| TAGLIO AI MANAGER D'ORO DEL LAZIO | |
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Si occupano di tutto: dai parchi alla comunicazione. Alcune supportano gli assessorati, altre, invece, sono pienamente autonome. Ma ora le agenzie regionali potrebbero cambiare tenore di vita. Sì perché la presidente del Lazio, Renata Polverini, ha preso in mano le forbici e annuncia tagli ai cda e agli stipendi. Poco tempo fa ha inviato una lettera agli enti regionali, chiedendo più rigore, la Giunta ha votato una delibera per spingere i presidenti delle partecipate a diminuire i costi. Innanzitutto, spiega la Polverini, «per ridurre i componenti dei consigli di amministrazione e utilizzare al meglio strumenti, mezzi e attrezzature». Un piano che anche la passata amministrazione ha cercato di realizzare. Ma la delibera approvata dalla Giunta Marrazzo alla fine del 2007 ha ottenuto risultati parziali. Sono stati ridotti i componenti nei cda e gli stipendi di Sviluppo Lazio spa e delle società collegate: Unionfidi, Risorsa srl, Litorale spa, Filas, Bic Lazio e Ascelepion. Ma tutte le altre non sono state toccate. A cominciare da Lazioservice, Astral, Cotral spa e Cotral Patrimonio. A cui si aggiungono le agenzie Montecelio, Lazio Lavoro, Agensport, Arp e Ardis. I presidenti, direttori o amministratori delegati degli enti regionali portano a casa dagli 80 ai 110 mila euro all\'anno mentre i consiglieri di amministrazione possono contare su un compenso che varia dai 15 mila (Lazioservice, Litorale spa, Bic) a oltre 40 mila (Astral e Cotral). Va meglio alla Lait spa, dove l\'amministratore conquista 130 mila euro all\'anno, e a Cotral, dove arriva a 126 mila. La Polverini ha assicurato che per risanare i conti del Lazio, con l\'aumento delle tasse dietro l\'angolo, punterà soprattutto sul recupero dell\'evasione fiscale. I soldi che si otterranno verranno destinati «allo sviluppo delle imprese e a favore di chi ha bisogno». Intanto la Polverini ha chiuso la partita con l\'Udc. Sono entrati in Giunta Luciano Ciocchetti, che sarà vicepresidente e avrà la delega all\'Urbanistica, e Aldo Forte, Servizi sociali e Famiglia. Ad Angela Birindelli è andato, invece, l\'assessorato all\'Agricoltura. Fuori dalla squadra di governo Antonio Cicchetti (la delega a Cultura e Istruzione per ora rimarrà alla presidente) e Francesco Battistoni. Mentre Fabio Armeni ha avuto la delega a Patrimonio, Demanio e Personale. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 26.6.10 in edicola | |
| L’INTERVENTO - CHI PAGA E CHI SPRECA- Braille News 15.5.10 | |
Il piano dell’Unione Europea e della BCE a sostegno dell’euro è stato un successo che parla italiano. Una sorta di "Made in Italy" esportabile sul piano della visione dei sistemi finanziari e della politica economica. La politica, cacciata via dalla porta di quel Moloch senz’anima chiamato Europa, rientra dalla finestra e modifica il destino dell’euro. La politica di Tremonti ha còlto che l’euro dovesse finalmente subire una metamorfosi virtuosa: da rapporto fisso di cambio a reale moneta unica. Questo è il primo passo, concertato con il Governo di Berlusconi che, in Europa, è il più forte. Vince sempre, mentre Sarkozy e la Merkel vengono falcidiati nelle urne. Al tavolo delle trattative c’era il Ministro delle Finanze di un Governo forte e la Grecia molto deve al nostro Paese. Dunque, dieci e lode a questa governance intelligente ed efficace. Ciò detto, domandiamoci: e nelle Regioni cosa sta accadendo? Di tutto. Il federalismo è la via maestra e vincente, ma non si fa senza governi regionali virtuosi. Non solo. L’Europa non esiste, di fatto - nonostante l’ultimo accordo - mentre le Regioni esistono e sono spesso importanti sul piano strategico, perché - come nel caso della Sicilia - si affacciano sul Mediterraneo. Il Mediterraneo è il nostro mare, il bacino geo-economico e geo-politico cruciale per il nostro futuro. Proprio la Sicilia desta non poche preoccupazioni. La Cma Data Vision, una società che analizza il rischio di ogni ente che ha emesso o sottoscritto i Credit Default Swaps (contratti di assicurazione contro il default, ossia l’incapacità di corrispondere gli interessi o di rimborsare il capitale alla naturale scadenza), ha inserito la Sicilia al decimo posto, con 262 punti, tra le Regioni a rischio fallimento. Per assicurare 10 milioni di debito della Sicilia occorre pagare un premio annuo assicurativo di 262.000 euro. Nella classifica, ci sono, tra gli altri, la Grecia, l’Argentina, il Venezuela. Insomma, in pole position per il fallimento che costerebbe lacrime e sangue ai poveri cittadini contribuenti c’è il "Bordello" Sicilia, secondo The Economist. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 15.5.10 in edicola | |
