| I CINQUANT’ANNI DELLA LACCA- Braille News 10.7.10 | |
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Il suo odore inconfondibile, tra il sintetico e lo sgradevole, entrava in casa il sabato, quando la mamma o la nonna, tornavano dal parrucchiere con le loro belle testine cotonate e assolutamente intoccabili. A tenere in piedi quelle acconciature che il lunedì si «ammosciavano» come un soufflé mal riuscito, era la lacca, lanciata negli anni ’60 da Elnett di L’Oréal Paris. In mezzo secolo di vita, l’icona delle lacche, con il suo look dorato ben riconoscibile, associato di anno in anno a diversi stili e acconciature, da cui l’indimenticabile spot «la lacca delle star, la star delle lacche», ha avuto momenti bui a causa di tagli minimalisti, parrucchieri ambientalisti e acerrimi «nemici» come gel e schiume. Oggi, a 50 anni suonati, grazie alle passerelle della moda è tornata prepotentemente alla ribalta con il solito obiettivo: volume senza limiti e fissaggio. Che la signora bon ton scelga lo chignon, simbolo assoluto di femminilità, o leggere cotonature anti gravità effetto nuvola, o look estremi in puro stile Rockabilly o crespissimi ricci afro, la darling degli hair stylist non può mancare. E c’è chi, come la popstar Amy Winehouse, ne firma una tutta sua, considerata la quantità industriale necessaria per le sue «impalcature», o chi se la fa in casa con acqua e limone. Nei saloni di bellezza o davanti allo specchio del bagno di casa, la Elnett rimane la lacca cult grazie al suo fascino vintage ma all’avanguardia, alla sua capacità di re-interpretarsi, all’inconfondibile bomboletta gold che ha ispirato tanti designers e fotografi da Castelbajac a Lolita Lempicka, da Hartcourt a Inès de la Fressange. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 10.7.10 in edicola | |
| CONFINDUSTRIA STORIA ITALIANA - Braille News 10.7.10 | |
Storia italiana. Classe dirigente. Impresa. Un triangolo al quale è obbligatorio associare una sigla che gli italiani conoscono ma nella stesso tempo ignorano nella sua essenza: Confindustria. Ripercorrere la storia dell’associazione degli industriali è un buon modo per comprendere perché l’Italia è oggi il regno del contrasto: la creatività e il lavoro da una parte, il sistema pubblico e lo Stato dall’altra. Valerio Castronovo è la guida eletta di un viaggio nel mondo delle cose concrete, delle aziende che producono, soddisfano bisogni, esaltano quello che con enfasi sospetta oggi la politica chiama Made in Italy. "Cento anni di imprese. Storia di Confindustria 1910-2010" edito da Laterza è un indispensabile baedaker per chi vuole capire che cosa sia stata ieri e cosa sia oggi l’impresa italiana e l’associazione che la rappresenta. Confindustria non è l’unica sigla del mondo imprenditoriale, ma la Confederazione creata a Torino il 5 gennaio del 1910, dopo un secolo di storia, è ancora quella più forte, autorevole, presente sul territorio. È una rete di alleanze grandi e piccole che in cent’anni ha espresso un pezzo importante della classe dirigente del Paese, certamente quella migliore, più appassionata, realista, pragmatica, liberale in un Paese dove i liberali erano politicamente minoranza, élite incompresa. È la storia di un Paese agricolo che diventa potenza industriale, di un disarticolato sistema corporativo che cerca di farsi nazione, di un’Italia che oltre all’indipendenza politica cercava - e cerca ancora - l’indipendenza economica. Agli albori di Confindustria, questo era un obiettivo comune, bipartisan si direbbe oggi. Come scrive Castronovo, non si poteva "restare potenza di rango minore" e questa missione era condivisa anche da "quasi tutti i rappresentanti della Sinistra costituzionale". È un tempo lontanissimo di cui, in un certo senso, forse bisognerebbe cogliere lo spirito costruttivo di cui oggi c’è grande bisogno. Scorrere il libro significa immergersi in un flashback di nomi e famiglie, i protagonisti di quel capitalismo familiare sul quale - bene o male - l’Italia s’è appoggiata in assenza di una politica forte e stabile. Mi ha colpito molto rileggere, per esempio, le traversie del governo Nitti nei primi anni del Novecento: già allora l’industria italiana sentiva l’inadeguatezza degli esecutivi, la fragilità delle maggioranze, non si fidava dei progetti di "finanza democratica", non poteva accettare i disegni di inasprimento fiscale sui redditi più elevati. D’accordo, era un altro mondo, ma se ci fate caso, il terreno di discussione tra industria e politica, proprio in queste ore, cent’anni dopo è sempre quello. E più si va avanti a leggere le pagine iniziali del libro, più le assonanze sono forti. Sentite cosa diceva Gino Olivetti, segretario generale di Confindustria: "La classe industriale è sempre stata ritenuta come parte della classe dirigente ed accomunata ad essa. In realtà gli industriali - ed è questo il loro gravissimo torto - si sono sinora astenuti dal prendere parte attiva alla vita pubblica. Essi non hanno diretto nulla: non hanno nemmeno esercitato l’influenza della loro competenza in quelle nuove branche dell’attività statale in cui potevano veramente essere utili". Fu fondato il "Partito liberale economico" elesse i suoi sei rappresentanti a Montecitorio, ma proprio nel momento in cui la premonizione di Giolitti si avverò: il blocco liberal-costituzionale aveva perso la maggioranza in Parlamento per effetto della riforma elettorale. La sconfitta del pensiero liberale nel nostro Paese parte da quell’esperienza. Intuizione giusta, contesto sfavorevole. Cent’anni dopo, siamo ancora alla ricerca di un partito che sia depositario vero delle esperienze degli imprenditori. I contenitori che si sono via via succeduti nel corso dei decenni hanno di volta in volta assecondato questo o quel disegno di Confindustria, mai però in modo continuo, organico, coerente. Opportunismo e circostanza. Ne è conseguito un affievolirsi dell’impegno pubblico e la riduzione a "testimonianza" della presenza in Parlamento di tanti industriali, anche di quelli blasonati. Gianni Agnelli, con il suo programma da "principe illuminato" fu il primo a parlare di riforme strutturali. La presidenza di Confindustria auspicava un "nuovo patto sociale dopo quello del 1945", così l’Avvocato evocava la Liberazione ma denunciando contemporaneamente "l’irresponsabile contestazione dell’impresa e del profitto". Agnelli parlò nell’Italia di Aldo Moro e Amintore Fanfani di "un clima di sfiducia e paura". I suoi discorsi ai due "cavalli di razza" della Dc non piacquero Leggi tutto l’articolo su Braille News del 10.7.10 in edicola | |
