accettato dalla comunità internazionale. Del resto le parole, nel mondo dell'inganno dei social e delle condivisioni twitteriane hanno da tempo sostituito le azioni e le decisioni; con un tweet alcuni, moltissimi per la verità sono convinti di lavarsi la coscienza e di essere a posto con la dimensione dell'esteriorità, mentre un cinguettio virtuale, lo ripeto ancora una volta non ha mai salvato e non salverà mai nessuno.

Questo giornale, che è andato spesso controcorrente su temi delicati e pruriginosi per alcune sfere, testimonia quanto sia oggi difficile informare e denunciare senza passare per intolleranti o discriminatori. O peggio, per usare il cavallo di battaglia degli integralisti, per islamofobi. Sui silenzi, però, qualcosa in più da dire c\'è. Esiste un mondo, quello dei laici e dei moderati che da oltre quindici anni grida a squarciagola quanto e come i cristiani e le minoranze religiose in genere vengano strappate via dalla vita senza alcuna pietà e come, anche nella civile e addormentata Europa si compiano delitti orrendi, basati su un estremismo talebanizzante ormai galoppante; anche in Italia, proprio qui accanto a noi, c\'è chi non è rimasto in silenzio davanti alla morte di Rachida, a Brescello, uccisa perchè voleva divenire cristiana. Una delle tante. Era il 2011 e molto è stato detto, ad alta voce: ma quelle grida, evidentemente, non sono state così forti da raggiungere le orecchie giuste. Ho avvertito anch\'io il silenzio, certo, ma l\'ho avvertito da parte di coloro che si sono asserviti al pensiero unico multiculturale e relativista che uccide ogni libertà, di coloro che hanno chiuso gli occhi di fronte ai massacri ma spalancato la bocca per un\'inezia giuridica, di tutti quelli che hanno barattato il destino di quelle anime clandestine con un posto al sole per sè stessi. Le minoranze perseguitate, massacrate, vilipese e ostracizzate sono attorno a noi, dietro l\'angolo della strada, magari nel nostro stesso pianerottolo. Il loro silenzio è l\'unica, forse ultima garanzia di salvezza da una realtà che li condanna appena vedono la luce del sole, appena escono dalle catacombe; fuori dalle quali vivere molto spesso equivale a morire, solo per aver testimoniato la libertà dello spirito.