| TRUFFA PER 20 MILIONI INDAGATO CIARRAPICO- Braille News 8.5.10 | |
Conti correnti in Lussemburgo, barche da nababbo, società editrici che gestiscono milioni di euro grazie a prestanomi. E alla fine anche una parentopoli utile a far risultare nullatenente il vero dominus dell’impero: Giuseppe Ciarrapico, al quale sono stati sequestrati beni per 20 milioni. Il senatore Pdl è stato infatti indagato per truffa in relazione ai contributi all’editoria che sarebbero stati percepiti illegalmente dalle società editoriali che fanno capo al parlamentare. Un’inchiesta, quella della procura di Roma, coordinata dal magistrato Simona Marazza, che ha preso di mira il periodo che va dal 2002 al 2007, durante il quale sarebbero stati commessi reati ai danni dello Stato e della Presidenza del Consiglio attraverso le società editrici «Nuova Editoriale Oggi srl» e «Editoriale Ciociaria Oggi srl». Nel registro degli indagati risultano anche il figlio Tullio e altri cinque prestanome, amministratori di società travolti dalle indagini della Guardia di Finanza. I sequestri, riguardanti, tra gli altri, le quote societarie del policlinico Casilino e del bar Rosati, in piazza del Popolo a Roma, riconducibili a Giuseppe Ciarrapico, non comprometteranno comunque la funzione operativa delle strutture interessate dal provvedimento dell’autorità giudiziaria. Bonifici all’estero Nelle 61 pagine di sequestro preventivo, firmato dal giudice per le indagini preliminari Elvira Tamburelli, vengono passati sotto la lente d’ingrandimento i diversi passaggi di denaro che sarebbero avvenuti da una società all’altra, bonifici bancari effettuati «derivanti dall’erogazione dei contributi pubblici per l’editoria verso Lussemburgo, dove sono stati individuati ulteriori conti correnti, dove nel 2003 sono state fatte transitare parte delle provvidenze erogate dalla Presidenza del Consiglio». Nullatenente In una lettera inviata il 9 maggio del 2005, Tullio Ciarrapico manifesta al padre preoccupazioni sulle attività delle due società e la necessità di adottare «accorgimenti» per tenerle quanto più separate. Il documento, scritto a penna, in mano agli inquirenti, termina così: «Per favore, non fotocopiare e non archiviare, strappare dopo la lettura». Nello stesso provvedimento di sequestro, il gip sottolinea come Ciarrapico si definisca «nullatenente» quando il 21 novembre 2003 scrive al figlio di voler ricorrere in appello contro una causa civile poiché non aveva nulla da temere, «essendo nullatenente». Dagli accertamenti degli investigatori, infatti, al senatore risulta intestato esclusivamente un terreno agricolo a Tivoli, «peraltro ipotecato da Equitalia il 29 gennaio 2008». Bar Rosati L’attività economica di uno dei bar più famosi della Capitale, come sostiene il pm romano, è intestata alla società «Rosati piazza del Popolo srl» e da un punto di vista formale è riconducibile a Mauro Ballini, intestatario del 99% delle quote della società «Multimediale Editoriale Consulting srl», a sua volta detentrice del 99% della «Rosati piazza del Popolo srl». Ma chi è Ballini? Secondo le indagini degli inquirenti, è un dipendente di «Eurosanità» (altra società che farebbe capo a Ciarrapico) e avrebbe mansioni di autista di Giuseppe e Tullio Ciarrapico. «Numerosa è la corrispondenza intercorsa - scrive il gip - con il direttore del bar, Giuseppe Remoli, in cui si fornisce a Ciarrapico il resoconto economico finanziario dell’attività, ricevendo, al contempo, ordini e direttive per la gestione dell’azienda». Un passaggio che il giudice ha inserito per dimostrare che Leggi tutto l’articolo su Braille News del 8.5.10 in edicola | |
| LE BANCHE NON FANNO IL LORO MESTIERE- Braille News 6.2.10 | |