| L’INTERVISTA A PAOLO PORTOGHESI LABIRINTO MONTECITORIO –Braille News 3.7.10 | |
«Montecitorio? È il palazzo per eccellenza. Del potere, sì. Ma anche l’espressione più grandiosa del barocco. Con dietro tante storie, tra antichità, papi, onorevoli e umori romaneschi». Paolo Portoghesi, l’architetto più capitolino, ci prende per mano e ci porta nel labirinto-Montecitorio. Sono finiti da poco gli ennesimi restauri e lui gli ha dedicato due volumi editi da Electa. Ma non percepisce la sede della Camera solo come oggetto di studio. Portoghesi, Montecitorio per lei è un sentimento? È l’edificio che da bambino mi colpì di più. Mi fissavo a guardare le scogliere, le rocce che increspavano, come in uno scherzo, le parti laterali, le soglie delle finestre. La più bella invenzione del Bernini. Il miscuglio di natura e architettura. Come Fontana di Trevi di Salvi. Adesso è una cittadella che coccola i deputati. Con sauna, barbiere, banca, poste, ristorante. Un labirinto... Beh, l’impressione si ha nei sotterranei, o negli ambienti superiori. Inevitabile, se si pensa alla molteplicità delle funzioni. Però la parte nuova, quella di Ernesto Basile, ha un impianto semplice. Ed è un capolavoro del ’900, specie nell’aula, col lucernaio liberty che illumina dall’alto. Invece piace poco. I romani lo chiamano affettuosamente "il croccante", causa il color biscotto dei mattoni. Ma arricciare il naso per l’eclettismo di Basile significa non aver capito. Ce lo dica lei, l’intento dell’architetto. Fare del Parlamento un edificio non romano. Bisognava rispettare lo spirito di tutta l’Italia, non di quella che era stata l’urbs, o la città dei papi. Dall’altro lato la parte antica. Col marchio dei nobili e dei pontefici. Fu commissionata nel 1653 dai Ludovisi. Un palazzo gentilizio. Bernini inventò i due corpi laterali arretrati: sembrano tirarsi indietro per accogliere gli ospiti. Poi l’allievo Carlo Fontana lo trasformò in Curia Innocenziana. Il tribunale del Papa. Nel ’700 dal balcone venivano comunicati i numeri del Lotto. Un altro snodo del legame forte della città con Montecitorio. Il Mons Citorium dove gli antichi andavano a votare. E il cerchio si chiude. Tanta storia sepolta sotto. Emergono aspetti nuovi? Puntualizzazioni, grazie agli studi promossi negli ultimi anni proprio dai politici che ci stanno dentro. Per esempio la vicenda della colonna dedicata ad Antonino Pio, che molti confondono ancora con quella di Marc’Aurelio, nella vicina piazza. Stava proprio sotto Montecitorio, fu recuperata in pezzi ai tempi di Innocenzo XI. Una parte è in Vaticano, nel cortile della Pigna. Il resto fu smembrato e impiegato altrove. La faccenda attizzò l’odio contro il figlio del Fontana, incaricato di tirare fuori i reperti. Sa, Roma è pettegola». Leggi tutto l’articolo su Braille News del 3.7.10 in edicola Zucca o patata? In ogni caso, bitorzoluta. È l’ultima conferma arrivata dallo spazio sulla forma del nostro pianeta. Lo rivelano le immagini del satellite Goce (acronimo in inglese di Gravity field and Steady State Ocean Explorer), che da più di un anno - il suo lancio è avvenuto nel marzo 2009 - tiene sotto osservazione la Terra da 250 chilometri di altezza, rispetto ai satelliti tradizionali che si trovano a 400 chilometri di distanza. Dalla mela di Newton si è passati agli ortaggi per definire l’azione della gravità sul geoide terrestre. I dati sono stati diffusi in Norvegia, a Bergen, nel corso del primo convegno sul programma «Living Planet» dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, che segna un cambiamento di strategia nello studio del pianeta blu. Goce fa parte di una serie di piccoli satelliti, detti Earth explorer, in orbita con singole finalità, piuttosto che con scopi omnicomprensivi, come prevedeva la vecchia politica. In questo caso, il nostro «amico» spaziale fornisce risultati dettagliati sul campo gravitazionale terrestre che determina le irregolarità in superficie. Variazioni minime, dell’ordine di poche centinaia di metri. Proprio la sua vicinanza al Globo rispetto ai primi satelliti ha permesso di definirne la mappatura con una precisione nelle misure mai raggiunta prima. Che la Terra non fosse perfettamente sferica, infatti, già si sapeva da qualche decennio. Se così fosse, il peso di un corpo sarebbe lo stesso in qualsiasi punto della superficie. In realtà, lungo un parallelo il peso corporeo subisce piccole variazioni a seconda della quota sul livello del mare, della presenza o meno di caverne sotterranee, di bacini idrici o in base al surriscaldamento del materiale al di sotto della crosta terrestre. La forma del geoide dipende proprio dalle variazioni del campo gravitazionale in base a questi fattori. A rivelare per primo le irregolarità del «mappamondo» è stato il satellite Lageos, già negli anni Ottanta. Poi fu la volta di Grace, che aggiunse ulteriori dettagli alla classica immagine della Terra schiacciata ai Poli. L’ultimo arrivato, Goce, riesce a ricostruire variazioni del geoide a bassa lunghezza d’onda. Questo consentirà di capire tutti quei fenomeni legati alle spinte gravitazionali, come la circolazione delle correnti oceaniche che scaldano il pianeta o l’assottigliamento dei ghiacci e i mutamenti climatici in generale. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 3.7.10 in edicola | |
| LO SCHIAVISTA GARIBALDI- Braille News 15.5.10 | |