| Il ministro Tremonti torna a menare fendenti contro le banche. Colpevoli, secondo il responsabile di Via XX settembre, di fare un altro mestiere rispetto alla loro missione: finanziare l’economia reale. «L’impressione è che i banchieri, sia in vacanza sia al lavoro sia locali sia centrali, facciano qualcosa che non è il loro mestiere e che i governi non facciano quello che è nel loro dovere». Un Tremonti così duro contro il credito non si sentiva da tempo. Negli ultimi mesi si era affermata un sorta di pax con le banche italiane. Ma il clima che si è respirato a Davos con le autorità nazionali determinate a mettere regole precise all\'attività delle banche lo ha certamente motivato a rialzare la trincea. Tremonti si è, infatti, soffermato sul piano Obama per regolare il settore bancario sottolineando che prima «ha avuto un approccio abbastanza soft e poi, con il discorso all’Unione, ha modificato il piano iniziale con un approccio hard». «È difficile pensare - ha sostenuto - che la prossima crisi si eviti con la tecnica». Intanto anche nella crisi più nera, che continua a falcidiare posti di lavoro e a tagliare i redditi dei lavoratori, arrivano segnali, piccoli, ma in grado di spargere semi di ottimismo. Così l’Istat ha confermato che le retribuzioni nel 2009 sono cresciute più dei prezzi al consumo, anche grazie al rinnovo di gran parte degli accordi scaduti, alcuni dei quali con il nuovo modello contrattuale. Secondo i dati diffusi dall’Istituto di statistica le retribuzioni contrattuali orarie nell’anno sono aumentate del 3% rispetto al 2008, meno del 3,5% registrato nell’anno precedente, ma molto più velocemente dell’inflazione che si è attestata allo 0,8%. Molti, soprattutto quelli messi in cassaintegrazione, non lo avranno sentito, ma per chi il posto di lavoro lo ha salvaguardato la notizia dà conforto. Lo stesso che avranno sentito al ministero del Tesoro dopo i dati sulle entrate fiscali di gennaio. La novità è infatti nessun fabbisogno a gennaio. Anzi: un avanzo di cassa di 4,2 miliardi che dipende - spiega il Tesoro - principalmente dall’incremento del gettito tributario, da sempre un buon indicatore dell\'andamento dell\'economia. Il dato arriva proprio mentre l\'Agenzia delle Entrate rende noto ufficialmente le prime elaborazioni sulle dichiarazioni 2009, che segnano come, anche nel 2008, il gettito è cresciuto grazie anche ad un aumento del 3,07% (+570 euro in media) dei redditi dichiarati dagli italiani: dai 18.540 euro del 2007 ai 19.110 euro del 2008. Infine è operativa la moratoria per la famiglie in difficoltà nel pagare le rate dei mutui. Altro ossigeno che può rianimare i redditi delle famiglie. FILIPPO CALERI(Il Tempo)
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| IL SANO REALISMO DI TREMONTI - Braille News 6.2.10 | |
| Gli incontri riservati sono destinati tutti a divenire, nel tempo, pubblici, e se i meeting hanno successo, si trasformano in mega manifestazioni. Così è accaduto anche a Davos, dove il seminario di riflessione dei banchieri sull\'andamento annuale della finanza mondiale si è trasformato in un\'indisciplinata kermesse. 2500 importanti signori, tra i quali 1550 imprenditori e banchieri, 90 delegazioni di altrettanti paesi , 30 tra capi di stato e di governo hanno cercato di volare alto per "ripensare, ridisegnare, ricostruire" la finanza mondiale alle soglie di una nuova probabile bolla speculativa mondiale. I 2500 hanno volato così in alto da averli noi mortali, persi di vista. Se qualcuno avesse pensato che a Davos, finalmente, si sarebbe discusso degli errori delle banche per non più commetterli e delle misure necessarie per rimettere in corsa l\'economia, si è dovuto ricredere. Il rimprovero all\'impostazione e alle conclusioni dell\'incontro è venuto, in modo diverso, da due protagonisti della politica europea. Nicolas Sarkozy e Giulio Tremonti. Il primo pronunziando il discorso di apertura a Davos, il secondo evitando di frequentare tante persone che non possono prendere una sola decisione, ma riproponendo, con autorevolezza, la strada maestra per il risanamento: regole universali (legal standard) e nuova Bretton Wood. Al di là della accertata inutilità di Davos, è importante sottolineare la convergenza degli Stati Uniti, della Francia e dell\'Italia sulla necessità di riformare la finanza mondiale. Obama, parlando al Congresso nel tradizionale discorso sullo stato dell\'Unione, Sarkozy e Tremonti