Sono partiti da Quarto. Lo abbiamo solennemente ricordato anche l’altro giorno. Ma partiti chi? I Mille. Che tipi erano i Mille? «Tutti di origine pessima e per di più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto». Quale leghista secessionista può infangare in questo modo la gloriosa ed eroica spedizione? Non ci si crederà, ma la risposta è: nessun leghista. Giuseppe Garibaldi in persona. Viene da dire: da che pulpito! Sì, perché Garibaldi, fra le tante liberazioni compiute, è stato anche commerciante di schiavi. Solo che nessuno lo sa. Lo stesso Garibaldi ha costruito passo dopo passo il proprio mito raccontando nelle Memorie i particolari della sua vita leggendaria. Sappiamo così tutto su come sbarcasse il lunario in America Latina, dopo la fine della rivoluzione quarantottina. Sappiamo che nel 1854 capitanava una nave di nome Carmen, che faceva la rotta Callao-Canton; conosciamo i giorni di traversata, l’approdo esatto, il carico di guano. Non sappiamo cosa trasportasse nel tragitto di ritorno: scaricato il guano, con cosa riempiva la nave? Alla perdita del dettaglio rimedia l’amico armatore, il ligure Pedro Denegri, che racconta: «M’ha sempre portato i cinesi nel numero imbarcato e tutti grassi e in buona salute; perché li trattava come uomini e non come bestie». Il libro che narra l’episodio (La vita e le geste di Giuseppe Garibaldi, scritto da Vecchj e pubblicato da Zanichelli) ha avuto una sorte curiosa: è scomparso da tutte le biblioteche. Io ne posseggo un esemplare raro, acquistato in una biblioteca antiquaria. Descritto come novello Cincinnato che, dopo le eroiche gesta, torna alla sua Caprera, "l’anima candida" di Garibaldi di Cincinnato aveva poco. Il fiume di denaro che accompagna la conquista del regno d’Italia a favore Leggi tutto l’articolo su Braille News del 15.5.10 in edicola«IO, AGENTE LETTERARIO, TRA GLI STAND A PIAZZARE NUOVISSIMI SCRITTORI»- Braille News 15.5.10
La svolta la segnò «lo sciacallo», o, per molti altri, lo «squalo». Andrew Wylie, l’agente letterario più famoso del mondo (nella sua scuderia Saul Bellow, Philiph Roth, Salman Rushdie, ma anche Calvino, piazzato in America). Wylie stabilì un principio: che alla firma del contratto l’editore dovesse versare un anticipo allo scrittore. «Perché in venticinque anni di attività - ama dire - ho visto tanti autori senza casa o automobile. Invece hanno diritto a una vita decorosa». In Italia la figura dell’agente letterario è molto meno presente che negli States. E la maggior parte di loro sono a Milano. «Eppure hanno un ruolo importante per chi scrive - osserva Fiammetta Biancatelli dell’editore Newton & Compton - facilitano i rapporti con la Casa che pubblica, vigilano sul contratto. Da parte nostra ci rivolgiamo agli agenti quando vogliamo pubblicare titoli stranieri». A Roma il decano di questa figura di «maieuta» è Bruno Fontana, de «Il segnalibro». «Ho cominciato venti anni fa nella Capitale - racconta a Il Tempo - mentre a Milano prendeva vita l’omologa Grandi & Associati. Avevamo capito che, da intermediari esperti, potevamo essere utili al mercato. Ma mentre poi la maggior parte delle agenzie ha preso ad occuparsi di autori affermati, vendendoli all’estero o seguendo il passaggio da una casa editrice all’altra, io preferisco scovare nuovi autori. E trovare loro una strada». Insomma, fa il talent scout? «Proprio così. A "Il Segnalibro" scremiamo i testi che possono interessare e indichiamo all’autore come migliorarli. Portiamo insomma un libro a essere, diciamo noi, "maturo" per la pubblicazione. A questo punto lo proponiamo a un editore in modo mirato. Ovvero facciamo in modo che vada sulla scrivania giusta, o dove c’è la collana adatta. … Leggi tutto l’articolo su Braille News del 15.5.10 in edicola | |
| SE SEI SQUATTRINATO NIENTE AMANTE IL TRADIMENTO NON È DA PROLETARI Braille News 1.5.10 | |
| Diremo il peccato ma non il peccatore. Tanto tempo fa, in un qualunque giornale italiano, un redattore fece taroccare l’oroscopo di un determinato segno. Ordinò al proto, che batteva a macchina le previsioni del mago, di cambiare il vaticinio del giorno dopo, in modo tale che la donna che accendeva il suo desiderio potesse leggere la frase: "è l’ora delle grandi decisioni. Dite sì a chi vi ama con coraggio e trasporto". Il tapino non ne poteva infatti più: si era svenato con ogni mezzo, in un profluvio di omaggi floreali, gioiellini che ti sbriciolano la busta paga, proposte di romantici weekend adulterini, con biglietti prepagati. Perché il Nostro era sposato, ovviamente, e doveva muoversi con la massima cautela. Alla fine si ritrovò con le tasche che risuonavano di echi più delle grotte di Postumia, ed esasperato si decise per la trovata dell’oroscopo. Ma il destino ci mise sopra la sua zampa perfida e pelosa: quel giorno, per un contrattempo, la signorina non comprò il quotidiano e non lesse quella previsione "personalizzata". Adieu amour fou. Forse fu meglio così: la passione quasi sempre acceca, e troppo spesso conduce alla bancarotta. Il saggista Henry Mencken sosteneva che "l’adulterio è la democrazia applicata all’amore". Mica vero: certi lussi puoi concederteli solo se hai risorse (economiche, non ormonali) da sprecare. Ce lo ricorda il nuovo film di Silvio Soldini, "Cosa voglio di più": ti ritrovi in una vita che ti sta stretta, sogni altro, avverti un brivido, e ti presentano un conto - umano e finanziario - impossibile da onorare. Eppure, anche in tempi di crisi globale, la nostra società resta basata sul sotterfugio sentimentale. Il tradimento sembra esserne un pilastro. Già duemila anni fa Giovenale notava che "in molti casi un amante ha salvato un matrimonio che stava naufragando", e allora chi può si industria per mettere le corna al legittimo consorte, sperando di non finire travolto da un crack personale come a Wall Street nel ’29. Bisogna avere talento, però: chi sospetta ti smaschera con un niente. Hai voglia a mettere camicie di ricambio nel bagagliaio, a coprire i profumi femminili con una spruzzata del tuo aftershave giusto prima di rientrare ("Perché ti sei fatto la barba alle nove di sera, maritino?", "Per non graffiarti quando poggio la guancia sulla tua, tesoro"); ad evitare rossori ed ecchimosi che quella panterona dell’amante clandestina vuole lasciarti addosso, a mò di timbro, peggio di una campionessa di sumo. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 1.5.10 in edicola | |
| L’ARCA DI NOÈ RISORGE | DAI GHIACCI Braille News 1.5.10 |