hanno espresso con parole diverse la stessa preoccupazione, che è quella di risanare il capitalismo finanziario adottando provvedimenti che riportino il controllo sull\'unico prodotto, quello finanziario, che finora sfugge, nel mondo globalizzato dell\'economia, a regole stringenti. Obama che ha ripreso, dopo la sconfitta elettorale nel Massachusetts, lo stile linconiano della sua campagna elettorale, ha denunciato i cattivi comportamenti di Wall Street, ha reclamato" una vera riforma del sistema finanziario", ha lanciato un monito grave ai gruppi di pressione delle banche dichiarando che " non gli lasceremo vincere questo combattimento". Sarkozy non è stato da meno, denunciando " un capitalismo meramente finanziario" e criticando "una mondializzazione che ha deragliato nello stesso momento in cui ha ammesso che il mercato ha sempre ragione". Tremonti, uno dei pochi governanti del mondo che è assieme tecnico di valore, perché fine scienziato delle finanze, e determinato politico ha rivendicato da Sestola, una stazione sciistica italiana certamente meno celebre di Davos ma di sicuro fascino ed efficienza, il primato della politica chiamata a convertire i buoni propositi in trattati internazionali perché " fare un trattato sull\'economia mondiale, coinvolgendo i Parlamenti, è difficilissimo ma fare regole tecniche è inutile, anzi peggio, è dannoso perché fa perdere tempo". La consonanza di Obama con Francia e Italia ( in attesa della Germania) e la visita del segretario di stato Hillary Clinton a Parigi sembrano indicare un possibile ritorno della politica estera americana ad una maggiore attenzione all\'Europa, dopo la sbandata filo asiatica del primo anno di presidenza. Lo sforzo del Financial Stability Board, presieduto da Mario Draghi, per ridurre i rischi di crack, diminuirne le probabilità e facilitare la loro gestione, appare, dopo le dichiarazioni USA ed europee, soltanto un appello ad una comune convergenza di principi . Troppo poco per tessere la tela di un ordine finanziario nuovo che nuocerebbe soprattutto a un sistema angloamericano che il governatore Draghi conosce bene. Il ministro Tremonti non nasconde le sue perplessità per un piano che prevederebbe, secondo il Financial Times, la creazione di un fondo assicurativo finanziato dalle banche, che dovrebbe servire a evitare fallimenti. Riportano le agenzie che Tremonti non ha direttamente ed esplicitamente commentato le attività del governatore Draghi, ma è certo che ha dichiarato: «Quella che qualcuno fa passare come divergenze personali è una profonda e diversa visione del mondo». Una visione, quella del ministro, che apprezziamo perché in modo chiaro e netto cerca di risolvere a favore dei risparmiatori i danni di un capitalismo senza regole, che ha creato tanti problemi difficili ancora oggi a risolversi. GIUSEPPE SCANNI(Il Tempo)
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| LA MANOVRA VA AVANTI A TRAMEZZINI- Braille News 12.12.09 | |
Nella sala della Commissione Bilancio ci sono ancora sul tavolo un paio di sacchetti con tramezzini e panini sbocconcellati e qualche bottiglia di acqua minerale, residui di una lunga notte insonne. Era da circa un anno che i quarantotto membri della Commissione più strategica ma anche quella in cui «si lavora davvero» (lo dice con orgoglio un deputato che però si trincera: «Per carità non me lo attribuisca altrimenti sembra che gli altri colleghi sono dei fannulloni») passano la notte in bianco. Ventiquattr’ore chiusi in una stanza, gomito a gomito, mentre il Transatlantico e i corridoi di Montecitorio si svuotano. Per i deputati milanesi c’è la festa di Sant’Ambrogio mentre per gli altri il consueto ponte dell’Immacolata. La Camera è avvolta dal silenzio e i commessi sono le uniche presenze. Mugugni e lamentele per il mancato long week end? Non vi sentite un po’ i secchioni di Montecitorio? La domanda viene spontanea appena Massimo Corsaro, relatore alla Finanziaria, fa capolino dalla Commissione, al termine della maratona notturna. «Neanche per sogno - risponde -. Questa Commissione è la più prestigiosa della Camera e c’è la corsa a farne parte. Di qui passano tutti quei provvedimenti che prevedono un impegno di spesa». Vuol dire che altrove si lavora poco? «Non mi faccia dire cose che non penso. Le altre