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L’Arca di Noè sembra risorgere dalle nevi eterne dell’Ararat. Non è la prima volta che viene annunciata la clamorosa scoperta della nave-rifugio che salvò Noè con la sua famiglia e la fauna del pianeta dal Diluvio universale. Alla quinta spedizione sulle vette del gigante Agri Dagi, come viene chiamato dai turchi, un gruppo di ricercatori composto da esperti turchi e cinesi afferma di aver ritrovato la biblica Arca di Noè. L’incredibile scoperta sarebbe avvenuta a 4000 metri di altitudine, vicino al confine iraniano. I ricercatori avrebbero trovato una vecchia struttura in legno, ricca di ampi scomparti utilizzati, forse, per ospitare gli animali durante il Diluvio Universale. A parlare della scoperta all’agenzia turca Anadolu è stato il documentarista cinese Yang Wing Cheung. «Non è sicuro al 100 per cento che è l’Arca, ma pensiamo che lo sia al 99,9 per cento - ha detto Cheung - . Proprio per questo abbiamo già contattato il governo turco sia per chiedere la protezione dell’area sia per avviare gli scavi. Inoltre chiederemo all’Unesco di inserire questa regione nella sua lista del patrimonio dell’umanità». In questo caso, tuttavia, le precauzioni non sono mai troppe. Non è infatti la prima volta che un gruppo dice di aver ritrovato l’Arca sull’Ararat, la montagna più alta della Turchia, dove, secondo quanto narra il libro della Genesi, si sarebbe arenata. L’ultimo di questi falsi scoop è del 2007, a opera dell’esploratore e archeologo turco Ahmet Ertugrul, il quale trovò a 4200 metri di altezza una larga struttura di legno situata in una grotta. Alla fine, gli studi esclusero che si trattasse della biblica arca; tuttavia quella barca permise al ricercatore di farsi un bel po’ di giretti nelle tv di tutta Europa. La scoperta questa volta è appannaggio di una spedizione di cinesi e turchi di fede evangelica. Gli esploratori dicono di aver recuperato dei campioni di legno da una struttura sul Monte Ararat nella Turchia orientale che secondo l’esame al carbonio 14, risalirebbero a 4800 anni fa. La datazione che colloca i resti nel periodo del diluvio. La leggenda vuole che l’Arca di Noè sia ancora sulla montagna, come riferito da alcuni viaggiatori, tra cui Marco Polo. La ricerca dell’arca del diluvio ha visto molti esploratori avventurarsi sul monte Ararat, tra loro l’astronauta James Irwin e l’ingegnere italiano Angelo Palego. Una delle tante stranezze che alimentano i misteri sull’Ararat e l’Arca di Noè sono le immagini aeree che evidenziano uno strano oggetto non identificato sulla cima della montagna. Alcuni studiosi ipotizzano essere i resti dell’Arca di Noè. L’oggetto, fotografato la prima volta nel 1949 da un’aereo spia americano che sorvolava il confine tra Turchia e Unione Sovietica, è conosciuto con il nome di Anomalia dell’Ararat. L’immagine si ripropone uguale anche in anni successivi, ripresa da aerei di varie nazioni. Anche le foto dai satelliti mostrano la medesima stratificazione così da dare impulso alle spedizioni, non solo di archeologi, ma di cacciatori di tesori all’inseguimento di gloria. Scese in campo anche la Cia che studiò con attrezzature sofisticate le immagini aeree. Il rapporto finale dell’agenzia di intelligence Usa spiegherà che l’anomalia è «costituita da strati lineari di ghiaccio coperti da ghiaccio e dalla neve accumulati di recente». La collocazione dell’arca sul monte Ararat deriva direttamente dalla Bibbia. Nel racconto della Genesi che parla del diluvio universale viene riferito: «E nel settimo mese, il decimosettimo giorno del mese, l’arca si fermò sulle montagne di Ararat. E le acque andarono scemando fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le vette dei monti». Il diluvio universale è una narrazione comune a tutte le civiltà. I greci collocano il mito tra l’Etna e la Tessaglia. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 1.5.10 in edicola | |
| SU ROMA LA LUCE DEGLI EMILI– BRAILLE NEWS 24.4.10 | |
Roma capoccia è un tramonto al Foro Romano, sulla spianata della basilica Emilia, che celebra i fasti della più antica famiglia dell’Urbs. È la sera finalmente tiepida e le antichità che il mondo ci invidia illuminate mentre avanza la notte. Il Natale di Roma, il compleanno numero 2763 della caput mundi, non poteva cominciare meglio. Perché non soltanto la basilica Emilia ha aperto le porte per una mostra che recupera il suo fregio di marmo, da tempo invisibile al grande pubblico. Ma è stata anche illuminata con led, luce suggestiva che fa risaltare il mosaico marmoreo del pavimento e lo scatto verso l’alto delle colonne.Un evento, salutato tra gli altri dal sottosegretario Giro e dal sindaco Alemanno. E l’avvio di un programma di illuminazione dei Fori che la capitale da troppo attende. Entro l’anno, già forse dopo l’estate, come è nelle intenzioni del sovrintendente archeologico di Roma Giuseppe Proietti, tutti i monumenti che spiccano lungo la Via Sacra, dal Campidoglio all’Arco di Tito, saranno illuminati. «L’anno dopo, il centocinquantesimo dell’Unità, toccherà al Palatino - anticipa Giro - Ho avuto un incontro con il presidente dell’Acea Giancarlo Cremonesi. L’obiettivo è arrivare a un’illuminazione stabile e rispettosa delle nostre antichità secondo il progetto dell’architetto Piero Castiglioni che ha già lavorato alla Gare d’Orsay, a Palazzo Grassi e a Brera. E pensiamo anche alle cupole del Borromini. Roma è una delle capitali peggio illuminate di notte. Bisogna invertire la rotta». Ma che cosa racconta la Basilica degli Aemilii? I rilievi del fregio, in parte esposti al Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo, ma ora finalmente riuniti nella vicina Curia Iulia, ripercorrono la storia delle origini dell’Urbs. Il ratto delle Sabine da parte dei rudi uomini di Romolo, prima di tutto. Poi, la punizione di Tarpea, la vergine vestale che sperando in una ricompensa in gioielli aveva aperto ai Sabini le porte della città. E per questo fu punita dagli stessi Sabini e seppellita con i loro scudi. Dagli anni più lontani, dalla vicenda di un nucleo abitato da gente fiera e feroce ancorché di mitiche origini, al consolidamento del regno, ancora in un’aura leggendaria. La gens Aemilia discende dal re Numa Pompilio e nel periodo repubblicano si rafforza. La Basilica che domina il Foro è del 179 avanti Cristo, dunque fu costruita dieci anni dopo l’impresa della via Emilia, la strada che collegava Rimini con Piacenza e altre due arterie romane: la Flaminia, consolare che partiva da Roma e appunto a Rimini terminava, e la via Postumia, che da Piacenza giungeva in Veneto. È l’opera che dà immortalità al console Marco Emilio Lepido. E il trionfo dei patrizi che discendevano da uno dei sette re è testimoniato dalla costruzione della Basilica Aemilia. Che segna un cambiamento nell’uso di questi edifici tanto centrali nella civiltà romana. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 24.4.10 in edicola | |
| KEATS LETTERE E MISTERO DA PIAZZA DI SPAGNA- Braille News 27.3.2010 | |
Il più romantico degli scrittori inglesi nel più romantico degli scorci romani. John Keats e Trinità de’ Monti. Dove trascorse gli ultimi giorni di una vita breve e appassionata, inseguendo Bellezza e amore. Il poeta morì di tubercolosi, a 25 anni, nella casa presa in affitto su invito di Shelley al numero 26 di piazza di Spagna, - tre piani e le persiane in legno - che accompagna la scalinata più famosa del mondo. Dietro quelle finestre, dalle quali si affacciò dal novembre 1820 al febbraio 1821, Keats scrisse l’ultima lettera: «Ho la continua sensazione che la mia vita reale sia finita, e che io stia vivendo un’esistenza postuma». E a Severn, l’amico che era la sua ombra: «Riesco appena a dirti addio, anche per lettera. Sono sempre stato impacciato nel fare gli inchini». Ricostruisce il commiato e rilancia l’autore di versi melanconici ed eroici, che l’aria mite di Roma non riuscì a salvare dal mal sottile, la biografia di Elido Fazi, «Bright Star», stella splendente. Caduca fulgida meteora. Il titolo riprende le parole di un sonetto ed è anche quello del film su Keats di Jean Campion, che in Italia uscirà a giugno ma che ha già incantato allo scorso Festival di Cannes. LIDIA LOMBARDI Leggi tutto l’articolo su Braille News del 20.3.10 in edicola! | |
| BEATA LUSSURIA– Braille News 20.03.2010 | |
Ne ha rovinati pochi la lussuria: la storia dell’umanità sembra un elenco di potenti e popolani, uomini e donne, giovanissimi e vecchietti che si sono inguaiati per quel... peccatuccio. Da Adamo ed Eva (e sì, perché dietro la storia della mela si cela sicuramente qualcosa di lussurioso) a Giulio Cesare (chiamato il marito di tutte le romane e la moglie di tutti i romani) non c’è nessuno, ma proprio nessuno che non abbia passato un brutto quarto d’ora per questioni, chiamiamole, di cuore. Quello che l’intera umanità si chiede è a chi sia venuta in mente l’idea di inserire l’inclinazione ai rapporti dominati dalla carnalità tra le cose che sarebbe meglio non fare. Questa domanda se l’è posta Cleopatra e non s’è mai data una risposta. Se l’è fatta, per ben sei volte, Enrico VIII, che, alla fine, ha preferito spezzare in due l’Europa piuttosto che accettare suggerimenti che non gli garbavano. Insomma qui c’è da decidersi: la lussuria è un basso istinto da reprimere o un segno di buona salute? È roba da rogo o il passatempo delle menti colte? È peccato capitale o un segno distintivo di indipendenza e libertà? Cerca di dare una risposta a queste domande, propendendo un po’, sembra, per la seconda ipotesi, il filosofo Giulio Giorello, con «Lussuria - La passione della conoscenza», edito da Il Mulino, 200 pagine, 15 euro. La copertina del bel volumetto sfoggia una gamba di donna, con calza a mezza coscia e reggicalze, così, tanto per ricordarci che la parola «lussuria» è femminile. E non è un caso. In una foresta di citazioni, richiami e accostamenti emerge la tesi del saggio: la lussuria è una manifestazione di energia, di potenza e, infine, di amore per la vita. Tra i personaggi che appaiono nel libro alcuni decisamente insospettabili, tra questi Dante Alighieri che al Peccato Capitale dedica un girone del suo Inferno. E Giorello non perdona. Dante sarà stato pure un censore, politico raffinato promotore della teoria dei due soli, ma di lussuria se ne intendeva. E di certi argomenti non si può dibattere in modo puramente teorico. ANTONIO ANGELI Leggi tutto l’articolo su Braille News del 13.3.10 in edicola! | |
| QUESTI FANTASMI A ROMA ECCO DOVE INCONTRARLI– Braille News 13.3.10 | |
Le due ampolle di vetro con gli spiritelli di due trapassati che sarebbero state vendute all’asta in Nuova Zelanda a 1450 euro l’uno (appartenevano a una certa signora Avie Woodbury di Christchurch che sostiene di averli catturati in casa sua grazie all’aiuto di un esorcista) fanno tornare alla memoria i barattoli di aria di Napoli sottovuoto che, tempo fa, si vendevano nella città partenopea. Un successone: nessuno si pose mai la domanda se contenessero, o meno, quello che pubblicizzava l’etichetta. Che la ghostbuster neozelandese abbia realmente imprigionato i due fantasmini (trattasi di un anziano vissuto negli anni Venti e di una bimba dispettosa) nell’acqua benedetta delle ampolle è, a questo punto, ininfluente. Le presenze ectoplasmatiche, per tutti, stanno realmente lì in perenne galleggiamento. Ne siamo convinti soprattutto noi romani abituati da sempre a convivere con «certe presenze». Roma è una città che vanta trenta secoli di fantasmi e sono tanti gli ectoplasmi che ancora svolazzano sugli amati colli! Se non fosse così come spiegare allora, quei brividini che corrono lungo la schiena quando passiamo su Ponte Sant’Angelo? Dalle pietre antiche sembrano alzarsi i lamenti dei condannati a morte; ogni notte dell\'11 settembre, poi, anniversario della sua esecuzione, il fantasma di Beatrice Cenci passeggia nervosamente sul ponte. Davvero un luogo di disgrazie. Durante il Giubileo del 1300 duecento pellegrini vi persero la vita. Una carneficina, causata da un asino imbizzarrito. E se vogliamo andare ancora più indietro nel tempo, cioè al 410 d.C., ricordiamo il visigoto, al seguito di Alarico, che giunto avanti alla mura di Roma, rimase colpito dalla bellezza della città. Fu lì che decise di difenderla (dai suoi) e non distruggerla. Questo gli costò la morte. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 13.3.10 in edicola! | |
| PARTO INDOLORE PER LEGGE- Braille News 6.3.10 | |
Il parto indolore, richiesto da tutte le donne, ancora oggi è una tecnica poco diffusa, forse per il prevalere di antichi pregiudizi, ma sicuramente per la mancanza di fondi e di leggi adeguate. La moderna analgesia epidurale, che consente appunto la nascita di un bimbo senza che la madre provi dolore alcuno, mantenendo allo stesso tempo la sensibilità e la capacità di muoversi, è offerta soltanto da una minoranza degli ospedali: solo il 16% delle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate italiane. Eppure il parto senza dolore è un diritto, sancito nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Tra le regioni più ben disposte ci sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Adesso questa millenaria limitazione sta per essere abbattuta e una nuova prospettiva si apre per tutte le donne. Cominciamo intanto a spiegare cosa significa esattamente analgesia peridurale. Partendo a livello della regione lombare e utilizzando un ago apposito, si raggiunge lo spazio epidurale, formato dal tessuto grasso che riveste le fibre nervose, le quali trasmettono il dolore del travaglio. In questo spazio ridotto è situato un tubicino di materiale plastico (detto "cateterino") il quale consente ampia libertà di movimento alla partoriente e che sarà rimosso a parto avvenuto. Attraverso il "cateterino" sono iniettati, quando è necessario e anche per più volte, tutti i farmaci per la sedazione, Questa tecnica non è dolorosa perché è preceduta da un’anestesia locale e può essere eseguita in pochi minuti. Il posizionamento del cateterino e i farmaci utilizzati non causano alterazioni al bambino. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 6.3.10 in edicola! | |