commissioni si riunisocno una volta a settimana mentre la Bilancio è convocata anche tra due riunioni dell’Aula. Chi decide di farne parte sa che ci sono momenti di gran lavoro che possono anche coincidere con il ponte dell’Immacolata. Ma nessuno se ne lamenta». Nella stanza della Commissione sono tutti presenti i 48 deputati (26 della maggioranza e 22 dell’opposizione) e il clima è da fortino assediato. L’assedio è quello che viene dall’esterno, impalpabile ma non meno incisivo, delle varie lobby che sperano, complice anche la stanchezza dell’esame notturno, di poter aprire qualche breccia nel testo della Finanziaria. Ma la maggioranza ha fatto un lavoro di blindatura della Manovra tant’è che sia il Pdl che la Lega decidono di ritirare le proprie proposte di modifica. I lavori iniziano all’una e trenta di notte di domenica. L’opposizione ha ridotto i suoi emendamenti a circa 200. Si decide di partire con il voto dalprimo emendamento segnalato dall’opposizione, quello per il sostegno alla famiglia. Ma a questo punto comincia il dibattito. «L’obiettivo è parso subito chiaro: l’opposizione voleva creare un caso e arrivare ad accusare la maggioranza di non aver concesso il voto e di far passare un testo blindato» riferisce Corsaro. Mentre dalla buvette arrivano i termos con tè e caffè e vassoi di panini e tramezzini, si alternano a parlare i membri del centrosinistra. La discussione che non entra nel dettaglio dei provvedimenti ma è focalizzata sull’impianto complessivo della Manovra, va avanti fino al mattino. Il relatore e il viceministro all’Economia Vegas spiegano che gli argomenti avanzati dall’opposizione sono validi nel merito ma accoglierli significherebbe fare una scelta di spesa diversa da quella che si è prefissa la maggioranza. La notte, nella discussione, si accorcia. I tempi sono risicati; il testo è atteso in aula mercoledì dopo la pausa dell’Immacolata. Dopo una seduta fiume di quasi sette ore ancora non si comincia a votare. La minoranza quindi, tramite il capogruppo in commissione Pier Paolo Baretta, fa la richiesta di sospendere i lavori per consentire alla maggioranza una riflessione sulla possibilità di accogliere qualche loro proposta, ma il relatore Corsaro respinge la mozione. La temperatura sale con la sinistra che accusa la maggioranza di accettare supinamente le indicazioni del governo mentre Corsaro risponde che «c’è totale sintonia tra maggioranza e governo». Alle 8,30 di domenica mattina la situazione sembra essersi impantanata. L’opposizione si alza e va da Fini per cercare una sponda e fargli presente che la maggioranza non ha accettato nessuna proposta di modifica. Il presidente della Camera però fa presente che il regolamento dei lavori è stato rispettato. L’incontro con Fini non è ancora ultimato che la sinistra fissa uan conferenza stampa dicendo già che intende abbandonare la commissione. Alle 11 l’opposizione abbandona i lavori. Poche dichiarazioni all’uscita e poi via verso la stazione per uno scampolo di ponte. LAURA DELLA PASQUA (IL Tempo) | |
| I PREZZI AL CONSUMO E L’ANNO CHE VERRÀ- Braille News 5.12.09 | |
In Europa, dopo sei mesi, si riaffaccia l'inflazione, con buona pace di chi era certo che la crisi sarebbe sfociata in una spirale deflattiva di rincorsa al ribasso tra propensione all’acquisto e prezzi. E d’inflazione sentiremo parlare anche nei prossimi mesi, perché le Banche Centrali hanno immesso dosi massicce di liquidità e mantengono ai livelli minimi i tassi di riferimento. I primi segnali d’inflazione sono anche il portato delle politiche monetarie espansive dei mesi scorsi e questo è senz’altro un tratto comune a tutti i Paesi dell’area Euro. Ma gli effetti di queste misure comuni saranno differenziati da Paese a Paese, perché diversi sono i meccanismi di trasformazione dello stimolo monetario in crescita reale. È naturale, allora domandarsi che cosa accadrà in Italia, visto che da noi, già durante la crisi, si sono registrate tensioni al rialzo sui prezzi al consumo. I prezzi alla produzione hanno registrato una contrazione significativa seguendo l’andamento della domanda e dell’offerta, la contrazione del prezzo del barile, il rapido aumento degli eccessi di capacità installata, l’intensità delle dinamiche concorrenziali sui mercati interni e internazionali. Al