| DELL’UTRI: «I MISTERI DELL’ENI IN UN INEDITO DI PASOLINI» - Braille News 6.3.10 | |
«Sono quindici pagine inquietanti. Con feroci accuse a Cefis. Se avrò la conferma dell’autenticità, allora ci troviamo di fronte a materiale che scotta». Il senatore Marcello Dell’Utri, da topo di biblioteca, da raffinato bibliofilo qual è, gongola per l’ennesimo colpaccio, giunto a tre anni dall’acquisizione dei Diari di Mussolini e a qualche settimana dell’acquisto per la Biblioteca di via Senato, il gioiello al quale tiene di più, dell’Archivio di Curzio Malaparte. E adesso? Adesso ha tra le mani carte pesanti. Un Pasolini inedito, più importante per la storia d’Italia - per la zona buia dei misteri mai risolti - che per quella letteraria. È il capitolo mancante del romanzo «Petrolio», al quale l’intellettuale friulano stava lavorando prima della notte fatale all’Idroscalo di Ostia e che è stato pubblicato postumo da Einaudi. Alla scoperta Dell’Utri ha appena accennato a Milano, annunciando la XXI mostra del libro antico. E ora racconta a Il Tempo alcuni retroscena del suo «colpaccio». Senatore Dell’Utri, insomma che cosa ha in mano? Pagine di quello che dovrebbe essere il capitolo mai stampato di "Petrolio". Credo sia stato rubato dallo studio di Pasollini, dopo la sua morte. Perché usa il condizionale? Leggi tutto l’articolo su Braille News del 6.3.10 in edicola! | |
| LA MODA È A ROMA - Braille News 27.2.10 | |
La moda a Roma? Non c’è partita né competizione. A giocarsela ci sono Milano, New York, Parigi. Parola del patron del gruppo Tod’s, Diego Della Valle. Che, per carità, ribadisce: la capitale è una «città stupenda» ma se si parla di business, di leadership del sistema moda, allora le sfilate capitoline si ritrovano a fare la parte della Cenerentola. L’intervento del padrone della Fiorentina, ieri mattina a «La telefonata», la rubrica di Maurizio Belpietro all’interno di Mattino Cinque, non ha lasciato indifferente il mondo dell’alta moda romana. «Le nostre sfilate non sono un fatto solo cittadino - spiega il maestro Fausto Sarli, icona dell’haute couture - Noi esportiamo e vendiamo in tutto il mondo. Siamo sui giornali, sulle riviste specializzate, su internet. La manifestazione organizzata da AltaRoma sta crescendo, insieme con l’interesse internazionale. Certo va potenziata e incentivata ma qui non si organizza certo una semplice festa in famiglia. Bisogna fare forza comune, Roma deve continuare a essere il punto di riferimento per l’alta moda all’interno di un sistema moda Italia che comprende Milano per il pret a porter e Firenze per l’uomo». Ma la sinergia, Della Valle, la vede tutta e solo milanese. E se la prende ancora con gli stilisti che hanno stravolto il calendario delle sfilate meneghine per far piacere al potente direttore di Vogue America, Anne Wintour. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 27.2.10 in edicola! | |
| APPUNTI DI STILE- Braille News 20.2.10 | |
| Diavolo-Wintour colpisce ancora. La potentissima direttrice di Vogue America, interpretata al cinema da Meryl Streep, ha telefonato agli stilisti in passerella a Milano a fine mese e ha comunicato di non avere alcuna intenzione di restare nel capoluogo lombardo una settimana intera. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 20.2.10 in edicola!
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| ASPETTANDO LA SINDONE- Braille News 20.2.10 | |
Prosegue l’antica diatriba tra scienza e fede sulla Sacra Sindone. Ora, alcune tracce di scritte impresse sul telo della Sindone riemergono alla luce come prova, secondo la studiosa Barbara Frale, che l’antico sudario risalga agli inizi del primo secolo e vi fosse stato avvolto un uomo chiamato Gesù Nazareno. Nel saggio «La Sindone di Gesù Nazareno», l’officiale dell’Archivio segreto vaticano, Frale, ricostruisce e decifra delle scritte in greco, latino ed aramaico, già emerse nel 1978 esaminando alcuni negativi fotografici. Nel libro, la studiosa si muove nel terreno dell’archeologia e della paleografia, con un lavoro di confronto e deduzioni, per rilevare una dicitura che parla di un uomo, «Gesù Nazareno», che nell’anno 16 dell’impero di «Tiberio», una volta «deposto sul far della sera», dopo essere stato condannato «a morte», da un giudice romano «perché trovato» colpevole di qualcosa, viene avviato a sepoltura con l’obbligo di essere consegnato ai familiari solo dopo un anno esatto. Leggi tutto l’articolo su Braille News del 20.2.10 in edicola! | |
| EXTRA-APPUNTI DI STILE - Braille News 13.2.10 | |
Antipioggia, antiodore, antibatterici. Ecologici, usa e getta, tecnologici. Fino ad oggi ne avevamo visti davvero di tutti i tipi ma di tessuti antiproiettile non avevamo ancora sentito parlare. Ed ecco che arriva la novità da un sarto colombiano che, neanche a farlo apposta, si chiama Miguel Caballero. Il suo pare sia già un business miliardario perché i suoi abiti sono capaci di proteggere chi li indossa da colpi di arma da fuoco, anche sparati a distanza ravvicinata. La rete televisiva americana Cnn si è incuriosita al fenomeno ed è andata ad intervistarlo. Caballero, dopo aver dichiarato che il suo mestiere consiste nell\'unire il bisogno di sicurezza crescente in tutto il mondo con il desiderio naturale di vestirsi bene, ha fatto indossare al giornalista uno dei suoi vestiti e gli ha sparato addosso senza alcuna conseguenza. Gli abiti del sarto colombiano sarebbero richiestissimi da uomini politici di tutto il mondo, cantanti rap, e da tutti coloro che temono per la propria incolumità. Il cliente più illustre? Pare sia Barack Obama: c’è chi giura che il giorno del giuramento alla Nazione indossasse proprio un abito made in Caballero. KATIA PERRINI(Il Tempo) | |
| BOTTICELLE, LE NUOVE NORME RESTANO SOLO SULLA CARTA- Braille News 6.2.10 | Microchip per tutti i cavalli, visite mediche per stabilire l’idoneità, registro delle attività giornaliere, pronto soccorso con assistenza 24 ore su 24, ambulanza adibita a soccorso per i cavalli, nuove stalle al Galoppatoio di Villa Borghese, dispositivi catarifrangenti sul pettorale degli animali, realizzazione di una targa da apporre alla carrozza, così come previsto dal codice della strada e indicazione di percorsi e aree di sosta, l’alternativa di convertire la licenza o di optare per una nuova, rivoluzionaria "botticella elettrica". E l’apertura di un tavolo per valutare l’introduzione di una tariffa fissa. È il nuovo regolamento sulle botticelle, presentato il 4 marzo scorso in Campidoglio dal sindaco Alemanno, dall’assessore all’Ambiente, Fabio De Lillo, alla presenza del sottosegretario a Welfare e Salute, Francesca Martini. La delibera con il nuovo regolamento è stata invece approvata il 20 luglio con 33 voti favorevoli, un contrario e un astenuto. Da quel momento si sarebbero dovuti indicare i percorsi entro novanta giorni e la realizzazione delle targhe entro sei mesi. Peccato però che, a quasi un anno dalla presentazione e a sette mesi dall’approvazione definitiva, resti ben poco di quelle "dieci regole" che avrebbero rivoluzionato le botticelle romane. A fare una verifica sull’applicazione del regolamento, il presidente della commissione capitolina alle Politiche ambientali, Andrea De Priamo. Di fatto, l’unico documento concreto è una memoria di giunta approvata pochi giorni fa sulle botticelle elettriche. «Ho inviato una lettera per sollecitare l’applicazione del regolamento - spiega De Priamo - soprattutto in previsione della prossima estate, quando rischiamo di ritrovarci a combattere con i problemi legati al caldo e al lavoro di questi animali. L’obiettivo del regolamento è quello di garantire prima di tutto il benessere dei cavalli e io ho sollecitato gli uffici preposti a mettere in pratica il regolamento». Il problema sarebbe soprattutto di competenze. L’indicazione dei percorsi da autorizzare alle botticelle, ovvero strade che per pendenza e tipologia di asfalto non gravano sul lavoro dei cavalli, era prevista al massimo entro ottobre. Eppure, nulla si è fatto, sembrerebbe per un problema di competenze e comunicazione con l’assessorato alla Mobilità. Un’indicazione che non dovrebbe tuttavia costituire particolari difficoltà. E su questo la stessa delibera non lascia dubbi: «È fatto obbligo ai titolari di licenza di svolgere l’attività nei percorsi protetti e negli orari autorizzati; i percorsi e le aree di sosta più adeguate sono individuati con provvedimento dirigenziale entro 90 giorni dall’approvazione del presente atto. Con medesimo provvedimento - continua la delibera - sono individuate le modalità di monitoraggio del servizio eventualmente tramite controllo satellitare». E se non risultasse abbastanza chiaro, la delibera incalza: «...è inibito il passaggio delle vetture pubbliche a trazione animale in strade non ritenute idonee e/o con pendenze eccessive indicate con apposito provvedimento dirigenziale». Ora, passi per il monitoraggio satellitare e per il microchip su tutti i cavalli (per i quali è prevista la dotazione ai vigili urbani dell’apposito strumento per la lettura), operazioni che richiedono certamente tempi di organizzazione più complessi, ma individuare i percorsi da autorizzare alle botticelle, così come realizzare il modello di targa da apporre sulla carrozza, il libretto di registrazione delle attività e le visite mediche per accertare l’idoneità del cavallo sono tutte promesse che sarebbero già dovute diventare realtà. E l’estate non è poi così lontana. SUSANNA NOVELLI(Il Tempo) |
| EXTRA - APPUNTI DI STILE- Braille News 6.2.10 | |
| La punizione peggiore per un adolescente indisciplinato? Obbligarlo ad ascoltare per due ore di seguito la musica di Mozart. È l’ultimo metodo educativo adottato Oltremanica dalla «West Park School» di Derby. Chi non raggiunge la sufficienza in condotta si becca il «polpettone» uditivo ogni venerdì dopo la scuola. Così, secondo i prof della scuola britannica, anche i più ribelli perderanno il vizio di disturbare le lezioni e parlare troppo in classe. Devono aver sentito parlare dell’ultima ricerca scientifica dell’università di Tel Aviv, i prof di Derby, secondo la quale Mozart avrebbe un effetto benefico sulla crescita dei bambini. La musica del grande compositore austriaco, dicono i ricercatori, rilassa, regala la calma e combatte lo stress. Vaglielo a spiegare a quei ragazzini esagitati, con la voglia di andare in estasi col rock o con l’ultima popstar mandata a palla nell’iPod, che quelle due ore di «supplizio» per le orecchie sono un toccasana!(Il Tempo) | |
| MARITO DISTRATTO LA PAGA CARA- Braille News 30.1.10 | |
| Mentre lui chiedeva il divorzio lei fuggiva dalla Puglia a Roma verso il suo recente amore e partoriva un figlio nato dalla nuova relazione. Il Tribunale assegnò allora, e la Cassazione conferma oggi, un assegno mensile di mantenimento di 500 euro per la moglie (in carica 30 mesi senza figli) che nel frattempo ha messo su casa con il padre del bambino. Un medico agiato. Nulla potrà cambiare la decisione dei giudici perché questa situazione era la stessa nel momento in cui il tribunale fissava l’ammontare del sostegno. Anche il marito era agiato. Ed era anche molto distratto. Non è valsa, per i giudici, la giustificazione che lui non s’occupava della moglie mentre ella diventava ex.
Quel suo voler cancellare le scelte di lei gliela faranno ricordare per tutta la vita. La legge non ammette ignoranza, l’assunto è stato rispettato più che alla lettera. Ed è per questo che la sentenza fa riflettere su un punto, si potrebbe dire, più esteso. La distrazione che, stavolta, costa 500 euro al mese per sempre, ha un prezzo assai più esoso. Sta alla base di quasi tutti i ripensamenti amorosi. È il \"reato\" evocato soprattutto dalle donne nei confronti del coniuge di cui anche gli uomini cominciano a provare l’amarezza. Mariti distratti, mogli annoiate. Mogli distratte, mariti oppressi dalla solitudine. Va così troppe volte. Ora la Cassazione dice che rimanere all’oscuro di accadimenti importanti della \"dolce metà\" può costare caro. Un precedente pericolosissimo.