contrario, dal 2007, in Italia per i prezzi al consumo non si sono registrate variazioni al ribasso, nonostante la fiammata inflazionistica che si è osservata sino a tutto agosto 2008. Dopo di allora i ritmi di crescita dei prezzi sono diminuiti, ma senza che si sia mai realizzato un qualche rientro dai livelli di volta in volta raggiunti. Questo scollamento tra andamento dei prezzi alla produzione e andamento prezzi al consumo fa comprendere quanto attuale sia la richiesta di liberalizzazione dei saldi di fine stagione, per promuovere concorrenza, per stimolare la riduzione dei prezzi, per sostenere la domanda delle famiglie e la ripresa del circuito domanda-produzione-redditi. È inaccettabile che, mentre si discute dei vantaggi di componenti flessibili e premiali delle retribuzioni del lavoro dipendente e della flexsecurity, mentre si discute su come rifinanziare gli ammortizzatori contro la disoccupazione in condizioni di emergenza del bilancio pubblico, permangano regolamentazioni corporative, che ostacolano il buon funzionamento dell’economia e rallentano la ripresa. L’inflazione accumulata dal 2007 pesa sulla capacità di spesa delle famiglie, mantiene debole la domanda aggregata, frena la ripresa. Serve un segnale tangibile di consapevolezza e di attenzione. Serve un decreto di liberalizzazione dei saldi di fine stagione. Non si tratta, certo, di una misura di riordino strutturale della distribuzione, né possiamo attenderci che essa possa generare, di per sé, la magia della fiducia e della voglia di spendere. Tuttavia, sarebbe un segnale positivo, di richiamo al significato profondo dei valori della concorrenza e della libertà d’intrapresa. Un segnale che, ne siamo certi, contribuirebbe a far cominciare meglio l’anno che verrà. FABIO PAMMOLLI DIRETTORE DEL CERM(Il Tempo) | |
| TREMONTI E LA SVOLTA DEL POSTO FISSO- Braille News 24.10.09 | |
È stato l’uomo delle «partite Iva». Dell’esaltazione del valore dell’autoimprenditorialità. E non ha esitato ad applicare l’ingegneria finanziaria ai conti pubblici. Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, ha espresso in maniera netta il ritorno alla sua formazione economica originaria e cioè al pensiero socialista: «Solo il posto di lavoro fisso assicura la base sui cui organizzare il proprio progetto di vita e di famiglia». «Non credo che la mobilità di per sé sia un valore» ha specificato Tremonti che ha aggiunto nel suo intervento a un convegno della Banca Popolare di Milano: «La variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità - ha aggiunto il ministro nel suo intervento a un convegno della Banca Popolare di Milano - per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no». Una piroetta ideologica che, resa palese, in realtà parte da lontano. Senza arrivare agli ideali del socialismo riformista sposati nella sua giovinezza politica, già ad aprile del 2008 caduto il governo Prodi e alla fine della campagna elettorale Tremonti aveva esposto più o meno lo stesso concetto: «Difendo la logica del posto fisso. La nostra tradizione è questa. Non accetto un mondo dove la precarietà è segno di modernità». Insomma il cambiamento era allora in nuce. Ma già condensato nel suo manifesto ideologico racchiuso nel libro: «Paura e Speranza. Europa la crisi globale che si avvicina e la via per superarla» giusto in quei momenti uscito nelle librerie italiane. Allora lo tsumani finanziario era appena cominciato negli Stati Uniti e in pochi capivano cosa sarebbe accaduto in Europa. E allora le tesi di Tremonti sulla necessità di etica e di regole nell’economia suonavano ancora come meri esercizi intellettuali. Oggi le sue illuminazioni non sono più guardate con scetticismo. E per un motivo semplice. Nel frattempo a indicare la strada a un nuovo modello di economia è arrivata l’enciclica di Benedetto XVI «Caritas in Veritate». Una prosecuzione ideale e aggiornata della dottrina sociale della chiesa iniziata da Leone XIII nel 1891 con la Rerum Novarum e seguita dalla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Così il disegno che oggi ispira l’azione del ministro Tremonti trova un’ancora ideologica Oltretevere, un punto di riferimento che nella crisi dei valori della società moderna, può rappresentare una proponibile «terza via». FILIPPO CALERI(Il Tempo) | |