ANNA FIORINO(Il Tempo)
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| MEDICINA – Braille News 23.1.10 | |
CARIE, ADDIO TRAPANO. ARRIVANO RAGGI AL PLASMA Nel giro di 3-5 anni le carie si cureranno con un getto di plasma, ossia con lampi di gas plasma freddo che, spruzzato nella carie, ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina il tessuto infetto senza danneggiare il dente. La soluzione rivoluzionaria è dell\'equipe di Stefan Rupf dell\'università Saarland ad Amburgo. Secondo quanto riferito sul Journal of Medical Microbiology, i lampi di plasma sono in grado di ridurre di 10 mila volte la concentrazione di batteri dentali in pochi secondi. Oggi per rimuovere le carie, il risultato di un\'infezione batterica che corrode smalto e dentina, si agisce con il trapano, rimuovendo il tessuto infetto e quindi intaccando l\'integrità del dente. Il "gas plasma" consiste di una nube reattiva di particelle cariche elettricamente (radicali liberi) prodotta dall\'azione di un forte campo elettromagnetico su acqua ossigenata vaporizzata. Oggi è già in uso per la sterilizzazione di strumenti chirurgici sensibili al calore poiché la temperatura di questo processo con il plasma non supera i 50 gradi. Il plasma usato dai ricercatori tedeschi è un plasma freddo e indolore; gli esperti lo hanno testato su dentina estratta da denti umani e "cariata" dai due principali batteri della carie. Gli esperti hanno bombardato i denti in provetta per 6, 12 o 18 secondi e visto che ciò basta ad eliminare il tessuto infetto. Più a lungo il dente è esposto al getto di plasma maggiore è la densità di batteri eliminata. «Grazie alla bassa temperatura si possono uccidere i microbi preservando i denti», spiega Rupf. In questo modo totalmente privo di contatto fisico col dente stesso, il sorriso è al sicuro e la seduta dal dentista cessa di essere un incubo. Sulla stessa scia un\'altra scoperta dello scorso anno. Un\'equipe di scienziati del Leeds Dental Institute ha scoperto una proteina che permette di riparare i buchi sulla superficie smaltata dei denti in maniera naturale, "attirandò i minerali che formano lo smalto nello stesso modo in cui il corpo crea i denti. La nuova proteina potrebbe essere utilizzata anche per riempire i piccoli buchi sullo smalto dei denti che li rendono sensibili al caldo e al freddo. Solo un italiano su 10 può vantare una bocca veramente sana, senza neanche una carie o una infiammazione. Il Nord è più sano, seguito dal Centro. Quasi il 60% degli individui di età compresa tra i 13 ed i 18 anni ha già avuto almeno una lesione cariosa. (Il Tempo) | |
| APPUNTI DI STILE Braille News 16.1.2010 | |
Tempi duri per chi ha ancora una visione «romantica» del mondo. Dove l’uomo resiste stoicamente all’invasione della macchina. I dati delle vendite natalizie parlano chiaro: tra gli oggetti high tech più venduti c’è il personal trainer virtuale. Piazzi una telecamere sopra alla tua tv, attivi il videogioco e ti dicono quanto devi pesare e quali esercizi devi fare per avere il fisico di una modella. Con buona pace dei titolari delle palestre, l’attività fisica si fa nel salotto di casa in un «corpo a corpo» con la tecnologia. Rapporti umani ridotti allo zero. Tralasciando poi tutto il discorso social network, dove l’amicizia è via computer (strette di mano, abbracci, baci, sguardi di complicità sostituiti da una tastiera), il colpo di grazia arriva con l’ultima notizia: il body scanner che negli aeroporti sta per arrivare ma che la moda italiana ha già messo all’opera. Addio alle sarte, quindi, e all’occhio professionale dello stilista. A prendere le misure e al controllo di qualità nell’alta moda ci pensa un aggeggio che scansiona il cliente e in 4 secondi crea un avatar virtuale. A Valentino è già venuta la pelle d’oca. KATIA PERRINI(Il Tempo) | |
| MEDICINA FACILE COME IL TEST DEL DNA Braille News 16.1.2010 | |
È finalmente a disposizione di tutti gli italiani, negli studi dei medici di famiglia, dall’inizio di quest’anno, un innovativo servizio, di analisi e consulenza genomica, basato su test del Dna, indirizzato inizialmente alla valutazione del rischio nell’area cardiovascolare, del diabete, dell’osteoporosi e delle principali malattie degenerative. Questo servizio è a disposizione del medico di medicina generale, fondamentale referente per le famiglie, che grazie a un semplice e immediato tampone salivare sarà in grado di trasmettere il reperto genetico del paziente ai laboratori fiorentini GenHealth per le relative analisi. In tempi brevi questi restituiranno al medico stesso, attraverso la consulenza di un pool di specialisti operanti in diversi settori, i referti, mettendolo in condizione di indirizzare il paziente verso una corretta profilassi mirata alle potenziali patologie evidenziate. Il dott. Claudio Cricelli Presidente della SIMG, il braccio scientifico dei medici di famiglia, spiega: «il referto indicherà una percentuale obiettiva di rischio o di protezione nei confronti delle malattie in esame e consentirà ai pazienti di prendere le opportune precauzioni, assumendo uno stile di vita consono e un’alimentazione adeguata, oltre alle necessarie azioni di prevenzione (esami diagnostici personalizzati, check up, supplementi nutrizionali)». A tutela del servizio, un board scientifico di grande prestigio con la presenza oltre che di Cricelli e Novelli, di Giovanni Scapagnini Professore di Biochimica, Università del Molise, e Michele Carruba, Professore di Farmacologia dell’Università di Milano. Secondo Giuseppe Novelli preside della facoltà di medicina dell’Università di Tor Vergata «La "genomica" è la disciplina nata alla fine degli anni ’70 che sviluppa l’analisi del genoma degli esseri viventi; laboratori dotati di apparecchiature altamente sofisticate, sono in grado adesso di analizzare l’intero patrimonio genetico, decodificandone il Dna, il "manuale delle istruzioni" di ogni individuo. Il Dna, identico al 99,9% in tutti gli esseri umani, contiene alcune alterazioni che caratterizzano l’individuo. Alcune di queste predispongono la persona a soffrire di determinate malattie. La fase diagnostica del servizio myGeneSis verte proprio sull’individuazione di queste alterazioni denominate "SNP" (Polimorfismi a Singolo Nucleotide). Il test presenta quindi risultati sostanzialmente infallibili, evidenziati attraverso percentuali di probabilità individuale di predisposizione alle diverse patologie». Si apre dunque la possibilità di mettere in atto una prevenzione efficace, attivabile teoricamente fin dai primi anni di età. Questo nuovo sistema rappresenta, sicuramente, il mezzo più efficace per migliorare la propria aspettativa di vita. Possiamo aggiungere che il medico di Medicina generale ha anche a disposizione la possibilità di utilizzare per i suoi pazienti integratori alimentari innovativi, da affiancare alle analisi genetiche, per migliorare la qualità della vita del paziente. Una prevenzione lo ripetiamo ancora, ancora più avanzata perché rivolta soprattutto alle persone che possono trovarsi in situazione critica in un futuro non proprio immediato. Se possiamo azzardare una conclusione (forse senza termini scientifici ma sicuramente più comprensibile) adesso siamo in grado di sperare in una medicina non più diretta soltanto ai malati con patologie evidenti e conclamate, ma anche indicata e consigliata, soprattutto, per le persone che, in altri tempi, avremmo definito sane. E questo costituisce uno straordinario passo in avanti, non solo per i singoli, ma per tutta la società. GIANCARLO CALZOLARI(Il Tempo) | |